Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                      

 FAVOLE E 
 POESIE
D'ACQUA
G. Lorca - Mattino 
Federica Dato
Rosetta e Spiritello

 

 

Federica Dato

A Mario, ché 200 pozzi in fondo son più di questo                                          

I bambini hanno sempre un punto di vista diverso, non fosse altro che glielo impone la statura. E se sei un bambino, credetemi, Mario Rumi pare essere un enorme gigante dalla chioma bianca, il verbo lento e la mano infinita. Il sorriso gentile, poi, lo condivide con sua moglie Dolores. Belli son belli tutti e due e questo non è un dettaglio neppure nel mondo dei grandi. I ricordi si miscelano, sfumano in una cagnolina che trotterella per qualche tempo nel loro giardino lipomese, in sedute di yoga e una quantità indefinita di gioielli africani. Quelli sì che per chi, alto come un carciofo, le mani le caccerebbe persino nella presa della corrente, son roba irresistibile. In più di un’occasione hanno conosciuto, i gioielli africani, l’impatto rovinoso con il pavimento di un salotto circondato dal verde e facile da trasformare in fortino con i cuscini dei divani. Mario e Dolores lasciavano fare a me come probabilmente han lasciato fare a qualsiasi esserino di meno d’un metro sia passato tra quelle stanze.

I miei regali affettuosi per loro, carichi di fatica, erano gran disegni. Mario allora fumava e una cosa l’avevo chiara: il fumo fa male. A Dolores indirizzavo perciò pagine variopinte e sempre diverse. Mario per anni ha tollerato fotogrammi pastellati da un’ormai ex salutista: lui ritratto con la sigaretta in mano sotto la scritta “il fumo fa male”. Avessero chiesto a un bambino, probabilmente il Ministero della Salute avrebbe partorito parecchio prima l’idea di scrivere sui pacchetti alla nicotina “il fumo uccide”. Di loro ricordo anche un’altra cosa, quella che poi ha segnato parte della mia educazione civica. Di loro ricordo la capacità di raccontare la sete e le difficoltà di bimbi scuri, simili eppure lontani ai piccini occidentali. Ricordo diapositive e voci di studenti delle elementari accavallarsi nel leggere il tema intitolato al pozzo che verrà. Ricordo che a meno di sei anni conoscevo il volto di Manuel, il ragazzo bello da matti che dà il nome a un progetto immenso come la vita di interi villaggi. Lo conoscevo grazie a una fotografia in bianco e nero e ai racconti di una madre segnata, quella che aveva perso un figlio e che non s’è arresa alla morte. La donna che con Mario ha scelto che la perdita dovesse perlomeno divenire speranza. E cosa più dell’acqua, cosa più della vita che quasta porta con sé? Consegnare un pozzo a qualcuno, in Africa, duecento per la precisione, significa consegnargli l’autorizzazione al futuro, il via libera per il futuro. E questo l’ho imparato che ero piccina. E questo qualcuno me l’ha insegnato. E forse non c’è ringraziamento capace d’essere abbastanza.

Corso di Yoga bambini a cura della Sig.ra Dolores




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