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IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE Foto della città di Como: per gentile concessione di A.C.S.M. Notizie tratte dai siti Internet per gentile concessione di: ACSM s.p.a www.acsm.it COMODEPUR s.p.a. www.comodepur.it Lariana Depur s.p.a www.lariana.it A.C.S.M. I settori di attività di ACSM Dall'acqua all'energia. ACSM gestisce i servizi pubblici locali di distribuzione del gas, distribuzione dell'acqua e smaltimento dei rifiuti, in virtù di affidamenti diretti, convenzioni e concessioni rilasciate dal Comune di Como e da alcuni comuni limitrofi. La Società opera, inoltre, nel settore del teleriscaldamento, attraverso la controllata Comocalor S.p.A., nel settore dei servizi a rete di telecomunicazione, attraverso la partecipata Laritel S.r.l., in quello ambientale, attraverso la controllata Acsm Ambiente S.r.l. e in quello dell'energia attraverso la controllata Energia S.r.l. SERVIZIO IDRICO Captazione, trattamento e distribuzione dell'acqua per usi civili e industriali. Nel settore dei servizi idrici l'attività di ACSM viene svolta nel comune di Como e nei Comuni limitrofi di Brunate e Cernobbio attraverso una rete di circa 317 km e si concentra nel servizio di captazione, trattamento e distribuzione dell'acqua per usi civili e nel servizio di captazione e distribuzione dell'acqua per usi industriali. Nel 2001, ACSM ha venduto oltre 13 milioni e mezzo di metri cubi di acqua a 13.762 clienti. Il servizio di distribuzione di acqua per usi civili nel territorio del Comune di Como è regolato dal "Contratto di servizio per l'affidamento dei servizi idrici" stipulato tra il Comune e ACSM in data 2 dicembre 1998 mentre quello di distribuzione nei due comuni contermini è disciplinato da convenzioni stipulate con le rispettive amministrazioni locali. Il sistema di prelievo e distribuzione dell'acqua per usi civili è estremamente articolato. ACSM dispone di risorse idriche che provengono sia dal lago di Como sia da pozzi di subalveo e falde acquifere. Le fasi di prelievo, trattamento e distribuzione dell'acqua possono essere così delineate: prelievo dell'acqua dalle fonti di approvvigionamento; invio dell'acqua del lago, attraverso una rete di tubazioni in pressione, agli impianti di potabilizzazione ora collocati interamente in caverna; invio dell'acqua dei pozzi, attraverso una rete di tubazioni in pressione, agli impianti di deferrizzazione situati in Loc. Doss (CO); distribuzione all'utente finale attraverso tubazioni fino al contatore. Attualmente l'acqua per usi civili distribuita è prelevata quasi interamente dal lago. Le principali aree di captazione sono costituite dalla presa a lago di Villa Geno e dai pozzi e falde acquifere situati nella piana del Seveso, nell'alveo del Breggia e nella zona di Tavernola. L'acqua del lago viene prelevata mediante una centrale di pompaggio, che aziona il prelievo a circa 45 metri di profondità, incanalata nelle tubazioni e fatta confluire verso la stazione di potabilizzazione scavata alle pendici del Baradello, con una capacità di trattamento doppia (600 litri al secondo) rispetto all'impianto precedente, situato nell'area ex Ticosa. L'acqua dei pozzi e delle falde viene anch'essa prelevata a circa 40/50 metri di profondità, canalizzata in serbatoi sotterranei e successivamente trasferita agli impianti di deferrizzazione di via del Doss. A partire dal 1 agosto 2001 è entrato definitivamente in funzione l'impianto di potabilizzazione interamente realizzato in una caverna dentro il monte Baradello. Il servizio di distribuzione dell'acqua per usi industriali viene svolto da ACSM nel territorio del Comune di Como ed è anch'esso regolato dal "Contratto di servizio per l'affidamento dei servizi idrici" stipulato tra il Comune e ACSM in data 2 dicembre 1998. L'acqua per usi