Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                     

 FAVOLE E 
 POESIE
D'ACQUA
G. Lorca - Mattino 
Federica Dato
Rosetta e Spiritello

 

 

Africa nera: pagine di un diario

Evasioni e piccole storie, scritte in Benin da Mario Rumi, e raccolte nel suo libro "Manuel il mio Tuareg.

BENIN:



Un cielo pallido, un sole bianco, una terra rossa, un mantello verde, attraversato da un fiume che porta acqua alla laguna.

In ricordo di Eve, mio "silenzioso"compagno di viaggio, nelle "terre di missione".



Ciao ragazzo dai capelli argentati, dagli occhi azzurri, dal perenne sorriso dolce e malinconico.
Sei partito senza di noi per un meraviglioso viaggio sopra i cieli dell'Africa e dell'India. I nostri cieli,colmi di stelle e di lune ammaliatrici, che scrutavamo da un angolo discreto delle missioni, quando tutti dormivano e noi ci appartavamo, per le nostre pacate discussioni, per fumare un beedie, per bere un bicchierino di soda-by.
Zinvié, Abomey, Davougon, Ouagadougou, Sogakope, in Africa. Bangalore, Ciungakunnu,Tariode, Eluru, Madras, in India. 
Quanti ricordi, quante fatiche! Da missione a missione, sempre stretti in macchina per mancanza di spazio, quanti chilometri abbiamo percorso assieme sulle piste polverose di terra rossa ? E...i treni in India ? 
Ci sei stato compagno e maestro in quelle povere terre A tutti regalavi un tuo sorriso. I bambini ti si stringevano al corpo per non lasciarti andar via. Sei sempre stato parco di parole, ma ricco di azioni. Così ti ricordo, piccolo grande Uomo.
Sei partito senza di noi, ma noi siamo qui ad aspettarti. Torna presto, caro ragazzo dai capelli argentati, dagli occhi azzurri, dal sorriso dolce e malinconico. C'è sempre un angolo appartato in una missione per ritrovarci con Mariella, Dolores, Maria e Franco, per fumare un beedie e bere un bicchierino di soda-by. Per parlare di cose nostre, sotto la volta celeste dei Pascoli del Cieli. Ciao e...buon viaggio.
Mario

TATA SOMBA'

*Manuel, il giorno dopo, salì nella sua casa in Cielo per annunciare a Falco che si sarebbe assentato per un po' di tempo. "Vado con i miei" gli disse. "Sono diretti a Niamey, poi scenderanno a sud nel Sahel e nei Paesi del Golfo di Guinea."
"Sono al corrente anch'io." gli rispose Falco. I tuoi genitori hanno raggiunto il loro agognato orizzonte, ma non si fermeranno lì. Ora, nella ritrovata serenità, andranno oltre. Hanno il desiderio di offrire ai bisognosi il loro aiuto e tu sarai sempre con loro, nel loro cuore più che mai."
Anch'io vi seguirò dai Pascoli del Cielo. É così bello stare con voi. Ora va, "sommo poeta". Cosa tieni nascosto sotto l'ala ? "Oh, niente di importante" gli rispose Manuel." " Un pensiero che ho scritto per i miei cari":

Una pista in Africa



Ciao Mamma. Ciao Papà.
C'è una pista che parte da qui e attraversa tutta l'Africa. Talvolta è nera, come l'asfalto o i sassi dei reg; o dorata come le sabbie delle dune; o rossa come la terra della savana e della brousse. Sale lungo i fianchi delle montagne e dei vulcani spenti; attraversa gli asciutti uadi e le profonde gole; passa per centri affollati, per nascosti villaggi, nudi deserti, verdeggianti pianure e grandi foreste. 


A tratti è scorrevole come gli anni della gioventù; in altri mostra l'usura del tempo della vecchiaia. 

Sembra non aver fine. Ha visto, e vedrà, tutte le albe e i tramonti del creato.
C'è una pista che attraversa tutta l'Africa. È nera, dorata e rossa.
Ci sono altre cose che vorrei mostrarvi. C'è tanta gente che vorrei farvi conoscere. 
Andiamo per primo nell'Atakora* dove ho comperato una Tata-Sombà*

"Questa sì che è bella." disse Falco. "Mi hai tenuto all'oscuro di tutto e ti sei preso pure una casa in terra. Fidati degli amici!" "Non fare lo gnorri!" gli rispose Manuel. "Tu vedi e sai tutto. Sai bene che la mia era un'allegoria poetica e l'hai capita benissimo. 
Non sarai diventato forse geloso dei miei cari?"

Atakora - regione a nord del Benin, confinante con il Burkina Faso
Tata-Sombà - sono le uniche abitazioni in bancò a due piani esistenti in tutta l'Africa. Nella favola ha la valenza di una casa in terra e di una in cielo.


