Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                     

 SAHARA

 

 

Tombouctou la misteriosa

TOMBOUCTOU LA CITTÀ MISTERIOSA

Tratto da: Sahara, diecimila anni di storia, a cura di Beatrice e Mario Rumi.
Edizione a cura dell'Associazione Manuel Rumi Onlus - anno 2000.

Si ringraziano:

La Biblioteca di Tombouctou (Mali) per il permesso accordato di pubblicare integralmente il fascicolo Tombouctou la città misteriosa. Tombouctou la mystérieuse - sa fondation, a cura di Salem Ould Elhadj, Tombouctou,1998.

Gabriella Collina per la traduzione dal francese del fascicolo, edito dalla biblioteca di Tombouctou. 

LE ORIGINI E LA STORIA DI TOMBOUCTOU

Le note contraddistinte da un asterisco sono del traduttore




TOMBOUCTOU: Questa città così famosa ebbe tuttavia origini molto modeste fra il mondo bianco e il mondo nero alla fine del X secolo.
Storici, filosofi, poeti e giornalisti sfoggiano entusiasmo, ricerche e immaginazione per spiegare l'origine della città delle sabbie.
All'inizio, alcuni Tuareg Imagcharen vivevano come nomadi fra Araouane (Arawan)1 a nord e il fiume Niger a sud. Durante la stagione secca, quando l'erba diventava rara, scendevano nella zona più erbosa attorno al fiume per far pascolare gli animali. Si accampavano sulle dune di Amadia non lontano dal Niger, e lì restavano per tutto il periodo del grande caldo. Verso la metà di luglio, all'inizio della stagione delle piogge, risalivano al nord.
Sfortunatamente quella zona verdeggiante del fiume era umida, infestata da zanzare e da ogni sorta di insetti, e anche il luogo privilegiato dei rospi con il loro assordante gracchiare. Inoltre, durante l'abbassamento delle acque, le terre emerse sprigionavano un odore fetido, irrespirabile, cosicché anche se Amadia era adatta all'allevamento, non era però salubre per gli uomini del deserto abituati ai grandi spazi e all'aria pura. Finirono allora per cercare un altro posto favorevole e più conveniente per la loro salute.
Così, secondo Abderhamane Es-Sadi l'autore di Tarikh es-Soudan, verso al fine del V secolo dell'egira (1100 d.C.) si ritirarono un po' più a nord dove in seguito sorgerà Tombouctou. In questo luogo, che durante le piene era unito al Niger da un braccio di terra, i Tuareg si stabilirono attorno a un pozzo che divenne poi un accampamento provvisorio. Durante la transumanza verso il grande nord, lasciavano lì tutti i loro bagagli ingombranti, che venivano custoditi da una vecchia schiava di nome Bouctou e da alcuni validi giovani. Questo luogo, alle porte del deserto, divenne sempre più importante, e quando agli allevatori che volevano recarsi a quel pozzo veniva chiesto dove andavano, essi rispondevano a Tim-Bouctou: Tim (in dialetto tamacheq) vuol dire luogo e Bouctou era il nome della vecchia.
Alcuni storici pensavano anche che Tombouctou volesse dire donna dal grosso ombelico, riferendosi alla schiava Bouctou; altri invece ritenevano che, essendo la località sabbiosa, Tombouctou indicasse le cavità che si trovano fra le dune della sabbia.
In seguito, questa parola si trasformò attraverso gli anni e diventò Timbuktu per gli inglesi, Tombouctou per i francesi e per gli abitanti del posto2.
Ma secondo Klamaye Ag Mohamed Almoubareck, un vecchio marabutto centenario e maggiorente del rispettabile quartiere di Belléfarandi, i primi abitanti di Tombouctou erano di razza nera. La prima abitante, prima degli Imagcrharen, era Bouctou, che si chiamava in realtà Agaïchatou Tin-Atouboutoute, ossia la donna dal grosso ombelico in dialetto tamacheq. Lei era una Songhay, originaria di Khaïragho località che si trova ad est della città di Gourma Rharous. 