industriali viene prelevata e distribuita agli utenti senza alcun trattamento preventivo. Le principali aree di captazione sono costituite dalla presa a lago e da alcuni pozzi e falde situati nella zona a sud di Como. IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE Acqua per una città. La città di Como preleva acqua da potabilizzare dal lago da 20 anni. L'acqua è prelevata attualmente in località P.ta di Geno ad una profondità di 45 mt ad una temperatura costante di 10÷12°c. Il fabbisogno di acqua della città di Como è di 12.000.000 m³/ annuo con una potenzialità di punta di 500 lt/sec. Il nuovo impianto di potabilizzazione di Via Castel Baradello ha una potenzialità di 600 litri al secondo, ed è ubicato con una quota di 250 m. sul livello del mare. Con il presente impianto, ACSM è in grado di servire, con acqua proveniente dal lago, l'intera città di Como, con una potenziale extracapacità di circa 100-150 litri al secondo da destinare a nuove utenze. Il processo di trattamento dell'acqua viene effettuato prevalentemente con ozono e biossido di cloro. Il sistema è dotato delle seguenti strutture: vasche di accumulo dell'acqua prelevata dal lago da 1000 m³ che alimentano sia le linee di trattamento sia l'acquedotto industriale. Camera di preozonazione (tempo di contatto 3 minuti), per la riduzione della carica batterica. N. 6 filtri a sabbia multistrato (dimensioni unitarie 31,5 m²- velocità filtrazione 11 m/h) Camera di ozonazione (tempo di contatto 10 minuti) N. 6 filtri carbone attivo granulare (dimensioni unitarie 31,5 m² altezza carbone 3 mt. tempo contatto 15 minuti); Vasche di disinfezione finale (con biossido di cloro) 1000 m³; Vasche di accumulo e regolazione per l'erogazione L'utilizzo estremamente ridotto di agenti chimici (biossido di cloro nella fase finale di disinfezione) consente l'ulteriore miglioramento organolettico e chimico-fisico del prodotto finito e, di conseguenza, garantisce una qualità dell'acqua superiore rispetto a quella in precedenza fornita. Il processo di trattamento è infatti in grado di produrre acqua potabile conforme alla normativa europea. L'impianto é dotato di specifici meccanismi che garantiscano la continuità del servizio anche in caso di guasto. Inoltre, sono previsti interventi di emergenza con ipoclorito di sodio in caso di temporanea interruzione dell'impianto di ozonizzazione. La caverna L'impianto è stato alloggiato in una caverna scavata nella roccia dal volume complessivo di 35.000 m³. Le dimensioni della caverna principale sono: 150x18h 8÷16mt. Dall'impianto di potabilizzazione si alimentano con ripompaggio le reti principali nell'Acquedotto di Como facenti capo ai rispettivi serbatoi terminali. COMO CENTRO Serbatoio Baradello quota 265 COMO EST Serbatoio Refrec quota 310 COMO SUD Serbatoio Doss quota 325 Le pompe hanno una potenza complessiva di ~ 1000 kw. Sull'impianto è installato un gruppo elettrogeno di emergenza della potenza di 1200 kw. La conduzione è completamente automatica con telecontrollo dell'impianto della Sede ACSM di Via Stazzi n° 2. COMODEPUR
Un'opera voluta dagli uomini e realizzata a misura d'uomo per preservare e risanare il primo bacino di uno tra i più bei laghi del mondo: il Lago di Como. Il ramo del lago sul quale si affaccia la città di Como è un bacino chiuso, privo di sbocco e dal lento ricambio delle proprie acque. Per contro la rete fognaria della città raccoglie gli scarichi civili e industriali con conseguente aggravio delle condizioni di difficoltà e di compromissione biologica che caratterizzano il bacino stesso. Il protrarsi di questo stato di cose diviene oggetto e fonte di preoccupazione per la comunità che, sensibile ai problemi dell'ambiente, sente la necessità di porvi rimedio. Se ne fa portavoce, nel 1969, in anticipo quindi sull'emanazione delle norme in materia del 1975 