Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                      

 LA REALIZZAZIONE   DI UN POZZO  D'ACQUA

 

 

 

 

 

 

COSTRUIRE UN POZZO 

I pozzi dell'associazione Manuel Rumi
di Giovanna Soldini
(Tratto dal quaderno Aman-Iman)



Non ricordo esattamente le parole di quell'antico proverbio cinese , ma il senso sì. Se vuoi dare da mangiare ad un affamato non devi regalargli del cibo, ma devi insegnargli a pescare. E' con questo principio che Mario Rumi sta realizzando una serie di pozzi in Africa. L'ultimo, in ordine di tempo, è quello di Arawan. Semplici pozzi che non necessitano di tecnologie particolari, ma rispettano la tradizione locale. Immediati nell'uso e nella manutenzione non richiedono costosi interventi esterni. L'estrazione dell'acqua, però, non è certo delle più comode. Al contrario essa è fatica. Fatica per l'uomo. Fatica per gli animali. Ma la fatica è sempre premiata quando persegue un fine nobile. E l'acqua è un fine più che nobile. L'acqua è vita. In questo modo si previene uno sfruttamento intensivo ed inadeguato delle risorse del sottosuolo. Questi pozzi sono pensati per un utilizzo che rispetta la precarietà di un ecosistema molto fragile, come quello del deserto. Punti d'acqua sicuri che assumono un significato di stabilità. Guai ad abusare della benevolenza del sottosuolo che stilla acqua ed alimenta il pozzo ! Guai ad inquinare quel bene tanto prezioso quanto scarso che è fonte di vita ! E il nomade del deserto conosce bene queste regole. Basta osservare i suoi gesti per capire l'importanza dell'acqua. Gesti sicuri e precisi, sempre; quando attinge l'acqua dal pozzo, quando la riversa nel contenitore di pelle di capra, quando prepara la tagilla, il tè, la zuppa di miglio, quando si lava le mani per mangiare, per pregare. Un gesto, quest'ultimo, che quasi sempre viene soltanto mimato, in quella ritualità sobria ed elegante che precede ogni preghiera, nell'accostarsi dell'uomo a Dio.
I pozzi dell'associazione Manuel Rumi non sono mai luoghi scelti a casaccio, ma vengono realizzati laddove è stato indicato da chi là, nel deserto, ci vive. 
I nomadi tuareg organizzano i loro spostamenti, la loro vita attorno ai pozzi, punti d'acqua inamovibili a cui essi fanno sempre riferimento e ciclicamente ritorno. Il pozzo non è soltanto il luogo dove attingere l'acqua. Il significato del pozzo va ben oltre questo. Il pozzo è il luogo principe per gli incontri. E' punto di contatti e di scambi. Intorno al pozzo si fanno conoscenze, s'intrecciano amicizie, nascono amori, ma anche liti, disaccordi e ostilità. Qui circolano notizie, impressioni e... merci ! Il pozzo è un vero e proprio microcosmo di scambi di ogni tipo e natura. Scambi di informazioni, ma anche scambi di beni di consumo. Se si dovesse analizzare dall'alto del cielo la rete di tracce che conducono al pozzo e si infittiscono via via che ci si avvicina ad esso, si scoprirebbe che il pozzo è come un grande incrocio nel deserto ; punto d'arrivo, di transito e di partenza degli itinerari di nomadi, pastori e carovanieri.
Così, seguendo dei principi tanto semplici quanto fondamentali, l'associazione rispetta la vitalità dei punti d'acqua e, poiché l'acqua è vita, donare un pozzo significa donare vita.

Giovanna M. Soldini 
Inizia i suoi viaggi-studio nel Maghreb, in Medio Oriente e nel Sahara negli anni 70 quando, libera dagli impegni dell'insegnamento di educazione fisica, può dedicare tre interi mesi allo scopo. La passione per l'argomento la conduce alla laurea in etnologia (Università di Zurigo, Svizzera), all'apprendimento di base della lingua tuareg (nell'oasi di Djanet, Algeria) ed infine al diploma di perfezionamento in lingua araba (I.S.I.A.O., Milano). Per motivi di studio ha vissuto con i Tuareg del villaggio di Aghoum (Djanet, Algeria), dove è stata adottata da una famiglia e dove ha condotto una ricerca di dottorato sui mutamenti socio-economici ed alimentari dei Tuareg di Djanet. Da allora non ha mai smesso di frequentare il Sahara, intraprendendo ogni estate ricognizioni ed esplorazioni a scopo di ricerca scientifica in Algeria, Niger e Libia. Ha organizzato ed allestito diverse mostre sull'argomento (Museo Etnografico di Zurigo, Museo Etnografico di Varese e mostre itineranti). Ha pubblicato in lingua tedesca una monografia sui Tuareg e, in italiano, diversi articoli sul Sahara e sui Tuareg, sia a carattere scientifico che divulgativo. Ha rilasciato interviste a canali televisivi e riviste settoriali e femminili e scritto i testi per i libri fotografici di Franco Merici. E' socia del Centro studi Archeologia Africana di Milano e dell'Association des Amis de l'Art Rupestre Saharien. Attualmente collabora con la redazione della rivista scientifica Sahara del Centro Studi Luigi Negro di Milano.