Un giorno, mentre era al pascolo con le pecore, si punse con una grossa spina di dattero selvatico. Cercò di togliersela mentre le pecore continuavano a brucare seguendo la strada, e solo verso il crepuscolo riuscì nel suo intento, ma le pecore erano ormai molto lontane. Si precipitò a cercarle e dopo due giorni si trovò sulle rive di uno stagno dove riconobbe una parte dei suoi animali.
Secondo il nostro marabutto, lo stagno non era altro che Tacaboundou, a una cinquantina di metri dalla celebre moschea di Sankoré. La palude si trovava in mezzo alla foresta e, poiché tutte le acque pluviali dei dintorni vi si radunano, era una zona molto fertile.
Bouctou, disorientata, decise di installarsi nei pressi dello stagno, probabilmente a Tombouctou Koi Batouma. Lì, gli animali trovavano erba in abbondanza e, in quel posto ideale, Bouctou viveva di frutti selvatici e del latte delle sue bestie.
Bouctou era l'unica femmina di sette figli. La sua famiglia, non avendo più sue notizie da parecchi mesi, mandò il fratello maggiore Boutaghla a cercarla. Durante il viaggio, lui colse un grosso frutto sconosciuto, lo aprì e lo assaggiò; era delizioso, pieno di piccoli semi, di cui portò una parte con sé: era l'anguria. Dopo mille difficoltà, Boutaghla arrivò sulle rive del Tacaboundou, cercò la sorella e la trovò. I due fratelli, felici di ritrovarsi, piansero di gioia. Boutaghla offrì il resto dell'anguria alla sorellina, che la mangiò sputandone i semi per terra. Dopo alcuni giorni, il ragazzo voleva tornare con la sorella in famiglia ad est di Gourma Rharous, ma lei, che aveva cominciato ad apprezzare il fascino della campagna, si rifiutò di seguirlo, riteneva infatti che quel luogo fosse ideale per l'allevamento per la presenza dell'acqua e dell'abbondante erba. Lui, allora, ritornò da solo dai genitori. Dopo qualche mese si sposò e ritornò dalla sorella con la moglie; costatò con piacere che i semi erano attecchiti e che avevano prodotto delle buonissime angurie. Gli animali, da parte loro, si erano moltiplicati ogni anno di più. Latte, burro, carne e formaggio non mancavano a Tacaboundou. Con negli occhi questo paradiso terrestre, Boutaghla ritornò a Khaïragho e, usando tutta la sua diplomazia, riuscì a riportare con sé i cinque fratelli rimasti orfani, e tutti seppero coltivare la terra con saggezza sfruttando completamente l'anguria. Persino con i semi riuscirono a preparare un ottimo cibo chiamato ikamayané, una specie di tô. I sei fratelli e le due donne impiantarono un accampamento costruendo delle capanne e i viaggiatori si fermavano presso Bouctou.
Fra costoro i più numerosi erano gli Imagcharen (Tuareg), che arrivavano in quella zona per il pascolo; costoro erano così numerosi che Bouctou e la sua famiglia finirono col perdere il loro dialetto d'origine, il songhay, a vantaggio del tamacheq.
La città divenne sempre più importante popolandosi di uomini e donne provenienti da ogni parte. I ricchi commercianti vi costruirono case, ma Bouctou, i suoi nobili fratelli e i loro discendenti non vollero mai abbandonare le capanne. Anche alcuni schiavi, soprattutto quelli catturati dall'imperatore songhay Sonni Ali Ber, andarono a vivere in quel quartiere. Ma, a mano a mano che le costruzioni in banco (impasto di paglia e fango) si moltiplicavano, le capanne diminuivano cedendo il posto a quel nuovo tipo di abitazioni.
Dal centro della città, i nobili discendenti di Bouctou si trasferirono a Belléfarandi, un grosso 
quartiere ad est di Tombouctou. Quel posto oggi porta il nome significativo di Amazah, che significa "luogo in cui vivono i fratelli". A causa dei continui incendi a partire dal 1946-47, l'amministrazione coloniale ha lottizzato Abaradjou e Belléfarandi obbligando gli abitanti di questi due quartieri, con le buone o con le cattive, a costruire solo in banco.
La maggior parte di coloro che vivono oggi a Belléfarandi sono i discendenti del fratello maggiore di Bouctou, ossia Boutaghla Wanghanghane Ag Boutagha Ag Taridar Ag Bikiya. Sono sempre stati liberi e ancora oggi coltivano l'anguria nel letto dell'antico canale ad est di Tombouctou o sulle dune di sabbia che circondano la città.
Questo nomade accampamento di Bouctou si ingrandì e a poco a poco divenne importante. Ma secondo il Professore Sékéné Mody Sissoko lungo il letto del fiume abitavano anche degli agricoltori e dei pescatori sedentari che vivevano in perfetta simbiosi con i Tuareg. Questi negri avrebbero formato il primo nucleo di Tombouctou.
Per capire però lo sviluppo di questa città, bisogna situarla nell'insieme sudano saheliano o persino nord africano. Infatti in questo periodo a nord ovest (Mauritania) Ghana e Aoudaghost, due città molto importanti, avevano rapporti con il Marocco attraverso Sidjilmessa*3. Le carovane che commerciavano in quei luoghi lungo l'asse occidentale portavano verso le vallate del Sénégal e del Niger non solo il sale di Teghazza (antico nome -Teghasa)* ma anche prodotti sahariani e maghrebini come tessuti, armi, datteri, incenso, eccetera. Lungo l'asse occidentale l'importante mercato di Tademekka (Essuk)4 riforniva, attraverso il fiume Niger, il grande porto sudanese di Koukia5 di sale proveniente dalle miniere di Tawtek* 6 e di prodotti del nord est africano (Libia, Egitto). Le carovane di cammelli vi ritornavano con oro e altri prodotti del sud. 
Va sottolineato che in questo periodo il prodotto più ricercato era il sale che costituiva la moneta di scambio del paese; era il sale che rendeva fiorenti le grandi città del Sahara.
Tombouctou, al centro di questi due importantissimi nodi commerciali era in una posizione ancora più privilegiata, essendo alle porte del deserto e vicino al fiume Niger7.

Nel XIII secolo, la decadenza dell'impero di Ghana finisce per sconvolgere l'equilibrio commerciale. Così, secondo Maurice Delafosse, nel 1234 i Soninkesi e i mercanti arabi e berberi di Ghana, per sfuggire alle estorsioni della guarnigione Sosso, si rifugiarono a nord ovest e al comando dello Sceicco Ismaël, che ritornava dalla Mecca, fondarono Oualata (o Birou) che si sostituì a Ghana come metropoli del Sudan settentrionale e come porto del deserto.
Questa nuova città si sviluppò grazie a una intensa attività commerciale spostando l'asse occidentale Sigilmassa - Aoudaghost a Oualata che era più a est quindi più vicino a Tombouctou e quasi alla stessa latitudine. Tombouctou si risvegliò e, a partire dal XIII secolo, quando alcuni berberi Messoufa misero le mani sulle miniere di Teghazza e scesero sulle foci del Niger, entrò in competizione economica. Questo nuovo asse occidentale che arrivava a Oualata, grazie alla strada di Teghazza, più ricca di acqua, è stato senza dubbio uno dei fattori decisivi nello sviluppo di Tombouctou. Questo villaggio berbero aveva inoltre il doppio vantaggio di far parte sia del Sahel sia della valle del Niger; era anche vicino al ricco delta centrale a pochi giorni di navigazione da Djenné, metropoli sudanese. Leggiamo ciò che dice Es-Sadi: "... All'inizio era là che si incontravano i viaggiatori venuti via terra o via acqua; ne avevano fatto un deposito per i loro utensili e per le loro granaglie. Ben presto questo luogo divenne un crocevia dei viaggiatori che vi passavano all'andata e al ritorno. In seguito cominciarono a stabilirsi e a vivere in quel posto, dove, per volontà di Dio, la popolazione cominciò ad aumentare, arrivavano là da ogni dove e presto diventò un nodo commerciale. All'inizio erano soprattutto gli abitanti di Oualata che vi si recavano in gran numero per i loro traffici, poi vennero anche mercanti da tutte le regioni vicine..."8

