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Archeologia Sahariana
a cura
di Mario Rumi

Caro lettore, per una approfondita conoscenza della materia ti
consiglio di visitare il sito del CENTRO STUDI DI ARCHEOLOGIA
AFRICANA di Milano.ù

Da parte nostra ti proponiamo questi capitoli tratti da:
Sahara, diecimila anni di storia
a cura di Beatrice e Mario Rumi
(pubblicazione a cura dell'Associazione Manuel Rumi Onlus)
PREISTORIA E STORIA DEL SAHARA
PICCOLO GLOSSARIO
Preistoria –Periodo
delle più antiche manifestazioni culturali della specie umana, del
quale non esiste documento scritto.
Protostoria – La più antica fase della storia di una civiltà, di un
popolo.
Storia Antica – Fino al 476 d.C. Percorsi storici da 2 milioni di
anni fa alla storia moderna - contemporanea Periodo Descrizione
Paleolitico ( o della ) Periodo più antico della preistoria (da 2
milioni a 90.000 anni fa) occupa tutto il Pleistocene, da quando
l’uomo è apparso sulla terra fino alla fine delle grandi glaciazioni
Neolitico ( o della ) Periodo delle civiltà preistoriche (10.000
anni fa) caratterizzato dalla lavorazione della pietra onde ottenere
strumenti levigati. Diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento
del bestiame. Invenzione della ceramica e della tessitura.
Età del Bronzo Periodo la cui datazione si individua nel 3°
millennio a.C. ( per i paesi del Mediterraneo orientale e il vicino
Oriente), e nel 2° millennio a.C. per l’Europa occidentale. Con i
procedimenti di fusione della lega di rame e stagno, si diffuse
l’uso delle armi e di utensili di bronzo e parallelamente la pratica
delle relazioni commerciali.
Età del Ferro Periodo che inizia dalla metà del 2° millennio a.C.,
caratterizzato dalla diffusione del ferro e dei manufatti in ferro.
Per alcuni paesi del Medio e Vicino Oriente e dell’Africa
Settentrionale, l’Età del Ferro coincise con una già raggiunta
floridezza sociale e civile. In Europa Occidentale iniziò verso il
principio del 1° millennio a.C.
Medio Evo Epoca storica compresa tra l’età antica e l’età moderna, i
cui termini sono fissati convenzionalmente tra il 476, anno della
caduta dell’Impero Romano d’Occidente, e il 1492 anno della scoperta
dell’America.
Moderna – Contemporanea Inizia dal 1500
ANTROPOLOGIA
Disciplina che studia l’uomo nei suoi aspetti fisico-organici e
razziali
ARCHEOLOGIA Scienza che studia le civiltà antiche considerandone i
monumenti, le iscrizioni e gli oggetti venuti alla luce attraverso
gli scavi
ETNIA Gruppo umano accomunato da determinati caratteri fisici,
linguistici e culturali
ETNOGRAFIA Studio dei costumi e delle tradizioni dei popoli con
intento puramente descrittivo
ETOLOGIA Studio dei costumi umani nei diversi contesti storici –
studio dei caratteri
FILOLOGIA Disciplina che studia i documenti linguistici e letterali
di una cultura o di una civiltà letteraria
FILOGENESI La scienza che studia l’evoluzione degli organismi
vegetali e animali dalla loro comparsa sulla Terra a oggi
LEUCODERMA Indica colore bianco o chiaro
MALANODERMA Indica colore nero o colorazione scura
PALEONTOLOGIA Scienza che studia i resti fossili
PALETNOLOGIA Scienza che studia le civiltà dei popoli preistorici
POPOLO Abitanti di una regione geografica o politica, accomunati da
lingua, origini, tradizioni, credenza comuni
RAZZA Complesso di individui appartenenti alla stessa specie e
aventi una serie di caratteri ereditari comuni che li differenziano
dagli altri
Una civiltà
ritrovata
Il Sahara non è sempre stato un deserto. Nella sua morfologia
tormentata, fatta d’enormi ammassi dunari, sconfinate distese
pietrose, sterili depressioni saline, alti picchi montani e profondi
canyon, è possibile leggere, meglio di ogni altro luogo, la storia
passata del nostro pianeta. Il suolo, privo di vegetazione e di
humus, presenta chiare e intatte le stratificazioni delle ere
geologiche, come un libro aperto alla natura. Questo antico racconta
del molteplice avvicendarsi di epoche aride ed umide e conserva la
memoria di remotissimi cataclismi e rivoluzioni climatiche. Il più
recente periodo secco, che interessa tuttora il Sahara è iniziato
circa 10.000 anni fa, dopo l’ultimo Postglaciale, e ha visto come
osservatore impotente, ma attento, lo stesso uomo.