e del 1976, l'Unione Industriali di Como che incarica la Hydrotechnic Corporation di New York di redigere un rapporto sulla depurazione delle acque reflue, civili ed industriali, della città. Tale rapporto, propedeutico alla progettazione di un impianto di depurazione centralizzato, viene sottoposto all'esame del Comune di Como che ne accerta e conferma l'utilità e la validità. Nasce a questo punto, per la prima volta in Italia, una collaborazione che vede uniti l'industria privata e l'Ente pubblico tesi nel comune intento di operare nel contesto urbano per il bene di tutta la cittadinanza. La felice collaborazione tra il Comune e gli industriali comaschi si concretizza nel 1974 con la fondazione della Comodepur S.p.A., esempio di realizzazione e gestione congiunta di opere a servizio della comunità da parte dell'iniziativa privata e degli Enti pubblici. Nel 1976, il Comune di Como affida in concessione alla Società la costruzione dell'impianto di depurazione e la gestione amministrativa e tecnica del servizio di depurazione degli scarichi civili ed industriali, e la Società, indetta la gara d'appalto, provvede a stipulare con il Consorzio Techint Acqua Como il contratto per la costruzione del depuratore. A coronamento dello sforzo e dell'impegno che la comunità comasca ha profuso con la ferma volontà di salvaguardare il proprio ambiente per il bene di tutti, già nel 1979 entra felicemente in funzione la prima parte dell'impianto. L'impianto, completato nel 1980, anche a causa della limitata estensione dell'area disponibile in un contesto urbanizzato, richiede l'impiego delle più avanzate tecnologie dell'epoca sia nel campo delle strutture edili sia in quello degli impianti, della strumentazione di controllo e dell'automazione. Negli anni successivi continua l'attività di collegamento al depuratore dei sistemi fognari dei Comuni limitrofi quali Lipomo, Tavernerio, Brunate, Cernobbio, Maslianico e parte di Grandate che, unitamente al Comune di Como, costituiscono l'attuale comprensorio servito. L'impianto tratta attualmente una portata giornaliera di circa 50.000 metri cubi di cui più del 70 % di origine civile. Oltre alla gestione ordinaria, la Società svolge un ruolo attivo predisponendo studi e progetti finalizzati a garantire che il sistema depurativo si mantenga costantemente in grado di far fronte ad eventuali nuove esigenze del servizio. LARIANA DEPUR La Lariana Depur è una società per azioni nata nel 1991 dalla fusione di tre società concessionarie (Alto Lura Depur, Livescia Depur, Alto Seveso Depur), con la denominazione "Consorzio per la depurazione delle acque reflue dei comprensori dell'Alto Lura, dell'Alto Seveso e del Torrente Livescia". La Società, la cui natura è di consorzio volontario misto senza scopi di lucro, conta 162 soci; i soci sono enti locali, comuni di Fino Mornasco, Casina Rizzardi e Villaguardia, e imprese, la maggior parte delle quali operanti nel settore tessile (tintostamperie), titolari degli scarichi delle acque di processo addotte alla depurazione. La Lariana Depur è proprietaria e gestisce i depuratori consortili di: * Via Laghetto, 1 - Fino Mornasco (Seveso); * Via Campagnola, 1 - Fino Mornasco (Livescia); * Via Toti, 4 - Bulgarograsso (Altolura) I PROCESSI DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE TRATTAMENTI MECCANICI Con i trattamenti meccanici si eliminano dalle acque reflue urbane, affluenti all'impianto di depurazione, le sostanze grossolane mediante una separazione fisica. Tale separazione avviene specificamente nelle seguenti fasi: Asportazione materiale lapideo Il materiale lapideo, trasportato dalle acque di scarico, cade in apposita fossa inserita all'interno del canale di adduzione da dove, tramite benna di carico a chiusura idraulica accoppiata a carro ponte o mediante coclea, viene asportato e scaricato in