Fino al XIV secolo Tombouctou dipendeva ancora in quasi tutte le sue attività dal nord, ma due città importanti, Oualata a ovest e Gao a est, le portarono la maggior parte del traffico transahariano. Quest'ultima città, a poco a poco, soppiantò Koukia dopo l'avvento dei Sonni, probabilmente verso la fine del XII secolo, che moltiplicarono le sue attività commerciali favorendone anche la crescita. Gao divenne allora di notevole importanza e si impose come la più grande città dell'est nigerino. Verso ovest, poi, Tombouctou non poteva svilupparsi che a scapito di Oualata che aveva le sue stesse fonti di approvvigionamento: il sale di Teghazza, i prodotti sahariani e maghrebini. Entrambe si trovavano allo sbocco della stessa strada Sigilmassa - Teghazza. Ma bisogna riconoscere che Oualata la vinse alla grande sulla sua rivale per parecchie ragioni: per prima cosa riceveva anche il sale delle miniere di Autile*9 e di Idjil, quindi approvvigionava non solo il centro dell'impero Mali, i paesi auriferi del Bambouk*10 ma anche quelli del medio Niger e dell'interno, inoltre gran parte dei rifornimenti per Tombouctou doveva dapprima passare per Oualata. Una strada diretta congiungeva le due città, i commercianti e gli uomini di lettere mussulmani si spostavano in continuazione fra le due. I Messoufa, che monopolizzavano il commercio, costituivano la maggioranza della popolazione di entrambe le città.
La ricchezza principale di Tombouctou era costituita dal sale, che veniva trasportato su piroghe con destinazione il medio Niger, Bani e Djenné. Alcuni storici affermano che la prosperità di questa città è venuta solo, e non poteva essere diversamente, dalla sua funzione di deposito legata a Djenné che le inviò una gran parte dei suoi uomini d'affari, ma anche dei suoi letterati. Djenné contribuì in larga misura al popolamento di questa città e l'avvicinò maggiormente al Sahel nel corso di quasi tutto l'anno attraverso il fiume. Favorì l'insediamento di numerosi mercanti che portarono l'avorio, le noci di cola, i cereali, le spezie, il burro di karité, gli schiavi e la polvere d'oro. Durante quel periodo quelli del nord rifornivano Tombouctou di sale e di tessuti, quelli del sud, di uova e di piume di struzzo e d'incenso. Tombouctou, la città delle sabbie, cominciava a diventare un centro di smistamento ai bordi del Sahara. Attraverso il Touat, Tombouctou era in relazione con Sigilmassa, Draa, Tlemcen, e attraverso il porto di Honain (attuale Beni Saf)* era in contatto con i mercanti europei. A partire da quest'epoca ebbe rapporti commerciali con l'Egitto e l'oriente attraverso Tadmekka (Es Souk) e Gao. Ma malgrado tutto ciò, fu solo un mercato di secondo ordine, una succursale commerciale di Oualata sul Niger.