Ritirati sugli altopiani più elevati – nelle cui gole profonde, al
riparo di alti picchi, si conservano più a lungo: il clima, la flora
e la fauna di tipo tropicale- i gruppi umani del Mesolitico e del
Neolitico sahariano hanno documentato, con una quantità
impressionante di graffiti e pitture rupestri, un’era d’intenso
popolamento e di antiche civiltà. Nel Tassili n’Ajjer e degli Aïr,
sugli Hoggar e nel Tibesti, in nicchie ed alveoli scavati
dall’erosione nelle rocce, grandiosi cicli pittorici- in un’immensa
esposizione d’arte all’aperto – dimostrano l’altissimo livello
artistico raggiunto dai popoli del deserto, quando ancora la civiltà
egizia muoveva i primi passi, e permettono di rievocare quel mondo
lontano. E’ possibile seguire con continuità un arco di migliaia
d’anni di storia dell’umanità – dai gruppi di cacciatori alle prime
esperienze di domesticazione animale e vegetale, alla
sedentarizzazione, fino alla diffusione del carro a due ruote e
dell’alfabeto- attraverso immagini eseguite dagli stessi
protagonisti.
I fossili
I fossili sono i
resti di animali e vegetali vissuti in epoche geologiche passate; la
loro presenza nelle rocce ci permette di percorrere la vita sulla
terra, in quanto essi ne costituiscono la testimonianza diretta.
Prova concreta dell’evoluzione degli organismi, i fossili dimostrano
che le specie animali e vegetali attualmente viventi non sono
immutabili, ma sono il risultato di molteplici cambiamenti avvenuti
nel tempo. Lo studio dei fossili ( la paleontologia) dunque ci
consente non solo di conoscere gli organismi vissuti in epoche
precedenti l’attuale, ma ci proietta anche attraverso il tempo negli
antichi ambienti del passato.
Il Sahara è una miniera inesauribile di fossili. Sono racchiusi
nelle sue rocce che corrispondono a porzioni di antichi mari o di
terra ferma. Sono resti di animali e piante, vissuti molto tempo fa,
che sono diventati pietra.[1]
Una grandissima testimonianza di tutto questo è stata portata alla
luce pochissimi anni fa da una spedizione italiana nel Deserto del
Ténéré in Niger: Il cimitero dei dinosauri





Il cimitero dei
dinosauri
Sulla scorta delle
rilevazioni di un tuareg, nel febbraio del 1972 Virgilio Boccardi ,
Cino Boccazzi , il professor Augusto Azzaroli , il professor Pinna e
l’operatore cinematografico Sergio Manzoni, nel deserto del Niger,
fecero una straordinaria scoperta: un cimitero dei dinosauri. Dopo
centoventi milioni di anni sono così tornati alla luce i resti di
una fauna poco conosciuta fino ad ora, che visse quando il deserto
africano non era ancora tale. La spedizione ha ritrovato, oltre a
numerosi resti di cheloni e coccodrilli, non solo ossa isolate –
come avviene nella maggioranza dei casi – ma addirittura delle
vertebre in connessione anatomica e scheletri, più o meno completi,
che dimostrano la grande varietà di forme dei dinosauri esistenti.