contenitore scarrabile. Grigliatura grossolana Con la grigliatura grossolana vengono trattenuti i materiali aventi dimensioni superiori ai 2 ÷ 5 centimetri (legno, stracci, materiale vario) trasportati dalle acque reflue; la griglia è costituita da una intelaiatura in acciaio avente barre poste verticalmente e distanziate di 2 ÷ 5 cm. L'asporto del materiale trattenuto dalle barre può essere fatto in modo manuale od automatico in funzione della della tipologia della griglia. Grigliatura fine La grigliatura fine serve a trattenere le particelle sospese aventi dimensioni superiori ad 1 ÷ 1,5 millimetri; il mercato offre diverse tipologie costruttive di griglie fini ad es. a gradini, a tamburo, a disco, ecc. Trattasi sempre di macchine a funzionamento automatico. Il materiale trattenuto viene inviato ad un compattatore per mezzo di coclea e insaccato. Dissabbiatore Con la dissabbiatura vengono trattenute le sabbie fini trasportate dalle acque reflue; la separazione fisica avviene in apposita vasca che, in funzione della tipologia costruttiva, può essere, di tipo circolare con asporto per aspirazione centrale delle sabbie, oppure di tipo rettangolare con asporto per aspirazione delle sabbie mediante pompa installata in carro ponte va e vieni. Le sabbie estratte sono inviate al dissabbiatore statico munito di coclea inclinata per il caricamento del cassone contenitore. Sollevamento Generalmente le acque reflue urbane devono essere sollevate alfine di consentire loro di attraversare le diverse sezioni dell'impianto di depurazione che si susseguono idraulicamente. Il sollevamento può essere posto, in funzione delle quote, sia successivamente alla asportazione del materiale lapideo sia successivamente ai pretrattamenti meccanici sopra descritti. Le acque vengono sollevate alle successive sezioni dell'impianto per mezzo di pompe di tipo sommergibile installate in pozzi di sollevamento adeguatamente attrezzati con paratoie di separazione. Omogeneizzazione In funzione della tipologia di impianto può essere presente una vasca avente lo scopo sia di omogeneizzare il carico inquinante affluente sia di equalizzare le portate da inviare ai successivi trattamenti. All'interno della vasca sono installati dei miscelatori sommergibili ed un sistema di aerazione per evitare fenomeni di anaerobiosi. TRATTAMENTI BIOLOGICI Con i trattamenti biologici s'intende eliminare dalle acque reflue urbane, affluenti all'impianto di depurazione, le sostanze organiche ed inorganiche che possono essere assimilate in via aerobica e/o anaerobica da parte dei batteri e dei microrganismi che fanno parte dell'ecosistema. Nel trattamento biologico dove viene favorita la crescita e le riproduzione batteriche si distinguono le seguenti fasi: Denitrificazione Con la denitrificazione viene ridotta la quantità dei nitrati presenti nel liquame trattato, che verrà successivamente avviato allo scarico. La denitrificazione è il processo biologico di riduzione dei nitrati per mezzo di batteri denitrificanti presenti in ambiente anossico. I microrganismi denitrificanti metabolizzano la sostanza organica utilizzando come fonte di ossigeno l'ossigeno dei nitrati e riducendo quest'ultimi ad azoto. I residui della reazione di denitrificazione, in sintesi, sono: microrganismi e azoto gassoso. La reazione avviene in vasche di opportune dimensione dove vengono posti in contatto i fanghi di ricircolo, contenenti i batteri denitrificanti, e/o il liquame proveniente dal processo di ossidazione - nitrificazione, contenenti i nitrati, e le acque reflue in ingresso che contengono il carbonio organico biodegradabile. Ossidazione - Nitrificazione Con la ossidazione - nitrificazione vengono ridotte le quantità di sostanze organiche e di ammoniaca presenti nelle acque reflue urbane. L'ossidazione è il processo biologico di metabolizzazione