ABOMEY - ORPHELINAT "SAINT ENFANT JESUS:

Jeanne D'Arc



Cara Dolores.
Ti ho vista stringerla al petto come fosse Bea.
Ti ho vista donarle una carezza, un bacio. Il tuo amore di mamma.
Ti ho vista felice volgere lo sguardo al Cielo e chiedere a Manuel:
"Ti piace la tua nuova sorellina? Si chiama Giovanna D'Arco."
Che bel nome!

SEDJE - DISPENSARIO NELLA BROUSSE DELLE SUORE CAMILLIANE

Una vita per dodicimila lire


Caro Manuel, quante prove ho vissuto con la mamma in questo lembo d'Africa. Ritorno a casa temprato, con tanta ricchezza nel cuore. Mi sarà difficile ritornare al solito quotidiano. Lo provavi anche tu quando ritornavi da un viaggio tra gente e usanze diverse dalle nostre.
Dimmi, come posso raccontare agli altri che oggi un padre, al dispensario di Sedje, non aveva soldi sufficienti per portare all'ospedale il figlio in fin di vita e doveva, pertanto, riportarlo a casa a morire? Sai cosa abbiamo pagato io e Eve quella vita ? "Dodicimila lire" 
Come posso ? Una vita di un bimbo per sole dodicimila lire!

CENTRE ANTILEPRE "ST. JOSEPH" DI DAVOUGON

Padre Bernard

...viene il momento in cui l'adorazione di Dio non sarà più legata
a questo Monte e a Gerusalemme... (Giovanni 4,22)

Ho visto i tuoi piedi nudi sulla terra rossa del lebbrosario, come radici d'albero salde nella dura terra.
Ho visto le tue mani aperte nel gesto del dono, come acqua pura che sgorga dalla roccia.
Ho visto il tuo volto radioso sorridere ai lebbrosi, come luce del Signore che illumina l'animo dei sofferenti.

Una bambina di nome "Angelo"



Papà vieni. Voglio farti conoscere una bimba meravigliosa. Ha poco tempo da stare con voi, poi verrà in Cielo con me.
Le stampelle che porta sono le sue ali. Il suo sorriso: il più bel dono per l'umanità.

Girotondo



"Vieni Angelo. Appoggia le tue stampelle per terra.
Vieni con noi a fare il girotondo."
Girotondo, casca il mondo, casca la terra.
Tutu Tutu Tutu.
Oggi ho capito che la mia casa è il mondo.

Il ritorno di Mosé al suo villaggio

Ieri, Enzo ha donato il suo sangue a Mosé per pochi giorni ancora di vita.
Oggi, gli ha prestato le ultime cure per rigenerarlo. Gli ha donato il suo abito più bello e la sua borraccia colma d'acqua per calmare i morsi dell'arsura. Gli ha donato il suo sorriso per un attimo di felicità e d'amicizia, poi siamo partiti con lui, alla ricerca del suo villaggio sperduto nella brousse
Al villaggio, c'erano i familiari di Mosé che l'aspettavano. Il tam-tam della brousse aveva riportato la notizia del suo imminente arrivo.
Entrati nella sua capanna, ci siamo seduti in circolo sulle stuoie adagiate al suolo e bevuto l'acqua offerta per ospitalità dai suoi genitori. Poi, unite le nostre mani a forma di catena, abbiamo recitato assieme una preghiera, nell'attesa che egli risorga a nuova vita, nella Città della Luce.


ZINVIÉ - MISSIONE SUORE CAMILLIANE

L'ora del tramonto


"Era già l'ora che volge il disìo ai naviganti e'ntenerisce il core."
(Dante - Purgatorio C. VIII)

Caro Manuel, mentre sale in Cielo il canto del vespro, guardo le grandi foglie delle palme mosse dal vento della sera. Mi prende la nostalgia e mi assale un ricordo. E' la stessa ora del tramonto. Siamo seduti con Bea e mamma sui gradini del portale dell'Abazia di Piona. 
Vedo la nostra casetta di Domaso e nel lago i riflessi colorati dei nostri monti. Lontano, un battello si dirige verso Como.
Ora, in questo fazzoletto di terra africana, ricoperto dal verde della brousse e di grandi palme che si stagliano nere nel cielo, ricordo gli anni felici trascorsi assieme. Commosso, ascolto il canto del vespro che piano piano, si perde tra i canneti della vicina laguna. Ti vedo felice assieme a noi e ti abbraccio forte forte. Un bacio, papà

OUIDAH - GOLFO DI GUINEA "LA COSTA DEGLI SCHIAVI" 

Riflessione sulla "Porta del non ritorno".