Rimasti inglobati, insieme agli altri invertebrati, sul fondo
melmoso delle antiche paludi di Gaudoufouà, furono sepolti dai
sedimenti, che li hanno tenuti celati sino ad oggi.[2]



I manufatti
sahariani I gruppi umani del Paleolitico devono aver conosciuto una
grande mobilità al seguito delle migrazioni della selvaggina, che
costituiva il principale alimento. Sappiamo come l’uso dei primi
utensili abbia influito sullo sviluppo delle facoltà intellettuali
attraverso lo stimolo cerebrale necessario all’acquisizione di
abilità nelle pratiche di taglio e lavorazione. Nel Sahara, la
stragrande diffusione di vere e proprie industrie di strumenti di
pietra, vari e differenziati, permette di seguire con continuità
questo strabiliante processo d’affinamento delle capacità culturali.
Ai margini degli antichi bacini prosciugati, sulle superfici dei
grandi reg spazzati dal vento o lungo le alluvioni degli uadi é
facile trovare centinaia di ciottoli appena sbozzati, semplici
scaglie di selce o grandi asce bifacciali , raffinate punte di
freccia ed anche minuscoli frammenti di uova di struzzo
sapientemente arrotondati e forati. Tutti questi manufatti,
appartenenti a periodi lontanissimi fra loro, sono spesso vicini
l’uno all’altro in grandissime quantità, come se le tecniche, messe
a punto in più di un milione di anni, siano state elaborate senza
discontinuità nel medesimo luogo. In realtà, i pesanti strumenti di
arenaria del Paleolitico inferiore arcaico, necessari a colpire e
frantumare, si trovano mescolati alle aggraziate piccole asce
levigate di diaspro verde e alle perle di amazzonite e di uova di
struzzo del Neolitico: gli uni e le altre sono stati messi a nudo
dalla deflazione e depositati sullo stesso suolo roccioso per lo
smantellamento e l’asportazione degli strati sedimentari.
La necropoli dei
Garamanti
Lo uadi El Adjal è
un viale di palme di circa 200 km, che da Sebha, raggiunge il cuore
del Fezzan . Un varco verde tra il giallo delle alte dune dell’erg
di Duada a nord e i pietrosi bastioni scuri della sterminata hammada
di Murzuk a sud. Fra i palmeti dello uadi si insiedarono i primi
gruppi umani del Sahara e fiorì l’antica civiltà dei Garamanti.
I risultati dei primi scavi compiuti negli anni ’30 da una missione
della , diretta dall’archeologo Biagio Pace, furono sorprendenti:
poco a poco tutta la civiltà dei Garamanti tornò alla luce, con i
suoi riti funebri, i suoi prodotti, le sue costruzioni, le sue armi
e i suoi fiorenti commerci. I resti di questi antichi abitanti del
Sahara sono stati esumati e classificati dall’antropologo Sergio
Sergi dell’Università di Roma, che ha potuto restituire a questo
popolo, rimasto fino a quell’epoca misterioso, la sua individualità
etnica e il suo posto tra le popolazioni mediterranee della
preistoria. Esistono parecchi tipi di tombe, tutte ricoperte di
tumuli di varia forma: a fosse, a cassa, a camera dal tetto piatto o
a cupola
I migliori documenti storico-etnografici di cui disponiamo sui
Garamanti sono firmati da Pace, Caputo e Sergi fra le due guerre.
Gli studi del Sergi sono importanti soprattutto perché dimostrano
che gli antichi abitanti dello uadi El Adjal erano in maggioranza di
stirpe mediterranea. Per Sergi, così come per Barbara Barich <
insigne paleontologa dell’Università La Sapienza di Roma, capo delle
missioni archeologiche italo-libiche> non sussistono dubbi che i
Garamanti siano gli antenati degli attuali Tuareg e che
rappresentino il livello finale di una serie di migrazioni dall’area
mediterranea che si innestarono sugli elementi negroidi autoctoni
del Fezzan.




I rupestri
I rupestri, termine
che indica l’insieme di graffiti e pitture su roccia.
Nel corso del Congresso Panafricano di Preistoria (Dakar 1952) la
Commissione per l’Arte Rupestre (presieduta da H.Lothe e di cui
facevano parte C.Roubert, A Sahli, L.Lefebre, P. Graziosi, Th.