delle sostanze organiche e di ossidazione dell'ammoniaca, per mezzo di batteri aerobi e nitrificanti. I residui della reazione di ossidazione - nitrificazione, in sintesi, sono: microrganismi, nitrati, acqua e anidride carbonica. La reazione avviene in vasche di opportune dimensione dove vengono posti in contatto le acque reflue provenienti dalla omogeneizzazione e/o dalla denitrificazione con i microrganismi aerobi e nitrificanti e l'ossigeno loro necessario per il metabolismo; i microrganismi, comunemente denominati fango biologico, vengono mantenuti in concentrazione di circa 3 ÷ 5 gr./lt. A mezzo di un sistema di compressione e distribuzione di aria in microbolle viene fornito l'ossigeno necessario alla metabolizzazione delle sostanze organiche e alla ossidazione dell'ammoniaca contenuti nel liquame. Il processo di ossidazione - nitrificazione determina una crescita batterica, quantificata in circa 0,2 ÷ 0.3 gr. per kg. di COD trattato, che deve essere giornalmente asportata e smaltita. Decantazione / Ricircolo fanghi La decantazione è la fase di separazione fisica del fango biologico, prodotto nel trattamento di ossidazione, dall'acqua depurata che lo contiene. La decantazione viene effettuata in vasche circolari munite di sistema raschia fanghi. Il fango depositatosi sul fondo del decantatore con una concentrazione di circa 6 ÷ 8 gr./lt. viene, tramite pompe, in parte ricircolato nelle vasche di ossidazione con lo scopo di mantenere in queste la concentrazione ottimale di microrganismi ed in parte, denominato "fango di supero", inviato al trattamento fanghi. TRATTAMENTI CHIMICO - FISICI Lo scopo dei trattamenti chimico - fisici è quello di rimuovere dalle acque trattate biologicamente le sostanze colloidali e sospese residue, parte delle sostanze organiche non biodegradabili (colore e tensioattivi) e i microrganismi residui. Chiariflocculazione La chiariflocculazione è un trattamento effettuato con lo scopo di eliminare dalle acque trattate biologicamente parte delle sostanze sospese e colloidali. Il contatto fra acqua da trattare, sale di alluminio e polielettrolita avviene in una vasca di reazione munita di agitazione lenta. La separazione del fiocco di fango dall'acqua limpida che lo contiene viene effettuata in decantatori di tipo lamellare. Decolorazione - Ozonizzazione Le acque trattate presentano una colorazione residua derivante dalla presenza di coloranti non metabolizzati nel processo biologico. Al fine di ridurre o eliminare detta colorazione vengono utilizzati prodotti organici decoloranti, dosati nella vasca di ossidazione, oppure si applica il processo di ossidazione mediante reazione con ozono. Ozonizzazione L'ozonizzazione consente una reazione di ossidazione violenta fra l'ozono (O3) e le residue sostanze organiche presenti nell'acqua trattata, prima di essere avviata allo scarico. L'ozono ha anche un effetto battericida. L'ozono viene prodotto in reattori sottoponendo l'ossigeno gassoso a scariche elettriche. La miscela gassosa di ossigeno e ozono viene inviata alle vasche di contatto, a tenuta di gas, dove è diffusa nell'acqua attraverso setti porosi. TRATTAMENTO E SMALTIMENTO FANGHI I microrganismi cresciuti a seguito della metabolizzazione delle sostanze organiche, il cosiddetto "fango di supero", sono allontanati dal sistema depurativo e smaltiti nel seguente modo: Digestione La digestione è un processo biologico finalizzato alla riduzione della massa di microrganismi separati con il fango di supero; può essere di tipo anaerobico o aerobico. I residui della reazione di digestione, dopo la riduzione della massa di microrganismi sono in sintesi: * per la digestione anaerobica: metano, idrogeno solforato; * per la digestione aerobica: acqua e anidride carbonica. In quest'ultimo caso il fango di supero asportato dai decantatori secondari viene