Tombouctou sotto la dominazione mandingo 1325-1433

Proprio all'epoca della fondazione di Tombouctou nell'XI secolo, sull'altopiano abitato dai Mandingo dell'alto Niger nasceva un piccolo regno che, grazie al continuo lavoro dei suoi sovrani, si ingrandì e divenne un vero impero nel XIV secolo.
Nel 1325, il suo imperatore KanKou Moussa si recò nei luoghi santi dell'Islam. Contemporaneamente Sagamendia, uno dei suoi luogotenenti, conquistò alcune città molto importanti sul Niger, Gao e Tombouctou. Elhadj Moussa, di ritorno dalla Mecca, portò con sé dall'Egitto il poeta e architetto di Granada Abou Ishaq Es-Saheli Al Garnât e, secondo la tradizione orale, anche degli operai e degli artigiani per ingrandire verso ovest dalla parte di Bissaouthiré la città di Tombouctou mussulmana fin dalla nascita. Decise di costruirvi edifici imponenti che potessero essere considerati come simbolo del potere mandingo. Secondo i Tarikhs11, offrì 4000 mithears d'oro all'architetto che, a partire dal 1325, costruì la moschea di Djingareiber o moschea imperiale, terminata nel 1330. Sempre per l'imperatore costruì anche un secondo celebre monumento, il Madougou, letteralmente "città del padrone". Era il palazzo di rappresentanza del mansa12. Gli autori dei Tarikhs propendevano per situare il posto del Madougou nel luogo in cui sorgeva il mercato dei macellai nel XVII secolo, ossia all'estremità nord-ovest della città attuale.
Gli abitanti di Tombouctou, molto ricca nel XIV secolo, trattennero quegli operai e quegli artigiani per farsi costruire case spaziose, contribuendo così all'abbellimento e all'ingrandimento della città. Kankou Moussa rinforzò la sua cinta muraria facendo costruire dei bastioni e un fortino in argilla.
I muratori si stabilirono nel quartiere di Djingareiber, creando una potente corporazione. I falegnami e i fabbri occuparono un settore del quartiere Sareikeina, chiamato oggi Djamaï-Kounda. Oggi, a Tombouctou, queste corporazioni sono tenute in grande rispetto e vengono consultate in numerose attività sociali.
La nuova città cominciava a imporsi ed ebbe le prime istituzioni politiche e amministrative. Fu anche testimone di una grande immigrazione da parte dei Soninke (Marka), popolo dell'ovest originario certamente del delta centrale del Niger e della regione di Nema che finì per rinforzare l'antico nucleo venuto da Oualata nel XIII secolo. Ci fu quindi una massiccia affluenza di commercianti provenienti dal sud, soprattutto Soninke e Wangara. Per le loro attività commerciali, essi si istallarono nei dintorni dell'attuale moschea Sidi Yehia non lontano dal braccio del fiume e dal mercato. Questa zona prese il nome di Wangara Kounda (quartiere dei Wangara). Tombouctou divenne allora una città cosmopolita in cui arabi, berberi e negri vivevano fianco a fianco, un centro commerciale in continuo sviluppo, una città alla quale l'imperatore prestava un'attenzione particolare. Dal punto di vista amministrativo, Tombouctou diventò il capoluogo di una delle provincie mandingo, il suo primo governatore fu un cadì militare, il Farin o Farba Moussa, che risiedeva a palazzo reale, il Madougou. Si avvaleva di una guarnigione e comandava come un vero re: aveva la sua corte e il suo consiglio, assicurava l'ordine e la pace, riscuoteva le imposte dai commercianti. Governava con l'ausilio dei capi delle varie etnie. Ibn Battûta, che fece visita al Governatore Moussa nel 1353, ci descrive come si svolgeva l'investitura del capo:
"Mi trovavo da lui un giorno in cui doveva nominare un Messoufita comandante delle milizie: fu rivestito con un abito, un turbante, dei calzoni corti, il tutto di stoffa colorata, e fu fatto sedere su uno scudo. I notabili della tribù di quel Messoufita lo sollevarono al di sopra delle loro teste"13.
Il capo, una volta nominato, comandava la sua tribù, dirimendo i conflitti. Doveva anche fornire dei guerrieri Messoufa alle milizie del Farba (Governatore).
Sul piano intellettuale e religioso, i Mansa praticarono una politica che attirò in città eruditi sahariani, maghrebini ed egiziani. Già a quell'epoca c'erano a Tombouctou dotti Soninke sudanesi di alto livello: uno dei più celebri fu Kitâb Moussa che, a partire dal 1422, fu per quarant'anni capo religioso nella moschea di Djingareiber14. Si conosce il testo del Tarikh Es-Soudan15 in cui si dice che un dotto egiziano di nome Sidi Abderrahman El Tamini, arrivato con Kankou Moussa, trovò nella città sapienti molto più istruiti di lui e che dovette recarsi a Fès per migliorare la sua preparazione16.
A partire dal XIV secolo, la città di Tombouctou era diventata un centro di cultura islamica frequentato sia dai negri sudanesi sia dagli arabo-berberi.
Inoltre, Tombouctou approfittò della pace instaurata dall'impero mandingo per arricchirsi e svilupparsi. Sempre più sovente uomini d'affari del nord e del sud si incontravano in questa città e lì ammassavano grandi fortune per ritornare poi nelle loro terre. Questa grande prosperità, nel 1337, attirò su Tombouctou gli irriducibili Mossi.
Es-Sadi ci racconta così l'avvenimento:
"Il sultano dei Mossi penetrò in città, la saccheggiò, la incendiò, la mandò in rovina, e, dopo aver ucciso tutti coloro che riuscì a catturare ed essersi impadronito di tutte le ricchezze che poté trovare, ritornò nel suo paese."
Infine verso la fine del XIV secolo e l'inizio del XV, nel Mali, l'autorità imperiale fu impegnata in devastanti lotte di successione. L'impero mandingo si indebolì e divenne preda dei Songhay e dei Tuareg.

La dominazione dei Tuareg 1433-1468



Alla fine del XIV secolo il grande impero mandingo si stava indebolendo. I Sonni liberarono Gao ed estesero velocemente il loro dominio sulla valle del Niger. Contemporaneamente a Tombouctou, il Governatore della provincia mandingo, molto lontana dalla capitale Niani, si comportava come un re indipendente. I Tuareg, nomadi erranti, percorrendo il quadrilatero Tademekka, Arawn, Tombouctou, invasero a più riprese quest'ultima città tiranneggiando fino allo stremo la guarnigione Malinké.
"Inafferrabili grazie alla loro grande mobilità, imprevedibili perché arrivavano all'improvviso, insaziabili perché chiedevano in continuazione, i guerrieri Tuareg devastarono il paese in lungo e in largo"17
Gli abitanti di Tombouctou, che non erano bravi guerrieri, fondavano ogni loro speranza sulla guarnigione Soninke che sfortunatamente era sempre impotente. Secondo il professore Sékéné Mody Cissoko, è Es-Sadi che ci fornisce le ragioni di questa situazione: "Si dice che un principe che non è in grado di difendere le sue terre non merita di regnare su di esse"18. Così la gente del Mali dovette abbandonare la speranza di ritornare nelle loro terre.