Monod, R. Mauny e F. Mori) si convenne di adottare una
periodizzazione dei rupestri in quattro fasi principali, le prime
due sviluppatesi in epoca preistorica e le ultime due in epoca
storica, riferendole agli animali che meglio avevano caratterizzato
i singoli periodi, senza con ciò escludere l’esistenza di tipologie
e di sottogruppi diversi che possono essersi sviluppati o essere
prevalenti in determinate regioni rispetto ad altre[3].
Suddivisione in
periodi dell’arte parietale sahariana
Periodo Fase
Denominazione Età Raffigurazioni
Primo 1° Bubalino 7 – 6000 a.C. – 4000 a.C. Bufalo antico,
rinoceronti, elefanti, giraffe, gazzelle e figure umane
2° Delle teste rotonde Figure umane con la testa di grandi
dimensioni perfettamente rotonda
Secondo Bovidiano 4000 a.C. fino ad oltre il 1000 a.C. Gli animali
sono disegnati realisticamente e vengono rappresentati in mandrie,
accompagnate dai pastori
Terzo 1° Fase iniziale dei carri 1200 – 400 a.C. Immagini di carri
trainati da cavalli, sovente di bighe o di quadrighe. Sono
l’espressione della discesa nel Sahara di genti comunemente chiamati
“popoli del mare” provenienti dall’area mediterranea.
2° Dei cavalieri 400 a.C. – 100 d.C. In questo periodo, accanto ai
rupestri, appare la scrittura tifinagh, che secondo R. Mauny fece la
sua apparizione nel Sahara centrale intorno al II secolo a.C.
3° Cavallo e cammello 100 – 300 d.C. Cavallo misto al cammello
Quarto Camelino dal III secolo d.C. ai giorni nostri Le
raffigurazioni rispetto a quelle precedenti, e per tecnica e stile,
rappresentano una cultura artistica decadente. Le immagini sono
infatti tracciate con pochi semplici tratti essenziali, estremamente
schematici.
Fonte principale:
Massimo Baistrocchi, Antiche Civiltà del Sahara, copyright, U.
Mursia editore S.p.A., Milano,1986.
Gli studi dell’arte
rupestre sahariana
“I primi rapporti
che attestano la presenza di rupestri nell’Africa settentrionale e
nel Sahara sono attribuibili ai militari francesi di stanza nella
nuova colonia dell’Algeria. Le prime osservazioni risalgono al 1847
e registrano la presenza di incisioni rupestri nel sud oranese (il
loro studio sistematico venne portato a termine soltanto un secolo
dopo da H. Lothe)[4]. Quasi contemporanea è la scoperta di antiche
incisioni rupestri nel Fezzan, come riporta H. Barth (1850). A
queste prime segnalazioni fecero seguito la scoperta di nel Tassili
n’Ajjer da parte di H.Duveyrier (1860) e di incisioni rupestri nel
massiccio del Tibesti rilevate dallo studioso Nachtigal (1869). Sul
finire del secolo, tra il 1893 ed il 1899, il militare F. Foureau,
che aveva qualche attrazione per la preistoria, segnalava
l’esistenza dei primi affreschi nel Tassili n’Ajjer e di incisioni
rupestri nel massiccio dell’Aïr, mentre nel 1909 il cap. Cortier
annunciava altri importanti rinvenimenti nel Tassili algerino.
Una svolta negli studi sull’arte sahariana viene registrata a
partire dal 1921, con la pubblicazione della prima fotografia dei
rupestri del sud oranese da parte di G.B.M. Flamand (Les pierres
écrites), a cui fece seguito nel 1925 lo studio a carattere
etnologico di L.Frobenius e H.Bobermaier sull’arte del Fezzan
(Hadschra Maktuba)[5].
Nella seconda metà degli anni Trenta ebbero luogo le spedizioni di
L. Frobeninus e le prime missioni italiane di Pace, Sergi e Caputo,
mentre nuove importanti ricerche venivano realizzate da R. Vaufrey ,
P. Graziosi, L. di Caporiacco e M. Dalloni nel Fezzan e in
Tripolitania; da M.Dalloni, A. Desio, il gen. Huard nel Tibesti; da
E.F. Gauthier, M. Reygasse, F. de Chasseloup-Laubat e H. Lothe
nell’Hoggar; da F. de Zelther nell’Aïr.