inviato alla vasca di digestione aerobica dove viene ossidato con ossigeno, insufflando aria e/o ossigeno gassoso. Addensamento Con l'addensamento del fango digerito si riduce ulteriormente il volume della massa separandone l'acqua contenuta sino ad ottenere una concentrazione di sostanza secca di circa 30 ÷ 40 gr./lt. Il fango proveniente dal ricircolo fanghi e/o dalla digestione aerobica viene addensato e successivamente disidratato, mentre l'acqua drenata è ricircolata in testa alla linea acqua dell'impianto. Disidratazione meccanica i fanghi provenienti dall'addensamento e/o dalla digestione biologica vengono ulteriormente ridotti di volume mediante disidratazione meccanica in centrifughe. Dopo centrifugazione il fango, contenente circa il 18 ÷ 20% di sostanza secca, è avviato allo stoccaggio per mezzo di coclee trasportatrici e/o pompe monovite. Stoccaggio In attesa del conferimento per lo smaltimento finale come rifiuto speciale, il fango disidratato viene stoccato in appositi silos muniti di sistema di caricamento dei cassoni adibiti al trasporto. Essiccazione Il fango stoccato nel silos, prima di essere avviato allo smaltimento, può essere ulteriormente disidratato in impianto di disidratazione termica a film sottile; dopo l'essiccamento il contenuto di sostanza secca nel fango si eleva a circa il 80 ÷ 90 %. I CONTROLLI Il processo di depurazione è costantemente sorvegliato sia mediante controlli analitici sia con un controllo del processo. Controlli analitici Le analisi giornaliere sono eseguite sulle acque reflue urbane in ingresso, nelle fasi di trattamento di depurazione intermedie e nelle acque trattate allo scarico. Il prelievo dei campioni da analizzare è effettuato con campionatori automatici proporzionali alla portata per le acque reflue in ingresso e allo scarico e con attrezzo per il campionamento istantaneo per le fasi intermedie. Controllo del processo Il controllo del processo viene attuato in automatico nelle varie fasi di trattamento mediante supervisori PLC che effettuano un monitoraggio continuo delle macchine e delle apparecchiature. I PLC sono collegati con un server di rete centrale il quale elabora i dati pervenuti è in funzione dei parametri di controllo impostati ne verifica la rispondenza inviando, se del caso, segnalazione di allarme. Le segnalazioni di allarme sono inviate al personale in servizio per il loro intervento 24h su 24h. ACQUEDOTTO INDUSTRIALE DEL LAGO DI COMO ![]() Notizie tratte dal compendio di Acquedotto Industriale soc. coop. a.r.l. -Como, gennaio 2002- per gentile concessione di Acquedotto Industriale del Lago di Como La Storia La storia dell'Acquedotto Industriale inizia nel 1972 quando, a fronte dell'impoverimento delle falde, l'Unione Industriali di Como costituì una Commissione per esaminare i problemi dell'approvvigionamento idrico delle aziende. Da sempre, infatti, il territorio Comasco è sede di industrie che, per i loro processi produttivi, necessitano di consistenti quantitativi d'acqua (si pensi ad esempio alle tintorie e stamperie per tessuti). Sorte originariamente sulle sponde del lago, hanno col tempo maturato l'esigenza di spostarsi alla ricerca di spazi che consentissero maggiori opportunità di ampliamento. Abbandonata quindi la fonte primigenia di approvvigionamento idrico, hanno dovuto riversarsi sulla falda e gli acquedotti comunali. Questo non ha comportato particolari problemi fino alla fine degli anni '70 quando, a causa dell'aumento indiscriminato e disordinato dei consumi e dei prelievi d'acqua, hanno iniziato a manifestarsi conseguenze drammatiche in termini ambientali, dalla scomparsa dei fontanili al prosciugamento dei corsi d'acqua naturale, oltre all'inevitabile abbassamento del livello della falda. Non solo, gli stessi acquedotti comunali si videro costretti a limitare l'erogazione di acqua