L'Aménokal Ag Meloual finì con l'impadronirsi della città che ormai da tempo era alla sua portata e nel 1433 diventò signore di tutta la regione.
I pacifici abitanti di Tombouctou, per la maggior parte commercianti e letterati, avevano bisogno della pace per occuparsi delle loro abituali attività a per godere delle loro ricchezze. I Messoufa, che a quell'epoca formavano la maggioranza della popolazione a Tombouctou e a Oualata, erano imparentati con i guerrieri e si misero d'accordo con loro.
La vita riprese il suo corso normale. Durante la prima decade della dominazione tuareg, l'Aménokal Akul Meloual fece di tutto per riuscire gradito alla popolazione ed ebbe abbastanza influenza sulla confederazione che comandava, almeno per un certo periodo, e nella regione ritornarono la pace e la tranquillità.
Il Tarikh Es-Soudan ci presenta questo Re targui*19 non come un "berbero", ma come un mussulmano pio che venerava e rispettava i grandi Ulema*20 di Tombouctou.
Abbastanza diplomatico, lasciò alla popolazione una sufficiente libertà e una autonomia maggiore di quella che avevano concesso i Mandingo. Nominò capo della città Mohammed Naddi, uomo molto influente, amato dal popolo e molto abile, che già comandava durante il regime precedente. Questa scelta intelligente diede fiducia ai parenti berberi di quest'ultimo che abitavano nella regione, era infatti originario di Chinguetti nell'ovest.
Sotto la dominazione mandingo, Naddi era il capo dei Messoufa, così come ci riferisce Ibn Battûta berbero come Akil, e divenne il vero re di Tombouctou.
Protesse la città con una politica di buona intesa con i Tuareg e con i vicini Songhay. Aveva il titolo di Tombouctoukoï (re di Tombouctou). I Tuareg lo lasciarono quasi completamente libero di agire, aveva anche poteri amministrativi e finanziari. I suoi rapporti con il governo centrale si limitavano al pagamento di un tributo annuo prelevato sui mercanti della città. Consegnava i due terzi di questo tributo a Akil Ag Meloual che li ridistribuiva ai capi delle principali tribù Tuareg per i quali l'interesse privato primeggiava su ogni altro, e un terzo lo teneva per le sue spese. Inoltre prelevava per proprio conto imposte sui mercati, sulle transazioni commerciali e sulle carovane che arrivavano in città. Era molto ricco, viveva da re circondato da cortigiani e disponeva di un esercito non indifferente. Favorì la religione mussulmana e attirò in città numerosi sapienti. Controbilanciò così nel XV secolo con i berberi Sanhaja l'antica corrente intellettuale sudanese del XIV. Approfittò anche delle conoscenze e delle pratiche religiose degli Ulema. In questo contesto il re di Tombouctou Mohamed Naddi invitò in città il suo amico, il principe arabo Sidi Yéhia El Tadilissi e fece costruire per lui, non lontano dal proprio palazzo, una moschea, proclamandolo imano nel 1400.



Invece, secondo la tradizione orale, "la moschea fu costruita nel 1400 dal marabutto sceicco El-Mokhtar Hamalla nell'attesa di un santo protettore che, secondo le predizioni, avrebbe dovuto occuparla. Quarant'anni dopo un principe arabo di nome Sidi Yehia el-Tadilissi, attraversato il deserto, si presentò e ne reclamò le chiavi. Il capo della città lo nominò imano".
Quest'ultimo sapiente ebbe una grande reputazione non solo a Tombouctou ma anche al di fuori della città. Grazie alla sua santità, la moschea attirò numerosi fedeli; lui teneva corsi molto frequentati ai sudanesi e ai berberi e fece numerosi miracoli. Morì nel 1465, una settimana prima del suo amico Mahamed Naddi. Furono seppelliti fianco a fianco sotto il minareto della moschea. Oggi Sidi Yehia è considerato il "Santo Patrono" della città e il suo mausoleo è ancora oggetto di venerazione21.
A fianco di questa esplosione culturale anche il grande incremento della popolazione urbanizzata fu effetto e causa dello sviluppo commerciale. Il commercio attirò a Tombouctou berberi Sanhaja da tutti i centri del Sahara e del Sahel: mercanti, artigiani, marabutti. Venivano soprattutto dall'ovest: da Ouadane, da Tichitt, da Chinguetti, occupando il nuovo quartiere Sankoré a nord. I muratori si istallarono ad ovest dello stesso quartiere in un settore che porta ancora oggi il nome di Birounthiré kounda (quartiere di coloro che provengono da Oualata) e formarono una corporazione molto compatta che contribuì largamente ad abbellire e a ingrandire la città.
Quanto alla moschea Sankoré, si pensa che sia stata costruita a metà del XIV secolo da una donna berbera desiderosa di compiere buone azioni ma di rimanere nell'anonimato. Uno dei guerrieri imani della moschea fu Moaddib Mohamed El-Kabâri, che si insediò dapprima a Kabara da dove fu chiamato a Tombouctou come cadì e imano; aveva fama di santità e gli furono attribuiti dei miracoli.
Il nuovo quartiere Sankoré, a vocazione intellettuale, attirò due grandi famiglie: Mohamed Aqît, antenato della celebre famiglia degli Aqîts, si era dapprima stabilito a Macina*22 quindi emigrò a Oualata e poi nella regione di Ras El Ma; in seguito si alleò con l'Amenokal Targui Akil Ag Méloual che lo invitò a stabilirsi a Tombouctou presso Ahmed Baba Soudan.
Abou Abdallah Anda Ag Mohamed il Grande, antenato della seconda famiglia di marabutti è meno conosciuto. La figlia sposò Oumar ben Mohammed Aqît e fu la madre del cadì Sidi Mahmoud, il grande, e di Ahmed, il grande padre di Ahmed Baba Soudan.
I Tuareg invece non vivevano a Tombouctou, ma preferivano stare fuori città e vivevano in tende nei dintorni.

In città il Tombouctoukoï teneva in pugno la situazione e per un certo periodo Akil riuscì a contenere i suoi Tuareg. Tombouctou seppe volgere a suo vantaggio questo periodo di pace approfittando dell'avidità per l'oro dei paesi mediterranei e del declino di Oualata per svilupparsi. Era in diretto rapporto con Ouadane, grande mercato sahariano nel XV secolo che riceveva da Tombouctou l'oro proveniente dal Mali o dalle zone ashanti e le spezie della Guinea che venivano spedite ai principali mercati del nord che, a loro volta, inviavano a Tombouctou metalli e stoffe di fabbricazione locale.