La nostra collaborazione con Amref Italia

Siccità in Africa: aggiornamento dal campo.

Testimonianza di G. Vassallo in missione nei luoghi colpiti dalla siccità 

Arrivato in Kenya chiedo da subito informazioni sulla siccità  e sui problemi che sta creando. Incontro a Nairobi Rebecca una giovane ragazza che mi dice con orgoglio che i primi aiuti alimentari sono già  arrivati.
E' visibilmente scossa ".. la televisione trasmette immagini terribili: la scena di un bambino attaccato al seno della madre ormai morta ha smosso gli animi di tutti noi".

Incontro Denge responsabile del progetto idrico-sanitario in Kitui. Denge viene dal nord, dal distretto di Marsabit. La sua è una famiglia di pastori. Mi dice che hanno già  perso l'80% del bestiame. Da qui alle prossime piogge, a novembre, perderanno tutto.

A migrare sono soprattutto donne e bambini spinte dalla fame a lasciare le proprie case in cerca di un posto dove trovare cibo e acqua. Gli uomini infatti si sono già  allontanati all'inizio della siccità  con la maggior parte degli animali in cerca di acqua e pascoli.
Hawa, la figlia e cinque nipoti hanno percorso 50 km a piedi verso la città  di Wajir. "Tutti i nostri animali sono morti perchè non c'era pascolo e non c'era acqua."

Prova della devastazione che la siccità sta portando sulla vita della gente è il paesaggio disseminato di carcasse di scheletri di capre e mucche.
Occasionalmente, trovo i resti di un asino. Non forniscono latte o carne ma gli asini sono più resistenti degli altri animali e rappresentano l'ultima possibilità  di sostentamento per le famiglie. Sono utilizzati per trasportare legna da ardere per uso domestico e per la vendita, e per portare l'acqua su lunghe distanze.
Quando anche l'asino muore la famiglia non ha letteralmente più nulla.

Mwangi, l'infermiera responsabile del reparto maternità  del Wajir Hospital parla del preoccupante aumento di diagnosi di anemia nelle donne in gravidanza.
La combinazione di vivere in un ambiente duro, la malnutrizione e le ore di cammino hanno portato a un aumento della preeclampsia dei parti prematuri e dei bambini nati sottopeso.
Le donne incinte arrivano denutrite, non hanno abbastanza sangue, e non hanno la forza di spingere i bambini durante il parto e, una volta nati, non sono in grado di allattarli al seno.

Abdia è già  stata al Centro Sanitario due settimane fa con suo nipote. Il bambino ha due anni, ma per la denutrizione sembra di otto mesi appena.
Viene subito assistito ma non vuole lasciare le braccia di Abdia. Lei gli sta accanto fino a quando sarà  dimesso.
Dopo qualche giorno si ripresenta al Centro. "Non so cosa dargli da mangiare", spiega Abdia. "
Usavo il latte di capra ma abbiamo dovuto venderle tutte per comprare farina. Gli animali rimasti non riusciamo neppure a venderli perchè troppo magri.
Noi sopravviviamo da giorni bevendo tè nero ma non abbiamo nulla da dare al bambino.

I primi fondi raccolti sono stati fondamentali per il sostegno delle popolazioni colpite da questa catastrofe.
L'apertura di Centri di Accoglienza nelle 10 zone a rischio come quello dove opera l'infermiera Mwangi sta facilitando il parto e il soccorso delle donne con gravidanze avanzate e il sostegno dei bambini appena nati.
Il Presidio di Emergenza dove Abdia ha portato il nipote è stato rifornito di integratori alimentari e vitamina A per bambini, donne incinte e malati di AIDS .
AMREF sta inoltre lavorando per garantire la tutela dei i servizi igienico-sanitari e di tutte le fonti idriche raggiunte dai progetti. Per prevenire malattie causate dall'acqua contaminata distribuirà 1,8 milioni di pasticche per la disinfezione dell'acqua e sta incrementando le analisi batteriologiche su tutte le fonti di acqua potabile.