potabile per gli usi civili. Insomma, ben presto la necessità di non sovraccaricare le falde e gli acquedotti con prelievi del tutto sproporzionati al loro dimensionamento suggerì alla Commissione di proporre la progettazione di un acquedotto industriale che obbedisse innanzitutto all'esigenza primaria di ridistribuire le acque disponibili sulla base della loro qualità: "le acque sotterranee di elevata qualità devono essere riservate all'approvvigionamento idrico per gli usi civili, mentre le acque superficiali (di lago, di fiume...), di qualità nettamente inferiore da un punto di vista igienico e batteriologico, possono essere utilizzate dalle industrie per i loro processi produttivi, salvo ovviamente casi particolari (industrie farmaceutiche, industrie alimentari, ecc.)". Questo progetto avrebbe garantito da un lato ai Comuni di poter disporre di riserve d'acqua "in esclusiva" per i consumi civili, dall'altra alle aziende di poter contare su: - la garanzia della fornitura d'acqua per uso industriale; - la garanzia dell'approvvigionamento ad un costo adeguato; - il considerevole risparmio energetico ottenibile con l'utilizzo dell'acqua del Lago, più calda e meno dura di quella di falda. Fu così che nel 1973 nel corso di un'assemblea promossa dall'Unione Industriali di Como, alla quale vennero invitate tutte le aziende potenzialmente interessate, si decise di avviare la fase progettuale dell'"Acquedotto Industriale" si definì un progetto che prevedeva una presa a Lago, un'unica tubazione da Como a Grandate e da qui lo sviluppo lungo tre direttrici (Villaguardia - Fino Mornasco - Figino Serenza. Nel 1976 si arrivò alla costituzione di un "Comitato Promotore" - formato da tanti imprenditori quanti erano i Comuni ritenuti interessati al progetto e cioè: - Como, Grandate; - Montano Lucino, Villaguardia, Lurate Caccivio, Bulgarograsso; - Casnate con Bernate, Luisago; - Fino Mornasco, Cassina Rizzardi; - Senna Comasco, Cantù, Cucciago, Figino Serenza. Il Comitato, con la collaborazione delle relative Amministrazioni Pubbliche, si attivò per elaborare un aggiornamento puntuale di tutti i consumi idrici e per ottenere il consenso alla realizzazione dell'Acquedotto Industriale da parte dei Comuni medesimi e dei futuri utenti. Costituzione della Società Il 20 ottobre 1978 si diete vita alla Società "Consorzio per l'Acquedotto Industriale del Lago di Como - società cooperativa a responsabilità limitata" (in abbreviato "Acquedotto Industriale -soc.coop. a.r.l.") Costituita con scopi consortili non di lucro, la Società si adopera per assicurare alle imprese socie l'approvvigionamento d'acqua per gli usi industriali e per le necessità aziendali con l'esclusione dell'uso potabile. La realizzazione degli impianti si è concretizzata nei seguenti periodi: anno 1981/1982 a) Posa delle condotte nei Comuni di Villaguardia e Lurate Caccivio con la costruzione del serbatoio di Villaguardia-Macciasca; b) posa della tubazione da Montano Lucino a San Fermo della Battaglia. anno 1983/1984 Posa delle tubazioni dell'anello dell'Acquedotto Industriale nei Comuni di Montano Lucino, Villaguardia, Bulgarograsso, Cassina Rizzardi, Fino Mornasco, Luisago, Casnate con Bernate con la costruzione del serbatoio di Cassina Rizzardi e dei torrini piezometrici di Grandate: anno 1988/1989 Posa delle tubazioni diametro 900 mm. dalla stazione di pompaggio a lago (Giardini Pubblici) attraverso la città sino alla zona Vaj (forno incenerimento) e collegamento con i torrini piezometrici di Grandate con la costruzione delle stazioni di pompaggio intermedie a Valmulini e Vaj. anno 2000/2001 Costruzione della nuova presa a lago e della nuova stazione di pompaggio a lago (Giardini Pubblici). Costruzione di due serbatoi completamente interrati sulla collina di Grandate. |
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