Messa *, Marrakech, Fès, Arzil *, Azari *23, Ceuta, Honain, Orano ricevevano attraverso Ouadane l'oro di Tombouctou. Gli italiani e gli spagnoli che frequentavano queste città comperavano il prezioso metallo per spedirlo nei grandi centri commerciali dell'Europa, come Lisbona, Granada, Genova, Venezia e nei mercati fiamminghi del nord24.

L'altro prodotto di esportazione che, venendo dal sud, passava per Tombouctou erano gli schiavi. Al ritorno, le carovane di cammelli portavano il rame, l'argento e, come sempre, il principale prodotto di Tombouctou, il sale per il Mali meridionale. Nel 1455, un carico di sale valeva da 200 a 300 mitqals d'oro.
Oltre che con il Magreb occidentale, Tombouctou era anche in rapporto con il Magreb centrale e con l'Egitto: era legata al Touat e a Sigilmassa e, attraverso queste, al Magreb centrale e a Tunisi.
Touat, oasi in mezzo al Sahara del sud e grande crocevia, accoglieva i mercanti provenienti da tutte le direzioni. Gli ebrei, che qui arrivavano, assicuravano lo sviluppo del commercio attraverso il credito e lo scambio. Il Touat costituiva così l'avamposto sahariano di Tombouctou. Coloro che provenivano dal Touat, i più numerosi di tutte le etnie, nel XV secolo abitavano soprattutto nel quartiere di Djingareiber. Erano arrivati a monopolizzare l'imanato della grande moschea e persino a imporsi spiritualmente sulla città. Uno di loro, Bulqassum Attawati, morto sembra nel 1516, aveva introdotto la festa di Mouloud.
A sua volta, Tombouctou costituiva il mercato sudanese della regione del Touat collegandola a Sigilmassa, a Tlecem, a Honain seguendo quella vecchia rete stradale che aveva favorito la prosperità di Oualata. Da Tombouctou un'altra strada andava verso Ouargla e verso Tougourt arrivando fino a Kaïrouan e a Tunisi, era la grande strada dell'oro da Tombouctou verso l'Ifrikia *25; inoltre, Tombouctou, insieme a Gao, riforniva d'oro il Fezzan e l'Egitto, aprendo così al commercio tutto il nord del continente.
All'inizio tutto il commercio del Sudan occidentale, nel XV secolo, era concentrato sull'ansa del Niger e precisamente su Tombouctou.
Al sud, Djenné, grandissimo mercato, era legata alla città del deserto, Tombouctou, quasi tutto l'anno mediante una importante flottiglia di piroghe e accoglieva i prodotti in transito. Il suo mercato, frequentato da commercianti Wangara, riforniva Tombouctou d'oro e di spezie. Djenné era così un importante anello della catena del sale verso il sud del Sudan.
La vocazione commerciale di Tombouctou, iniziata nel XIV secolo, si affermò nel XV.
Ma, accanto a questa prosperità, c'erano i Tuareg, nomadi per la maggior parte, che erano privi di denaro: Tombouctou non ne dava loro a sufficienza e il re Akil, ormai vecchio, non riusciva più a contenerli. I loro saccheggi erano continui, come dice chiaramente Es-Sadi: "La fine della dominazione Tuareg fu costellata da numerose e odiose estorsioni, da atti di violenza e da soprusi"26
Alla morte di Mahamed Naddi nel 1465, il figlio Amar fu nominato Tombouctoukoï dallo stesso Akil. Il nuovo eletto volle fare una politica indipendente e si scontrò con l'ostilità del vecchio Amenokal: non fu più possibile alcun accordo fra di loro.

Sonni Ali Ber e Tombouctou (1468-1492)



Quando Sonni Ali salì al trono songhay, il Tombouctoukoï, Mahamed Naddi, gli inviò una lettera di felicitazioni e gli comunicò anche che lo considerava un membro della famiglia, desiderando molto semplicemente distogliere l'interesse del sovrano da Tombouctou.
Suo figlio Amar, nominato Tombouctoukoï, voleva non solo essere indipendente nei confronti dei Tuareg che seminavano ovunque desolazione e saccheggiavano persino le case, ma non desiderava, come suo padre, sottomettersi a Sonni Ali Ber e gli inviò una lettera in cui scriveva che:
Suo padre "aveva lasciato questo mondo possedendo soltanto due pezze di lino". Lui invece aveva numerose forze a sua disposizione e chiunque l'avesse ostacolato ne avrebbe provato la validità.
Akil, sapendo che Sonni Ali, a causa di questa insolenza, non sarebbe intervenuto a difenderlo, arrivò al punto di proibire alla popolazione il pagamento del tributo abituale dovutogli.
Amar, umiliato, inviò discretamente un messaggio a Sonni Ali invitandolo a recarsi a Tombouctou e promettendogli di consegnargli la città. Gli descrisse la condizione di Akil sottolineando la debolezza dell'autorità di quel principe e la sua mancanza di vigore fisico.
A Tombouctou tutti conoscevano la potenza dell'uomo forte di Gao. L'esercito di Mohamed Naddi, secondo il Tarikh Es-Soudan, aveva l'abitudine di combattere al suo fianco in appoggio. Sonni Ali disponeva di un consistente potenziale umano e di generali pronti a ogni fatica.
"Era un uomo dotato di grande forza e di grande energia". I suoi soldati lo avevano soprannominato Dali27, come ci racconta Ibn Battûta. Inoltre era il capo dei kortés e dei maghi. Durante i combattimenti, il suo cavallo era capace di volar via rapido come un fulmine e lui personalmente guidava la sua efficientissima cavalleria. Procedeva avanzando in massa e con attacchi a sorpresa, cosa che spaventava il nemico28.