Sono appoggiato allo scafo di una vecchia piroga sulla spiaggia di Ouidah. Davanti a me le onde dell'Oceano Atlantico si infrangono contro muraglioni di sabbia gialla. Penso alle navi negriere che partivano da questo posto con il loro carico umano di schiavi, stivati come animali nelle pance delle loro stive. Direzione: le Americhe. A poche centinaia di metri dal posto in cui mi trovo, l'UNESCO ha eretto su questa spiaggia il monumento titolato "La porta del non ritorno" a imperitura memoria di quei misfatti. 
Se ben ricordo, la tratta dei negri iniziò, nell'interno dell'Africa, attorno al 1400; il loro trasferimento oltre oceano iniziò attorno al 1500. La tratta fu abolita nelle colonie inglesi nel 1800. A tutt'oggi, però, è nuovamente in uso in Sudan, dove i nuovi schiavi vengono tradotti, con gli stessi disumani trattamenti di un tempo, verso paesi arabi del vicino Oriente. 
Alle mie spalle c'è l'ultima testimonianza di quei tempi: una casa coloniale, dove venivano battute le aste per gli schiavi prima di imbarcali sulle navi dell'orrore. 
I dati sono discordanti, ma i più, asseriscono che ottanta milioni di schiavi tradotti nelle Americhe, non hanno fatto più ritorno nelle loro terre natali...
Che ci faccio qui?

La vecchia di Wawata 
(piccola storia scritta dopo la riflessione fatta sulla "Porta del non ritorno" a Ouidah)



A Wawata, c'è una vecchia che non può morire perché deve raccontare ai bimbi del villaggio, appena diventano adolescenti, la sua storia. 
"Avevo sei anni quando vennero gli uomini dal volto bianco. Entrarono nella capanna e per primo presero mio fratello, tradito dalla curiosità di vedere uomini che non aveva mai visto prima. Gli legarono le mani dietro alla schiena con un pezzo di corda e lo trascinarono via. Non lo rividi mai più! Tre di loro assalirono mio padre. Gli legarono mani e piedi, lo fecero inginocchiare e lo costrinsero a guardarli mentre violentavano mia madre. Mia madre era molto bella, proveniva dalla tribù degli Yoruba ed era ancora giovane. Dalla sua bocca non uscì un lamento, solo una fievole invocazione a Orica, il nostro Dio, per liberarle l'anima e renderle il corpo sterile. Poi li spinsero fuori dalla capanna e li portarono via. Mio padre legato, mia madre senza lacci perché non aveva più la forza per reggersi. Non li rividi mai più!

Nella lurida bramosia di possedere mia madre non si accorsero di me. Ammutolita, con il fiato sospeso, rimasi nascosta nella capanna. Mi ritrovò un vecchio del villaggio. Mi porse una carezza in segno di protezione poi mi disse: "Vieni con me, non mi hanno voluto perché sono troppo vecchio. Nascondiamoci nella foresta. Non voglio che di portino via. Tu devi restare con noi, per raccontare ai ragazzi del villaggio, la tua storia, per non dimenticare ciò che hanno fatto gli uomini bianchi venuti da lontano, finché riscatto sarà."

Riscatto
(piccola storia scritta dopo la riflessione fatta sulla "Porta del non ritorno" a Ouidah)



"Il mio corpo, ora senza prezzo, giace abbandonato sotto un cumulo di sassi ricoperto dai rovi, oltre l'oceano, dove da ragazzo mi portarono incatenato per vendermi schiavo. Vissi tutta la mia vita deriso, frustato, senza una donna d'amare, la consolazione di un figlio, la compagnia di un cane. Coloro che strapparono il mio corpo dalle radici non sanno, però, che la mia anima fuggì libera dalle sbarre delle prigioni, dalle maglie delle catene, dai cani e dai fucili dei padroni, per ritornare nella mia terra, nel corpo degli animali, degli uccelli, delle piante, nelle acque della laguna, nel grembo delle giovani donne per fecondarle, nel cuore dei giovani uomini per incitarli alla lotta, nel cuore dei vecchi e dei bambini, custodi della nostra memoria, in terra e nella Città della Luce, finché riscatto sarà."

ZINVIE'

Dialogo con un venditore di benzina



Cara Bea
Un giorno feci una visita a Germain, un anziano venditore di benzina di Zinvié. Stava seduto al suo solito posto sul margine della pista che sale a nord, poco distante dalla missione. L'ombra di un mango lo riparava dai raggi del sole. Davanti a se due bottiglioni di benzina posati sopra un traballante tavolino di legno. Suoi potenziali clienti i motociclisti che effettuano il servizio di moto taxi nella brousse. 
M'informai della sua salute, di quella delle sue mogli e non chiesi nulla per quella dei figli perché manco lui sapeva quanti ne aveva messo al mondo. Mi rispose che tutto andava bene e volle, a sua volta, sapere come stavo io e miei familiari. Gli risposi che stavamo tutti bene e sedetti accanto a lui all'ombra del mango.