Dopo la pausa della guerra, gli studi sahariani ripresero con E.
Lothe, che nel 1956 esplorò il versante algerino del Tassili (Alla
ricerca degli affreschi del Tassili), con F. Mori che percorse il
versante libico (Arte preistorica del Sahara libico,1960 e Tadrar
Acacus: Arte rupestre e cultura del Sahara preistorico,1965) e con
altri studiosi”[6].
Le incisioni
rupestri di Taouardei (Mali)
Nel 1983 ed in
seguito nel 1987, per la prima volta nella lunga avventura della
paleontologia sahariana, una spedizione italiana ha raggiunto,
rilevato e riportato in Italia la memoria incisa su roccia degli
antichi cavalieri del Sahara.
La spedizione è stata organizzata dal di Milano col patrocinio e la
tutela scientifica del Museo di Storia Naturale di Milano e con
l’autorizzazione dell’Istitut de Sciences Humaines de Bamako[7]
Nella primavera 1989, a cura di Giulio Calegari, è stata allestita a
Milano una mostra di proporzioni inedite per l’Italia di 380
incisioni rupestri in scala 1/10, sistemate roccia dopo roccia
esattamente come sono state scoperte a Taouardei, su una superficie
totale di 400 mq[8].
Touardei appare come un arcipelago di rocce granitiche emergenti nel
deserto di una regione saharo-saheliana tra le meno esplorate.,
situata a 180 km a nord-est della città di Gao, già sede del grande
impero sudanese degli Askya. Vi si legge la storia di un angolo del
Sahara dimenticato che va dal Paleolitico inferiore al Neolitico.
Protagonista dei rupestri è il cavallo, che compare per la prima
volta nell’atto di trainare i celebri carri da guerra al , poi
diventa animale da sella. A Touardei, quelli raffigurati esprimono
sostanzialmente due culture: una di tipo libico-berbera che presenta
equini scattanti e dinamici, adatti all’azione di guerra; l’altra
successiva, che raffigura il cavallo animale statico adornato,
indicando differenti posizioni sociali[9].
Che cosa era successo a Taouardei ? Il paletnologo Giulio Calegari,
responsabile delle ricerche sul campo, ha ipotizzato una risposta:
il cavallo, giunto in Africa nel XVI secolo a.C., con l’invasione
dell’Egitto da parte degli Hyksos, diviene espressione di
conquistatori che con esso attraversano il Sahara. In seguito questo
animale si attesta nella fascia orizzontale del Sahel. Qui, in un
ambiente adatto e con l’andare del tempo, diviene un elemento di
prestigio per le popolazioni di vita più stanziale[10].

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[1] Silicizzazione: processo di fossilizzazione in cui atomi di
silicio si sostituiscono agli atomi di carbonio delle sostanze
organiche, Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, op.
cit.
[2] Virgilio Boccardi, Cino Boccazzi, Il cimitero dei dinosauri. Il
racconto di una straordinaria scoperta nel deserto del Teneré,
copyright per tutto il mondo, 3ª ed., SugarCo Edizioni S.r.l.,
Milano, 1978.
[3] Massimo Baistrocchi, Antiche Civiltà del Sahara, Copyright, U.
Mursia editore S.p.A., Milano, 1986.
[4] ivi, p. 73
[5] ivi, p. 74
[6] ibidem
[7] Il sito non era del tutto sconosciuto e già nel 1952 H. Lothe vi
aveva descritto una quarantina di incisioni, ricavate da fotografie
scattate dall’amministrazione francese negli anni ’30, ma ne lui e
nessun altro studioso si era mai recato sul posto per svolgervi
ricerche approfondite. (Giulio Calegari , Taouardei . Memoria di
antichi cavalieri del Sahara, La mostra di incisioni rupestri del
Mali, Centro Studi Archeologia Africana, Milano, 1989)
[8] Giulio Calegari, Taouardei. Memoria di antichi cavalieri del
Sahara, op. cit.
[9] Attilio Gaudio, Uomini blu. Il dramma dei Tuareg tra storia e
futuro, a cura dell’Associazione Transafrica, Firenze, Edizioni
Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole, Fi, Copyright, 1993.
[10] ivi
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