I capi militari, che pretendevano di essere quasi adorati, erano uomini di valore come il Dendi Fari, Afoumba, il Hikoï Bocar, il Tondi Farma Mahamed, il Katala Fari Amar Kondiago. 1. Sadanata 2. Madanata 3. Handanata 4. Kouhâna 5. Tarana 6. Kouzana. Sonni Ali Ber li consultava prima di ogni battaglia.
Quest'uomo, fuori dal comune, desiderava le favolose ricchezze di Tombouctou. Risparmiò questa città solo per riguardo a Mahamed Naddi. Afferrò dunque l'occasione che gli veniva offerta e, secondo Es-Sadi, ricompensò riccamente l'inviato di Amar. La notizia dell'arrivo di Sonni Ali Ber si diffuse in città.
La sua cavalleria era già a qualche chilometro da Tombouctou.
Su una duna di Amadia, Akil vide con terrore questa orda che copriva tutta la riva opposta, si affrettò a caricare mille cammelli per fuggire con i giureconsulti di Sankoré e raggiungere Oualata, poiché, secondo le parole di Es-Sadi "era preoccupato soprattutto per la loro sorte".
Da parte sua, Amar si era rallegrato alla vista delle truppe di Sonni al punto da aiutare i cavalieri ad attraversare il fiume Niger mandando loro delle imbarcazioni.
Ma ricordandosi della lettera insolente inviata a Chi (Sonni Ali), ebbe paura della vendetta e fuggì verso Oualata. Il 30 gennaio 1468, le truppe di Sonni Ali entrarono in quella città che era ormai senza difesa e abbandonata dai suoi capi e, secondo Es-Sadi il grande, la devastarono completamente. "Le truppe l'incendiarono, la mandarono in rovina e uccisero un grande numero di persone".
Questa conquista fu resa ancora più facile dal fatto che gli abitanti di Tombouctou, commercianti e intellettuali, non conoscevano la guerra. Sulla qualità dei suoi eruditi, ecco che cosa ci racconta Es-Sadi:

"Il giorno della partenza (per Oualata), si videro uomini maturi, tutti con la barba, tremare di paura al momento di salire su un cammello e quindi cadere a terra non appena l'animale si rialzava. Il fatto è che i nostri saggi antenati tenevano i figli troppo nel grembo familiare, così che essi crescevano senza sapere nulla delle cose della vita e senza aver mai giocato tra loro. Ora, è in quel momento che si forma l'uomo e che impara moltissime cose. I genitori allora rimpiansero di aver agito così e, di ritorno a Tombouctou, lasciarono ai figli il tempo per giocare così che poterono riprendersi da quella costrizione che era stata loro imposta"29.

Quegli eruditi che provenivano da contrade diverse e che conoscevano la loro località d'origine, non provavano nessun sentimento che li legasse a Tombouctou se non il guadagno e abbandonare la città in caso di pericolo era per loro del tutto naturale.
I fuggiaschi furono inseguiti dalle truppe di Sonni Ali Ber guidate dal Tombouctoukoï El Mokhtar Mohamed Naddi che Sonni Ali aveva scelto per succedere al fratello Amar in fuga. Secondo il parere di Es-Sadi, i più importanti giureconsulti di Tombouctou trovarono la morte a Tidjikia.
Il Tarikh El-Fettache racconta l'avvenimento in questo modo:
Sonni Ali (Chi) seppe che la città di Tombouctou si stava svuotando e che ognuno tentava di ritornare al suo paese d'origine. Arrivò rapidamente dalla sua sede di Djenné e dal suo messaggero fece fare questo annuncio ad alta voce. "Il Chi (Sonni Ali) aveva detto che tutti coloro che gli erano rimasti fedeli dovevano passare la notte a Koukya a monte del fiume e che chiunque avesse disobbedito a questo ordine sarebbe stato sgozzato".
Allora fu lo scompiglio. "Quella notte, alcuni non portarono con sé nulla da mangiare, altri non presero coperte, qualcuno partì a piedi benché avesse cavalli nella stalla, e rimasero in città solo gli ammalati che non avevano trovato nessuno per trasportarli e i ciechi che non avevano trovato nessuno per guidarli".
Questa repressione continuò fino alla morte di Sonni Ali. 
Verso il 1477, mentre si trovava nel suo palazzo a Kabara, Sonni Ali diede l'ordine di portargli 30 vergini, figlie degli eruditi della città, per distrarre i suoi soldati. Queste giovani, che uscivano per la prima volta dal loro gineceo e che non sapevano camminare, non riuscirono a percorrere a piedi la distanza di sette chilometri che separava la città di Tombouctou da Kabara. Poiché erano incapaci di continuare, Sonni Ali ordinò di ucciderle tutte. Il luogo dell'esecuzione porta il nome di Fina garder d'abkar (soglia del destino delle vergini).
Nel 1486, Sonni Ali fece arrestare il Tombouctoukoï El Mokhtar e lo mise in prigione per ragioni più o meno chiare, probabilmente per non essere riuscito a tenere la città il cui comando gli era stato affidato.
Era temuto da tutti. I Mossi, non potendo attaccare a est occupato da Sonni Ali Ber, risalirono verso il nord e per quattro mesi saccheggiarono Oualata i cui tesori eccitavano le loro brame. Quando si ritirarono, portarono via non solo le ricchezze ma anche molti abitanti come schiavi. Nel 1483, Sonni Ali Ber si scontrò con loro, ne uscì vincitore e liberò gli abitanti di Oualata, ma la città cadde in rovina e fu la fine dell'impero Tuareg nel Sahel30.