Come vanno gli affari Germain?

Al solito. Oggi è giorno di mercato a Zinviè. Venderò qualcosa questa sera quando la gente ritorna al villaggio. Tu non vai al mercato?
Aspetto il resto della compagnia, poi faremo una capatina per vedere se c'è qualcosa di nuovo.
Cosa vuoi trovare di nuovo? Troverai le solite cose. Sono sempre le stesse perché non abbiamo bisogno di novità per campare.

Germain, quando vai a Cotonou e vedi tanti cambiamenti non pensi che un giorno possa cambiare anche la vita nella brousse?

Non penso proprio. La vita di Cotonou assomiglia alla vostra, quella che mi racconti tu. La nostra vita, la nostra storia, i nostri timori e le nostre speranze sono quelle di sempre che ci tramandiamo di padre in figlio per rimanere ancorati alle nostre radici, alle nostre origini, che sono le origini dell'uomo, nato qui in questa meravigliosa e misteriosa terra.

Sono convinto che un giorno qualcosa cambierà anche in voi.

Spero proprio che ciò non avvenga! Perché dobbiamo copiare e prendere le vostre abitudini ? 
Tu mi hai affermato che vivete in spazi sempre più stretti; che le vostre case salgono a toccare il cielo. I nostri spazi, invece, sono infiniti; le capanne, le stesse di sempre.
So pure che vi parlate con strani apparecchi e nessuno può sentire la vostra voce perché corre protetta attraverso fili invisibili. Noi, invece, ci parliamo con la voce del tamburo e tutta la gente la può udire.
Tu misuri il tempo con quello strumento che porti al polso. Io lo misuro con l'aurora e il tramonto.
Tu hai paura del dolore e della morte. Io so accettarli e affido il mio destino ai nostri antenati in Cielo. 
Il vostro vivere è frenetico. Noi facciamo la vita di sempre.
I tuoi capelli sono fini, i miei crespi. La tua pelle è bianca, la mia nera. Una cosa sola abbiamo in comune: il colore rosso del sangue e questa basta. 

Sai Germain, molte volte, penso anch'io che sia giusto così. Che l'uomo debba condurre un'esistenza migliore, senza frenesie, senza miraggi di grossi guadagni. Una vita normale regolata con il tuo orologio, dove sia possibile trovare ancora uno spazio per dialogare, per sorridere, per... 

Perché non la fate? Perché non prendete il nostro esempio? Ci vuole così poco!
Osserva la vita nei nostri villaggi. Non troverai sporcizia né rifiuti attorno alle capanne perché non abbiamo nulla da buttare perché ci accontentiamo di quello ci offre la natura. Nelle capanne delle scuole vedrai serenità e gioia negli alunni. Osserva il loro sguardo ardito e capirai tante cose. Guarda i bambini e la semplicità dei loro giocattoli. Bastano poche cose per renderli felici. Osserva le persone che animano i nostri mercati. Gran parte di loro vive di piccoli guadagni vendendo prodotti del nostro artigianato o con il commercio di cose indispensabili per il nostro vivere. Osserva le piccole manciate di peperoncini posate a circolo sulle stuoie delle donne della brousse e capirai l'amore che abbiamo per i prodotti della nostra terra. Anche le bottiglie vuote sono per noi un bene prezioso e, con due scatole vuote di sardine, saldate tra loro, facciamo una lampada a petrolio. Al mercato vedrai un sarto cucire stoffe colorate per le nostre donne. Osserva il loro portamento, la fierezza dei loro volti, le loro pettinature modellate con la forma dei fiori della brousse o i turbanti sgargianti adagiati sulle loro teste. Sono le nostre regine. Le regine d'Africa che portano un bimbo sulla schiena, emissario dei nostri antenati, la continuità della nostra vita, della nostra storia." 
Osserva mon ami, osserva tutto quello che ti sta attorno, e capirai da solo perché non vogliamo cambiare.
Arrivano i tuoi amici. Allora andate al mercato?

Penso proprio di sì
. E' nel programma. E noi senza programma non sappiamo muoverci. La nostra vita è tutta programmata e non lasciamo mai nulla al caso. Viviamo come gli zombi e vogliamo cambiare gli altri!

Gli zombi? E' la prima volta che me ne parli! Li conosco bene, noi li chiamiamo <révenants> i morti resuscitati. Chi li tocca, muore! Fanno parte dei nostri riti <Vodu>. Cosa fanno da voi?

Nulla! Vivono tra noi come morti!
A la prochaines fois Germain A la prochaines... 
A la prochaines fois Mariò...

 


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