Molto è stato reso possibile grazie agli aiuti ricevuti ma la situazione richiede ancora il nostro impegno.
Ogni singolo aiuto è fondamentale.

Grazie. 

AMREF Italia Onlus via Boezio, 17 00193 Roma - Tel. +39 06.99704650- Fax +39 06.3202227
Codice Fiscale 970 56 980 580 - Partita IVA 0547 117 1008
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DONAZIONE ONLINE carte di credito Circuito VISA e Mastercard - Paypal


AIUTIAMO L'AFRICA A NON AVERE PIÙ BISOGNO DI NOI

Due mani che si stringono, due sorrisi "belli e veri", due parole e una barzelletta, ecco come si stipula un contratto di amicizia e di collaborazione.
Le due mani sono la mia e quella di Mario Rumi e il contratto è quello di offrire da bere a quelli che hanno veramente sete, costruire pozzi d'acqua in quei posti dove si pensa che l'acqua abbia il colore del fango.
Io insieme ad Amref, Rumi assieme alla sua Associazione.
Amref Flying Doctors (Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca) fondata nel 1957, è la più importante fondazione sanitaria privata senza alcun scopo di lucro che opera in Africa, i suoi progetti mirano ad aiutare l'Africa a non avere più bisogno di aiuto.
La filosofia dell'Associazione Manuel Rumi assomiglia molto a quella di Amref.
Non vogliamo essere una goccia nell'Oceano, vogliamo essere una tanica d'acqua in una capanna africana.
Icio de Romedis per Amref - Italia

Il sentimento che ci unisce ad Amref è quello di portare acqua nelle zone colpite dalla siccità in Kenya e Tanzania
Noi ci siamo impegnati di raccogliere le somme per l'acquisto ed il trasporto delle pompe di aspirazione. Amref si assume il costo delle perforazioni e del materiale per l'armatura dei pozzi. La mano d'opera è completamente indigena ed è assistita sul posto dal personale di Amref.
Con € 2500,00 (duemilacinquecento) puoi donare un pozzo.
Amref Italia donerà al benefattore una targa del pozzo con l'indicazione del suo nome, una eventuale dedica, la zona, il villaggio, la profondità del pozzo e quante persone potranno beneficiare dell'acqua di questa nuova fonte di vita.

Mario Rumi per Manuel Rumi - onlus


La nostra collaborazione con la ICIO Onlus


Dopo 15 anni di attività , Icio de Romedis ha deciso che è il momento
di intervenire personalmente in quelle zone che ormai conosce molto bene.
E così nasce la sua piccola associazione "ICIO" Onlus.
Naturalmente continuerà a far parte della grande famiglia "AMREF Italia" come membro del Consiglio Direttivo e a sostenere il suo progetto idrico nella regione del Kajiado.
La "ICIO" Onlus aiuterà le zone limitrofe alla regione del Kajiado
dove Amref non interviene per vari motivi logistici e gestionali.

Il progetto idrico della ICIO Onlus ha lo scopo di facilitare l'accesso all'acqua alle popolazioni bisognose nel distretto di Taveta confinante con il Kajiado.
Icio de Romedis per ICIO Onlus

Con entusiasmo partecipiamo alla nuova inizia di Icio. Con lui andiamo sul sicuro e abbiamo la certezza di poter realizzare nuove fonti di vita per i bambini del distretto di Taveta in Kenya.

Con una donazione di € 1800,00 (milleottocento,00), fatto alla nostra associazione è possibile realizzare un pozzo d'acqua in queste zone particolarmente colpite dalla siccità. 
La ICIO Onlus donerà al benefattore una targa del pozzo con l'indicazione del suo nome, una eventuale dedica, la zona, il villaggio, la profondità del pozzo e quante persone potranno beneficiare dell'acqua di questa nuova fonte di vita.

Mario Rumi per Associazione Manuel Rumi Onlus

MODALITA' PER LE DONAZIONI







Associazione Manuel Rumi Onlus

Via Cadorna 24 22030 Lipomo (Como) Tel e Fax 031555472
info@manuelrumi.org