Una certa intesa si era stabilita fra Sonni Ali e gli Ulema che si erano rifugiati a Oualata. Fu il periodo in cui numerose famiglie, come quelle degli Aqit, degli Anda Ag Mohamed ritornarono a Tombouctou.
Ma Sonni, il "Dali", lasciava in pace tutti coloro che non si opponevano alla sua politica, anzi alcuni venivano persino ricompensati. Non tolse il comando alla famiglia di Mohamed Ali, nominò anche il giureconsulto Habib cadì della città. Secondo le parole di Es-Sadi, sapeva persino riconoscere i meriti degli studiosi: "Senza gli studiosi" diceva "non ci sarebbero a questo mondo né diletto né piacere". E perciò beneficiava un certo numero di schiave dandole in regalo ai notabili di Tombouctou, agli studiosi e ai religiosi ingiungendo a tutti di farne le loro concubine. Ma coloro che seguivano i precetti islamici recriminavano che queste prigioniere erano nobili prese con la forza e non in una guerra santa. Allora essi le liberarono o le sposarono come se fossero donne libere. Lo stesso autore del Tarikh Es-Soudan sosteneva di discendere da una di quelle donne appartenenti alla popolazione Peul.
Sonni Ali ebbe anche il massimo riguardo per il cugino paterno del cadì Habib al punto di chiamarlo con l'epiteto di "padre mio", e onorava con lo stesso rispetto anche Sidi Abdallah che fu imano di Djingareiber.
Eliminati gli oppositori, soprattutto gli intellettuali, gli altri strati della popolazione si sottomisero al suo regime poiché videro in lui l'uomo capace di mettere un freno alle incursioni dei Mossi e dei Tuareg.
Storici e studiosi della nostra epoca tentarono di spiegare la politica di Sonni Ali nei confronti di Tombouctou. Secondo alcuni, gli abitanti di Tombouctou sollecitavano il suo intervento per fuggire in seguito con l'invasore tuareg. Secondo altri, il comportamento antipatriottico degli Ulema, incapaci di difendere i loro sudditi, esacerbarono il Chi (Sonni Ali), mentre il suo atteggiamento nei confronti di Djenné poteva dimostrare che amava e rispettava il coraggio.
Secondo Bernard Villard (1942) e J.Rouch (1953), Sonni Ali combatteva gli Ulema perché vedeva nell'Islam una "terribile minaccia per il mondo negro". Per Boubou Hamma (1972), gli Ulema di Tombouctou maledissero Sonni Ali Ber che non seppe piegarsi ai loro sogni da intellettuali. Il professore Sékéné Mody Sissoko spiega che Sonni Ali "dava poca importanza all'uomo bianco che ha conosciuto solo marabutti o pastori. In ogni caso si tratta di un'opposizione fra animismo e ortodossia mussulmana, fra cultura negro - africana e valori islamici"31.

1 Questa località si trova a 250 km a nord di Tombouctou 
2 Cf Tombouctou e l'impero songhay, 1975 p.10
3* Sigilmassa, vedi cap. "Le città storiche".
4 Tedemekka è Essuk, mercato nella regione attuale di Kidal (* vedi cap. "Le città storiche") 
5 Koukia è oggi un villaggio nei dintorni di Ansongo

6 * Toponimo non decifrato, potrebbe trattarsi di Abalessa nell'Hoggar o delle saline dell'Amadror, che si trovano nella regione fra il Tefedest e il Tassili degli Ajjer
7 Cf. Sissoko Sékéné Mody, Tombouctou e l'impero songhai, 1975, p.24
8 Tarikh es Soudan
9 * Toponimo non decifrato
10 *Il Bambouk e il Bouré sono due regioni dell'alta valle del fiume Senegal.
11 Tarikhs: testi arabi ispirati alla tradizione orale e confermati dalla testimonianza di viaggiatori e di mercanti arabi.*
12 Mansa: titolo reale per il re del Mali.*
13 Ibn Battutà, 1969, p.430-432
14 Bissaouthire è forse l'ubicazione attuale del quartiere Djingareiber che a quell'epoca era coperto da arbusti chiamati bisseau.
15 Tarikh Es-Soudan, 1964
16 Citato da Albassidjé (I.M.) op. p. 60.
17 Tarikh Es-Soudan, 1964 p.17
18 Tombouctou e l'impero songhay, 1975 p.47
19 Singolare di Tuareg*
20 Ulema: dotti nelle discipline giuridiche e religiose mussulmane.*
21 Tarikh Es-Soudan, 1964, p. 38- Tombouctou e l'impero songhay, p. 47-Cultura e civiltà islamica- Il Mali, 1988, p. 116
22*Territorio esteso nel delta interno del fiume Niger con Mopti a nord, Ke Macina a ovest e Djenné a est, Augusto Panini, Dalla terra all'arte, FEDA SA,(c), CH Lugano,1991.
23* Nei toponimi dell'epoca: Messa corrisponde a Sale, Arzil a Awiil e Azari a Azougui
24 Tombouctou e l'impero Songhay, 1975 p.63
25 *Vasta regione a nord dell'oasi di Biskra.
26 Tombouctou e l'impero Songhay, 1975 p.60
27 Dali: significa l'Altissimo, attributo riservato solo a Dio.*
28 Tarikh Es-Soudan, p.103, 105, p.106

29 Ba (Adame Konaré) Sonni Ali Ber, 1977, p.79
Tarikh Es-Soudan 1900, p. 105,106, 141
30 Tarikh Es-Soudan, 1900, pp.107.108.
1964, pp. 94..96
31Tarikh Es-Soudan, 1900, pp.109.110.
1964, p..98

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