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La Favola di Manuel e Falco
Oltre l’orizzonte
MARIO RUMI
La storia vera di
due genitori alla ricerca di una verità nascosta tra le sabbie del
Sahara, tratta da “Manuel il mio Tuareg”di Mario Rumi.
Ho scoperto ció che un bambino che sogna deve sapere.
"non esiste un orizzonte tanto lontano che non si possa raggiungere
e superare"
(Beryl Markham “ West with the night”)

C’era una volta… un
bambino di nome Manuel, che fin da piccolo passava ore e ore
fantasticando viaggi sulle cartine geografiche del suo atlante.
Sognava terre lontane, circondate da mari e deserti.

La sua fantasia prendeva il volo. Gli sembrava di essere tra quella
gente vestita o seminuda, di accarezzare il lungo collo delle
giraffe, le grandi orecchie degli elefanti, la criniera dei leoni e,
con loro, correre nelle sconfinate savane dove il cielo, nel rosso
della sera, è così basso che tocca i rami dei giganteschi bao-bab.



Le foto dei cammelli che attraversavano le dune guidati dai tuareg,
gli uomini blu, dal volto eternamente coperto con veli bianchi o
scuri, lo affascinavano ancor più. Gli sembrava di essere uno di
loro. Si sentiva un grande tuareg che brandiva al vento la
luccicante spada o che vegliava nella notte stellata attorno al
fuoco, ai piedi di una duna.



Un giorno, i suoi genitori gli regalarono una vespa e incominciò a
viaggiare. Pian piano, i sogni diventavano realtà.
Quando viaggiava non era mai solo. Sopra di lui, in qualsiasi parte
si trovasse, un falco volteggiava nel cielo, quasi a fargli da
guida.

Manuel se ne era accorto da molto tempo e si domandava il perché
della sua presenza.

Una sera, mentre montava la sua tendina, Falco scese dal cielo e si
posò sul prato accanto a lui.
“Ciao”, gli disse Manuel. “E’ tanto che mi segui, chi sei? Da dove
vieni?”
“Sono il tuo angelo custode” gli rispose Falco. “Ti seguo fin dal
tuo primo viaggio. Vengo dai Pascoli del Cielo, Il mio nido è lassù,
tra i rami di un albero cresciuto nel cuore di una nuvola.
Ora sono qui, per accompagnarti nei viaggi che tanto sognavi da
piccolo, poi, ti condurrò , lassù, nel Cielo, e tu prenderai il mio
posto, perché ormai sono vecchio e affaticato”.

“Allora staremo sempre assieme?”, gli disse Manuel.
“Si”, rispose Falco. Domani, partiamo di buon ora per visitare la
Grecia e la Turchia.


Finiti gli studi, Manuel ebbe un lavoro che gli permetteva di
viaggiare, e visitare il mondo. Falco, l’inseparabile amico, lo
seguiva ovunque.Con i primi risparmi comperò una grossa moto rossa, adatta per
lunghi viaggi e per terreni sconnessi.

Con Falco visitò i ghiacciai eterni del Capo Nord, la tundra della
Lapponia, i fiordi della Norvegia, le foreste della Svezia e i laghi
della Finlandia.

Scesi in Germania si fermarono a bere una birra e fu qui che
programmarono di visitare l’Africa.

Qualche mese dopo partirono. A Genova, Manuel s’imbarcò sul
traghetto “Habib”, la mitica nave dei motociclisti amanti dei
deserti… Un’emozione indimenticabile!
Sbarcò a Tunisi e via per una galoppata nel deserto. Nell’oasi di
Sar Rilen, Manuel fece il primo incontro con i beduini e i loro
cammelli.

Poi fu la volta di nuovi viaggi con la moto. Visitò il Marocco e la
Mauritania. Manuel era felice di scoprire posti nuovi.
“Vedrai quante cose ancora dobbiamo scoprire”, gli disse Falco. “ Se
vuoi approfondire le tue conoscenze, devi viaggiare con i mezzi
locali, così sarai a stretto contatto con la gente diversa dalla
tua, dovrai mangiare il loro cibo, bere la loro acqua, dormire in
una stanza che ha per tetto un cielo colmo di stelle”.

Intrapresero nuovi viaggi avvalendosi dei soli mezzi locali.
Visitarono l’Egitto poi risalirono le bianche spiagge del Mar Rosso
fino alle montagne del Sinai, che attraversarono per visitare la
Terra Santa della Palestina.

Poi fu la volta di una grande traversata africana.

Partirono da
Dakar nel Segal e raggiunsero Bobodiulaso nel Burkina Faso. Sulla
via del ritorno visitarono in Mali il popolo dei Dogon, con le
abitazioni e i granai nascosti sotto i tetti di grandi falesie
gialle.


Manuel, però, sognava di attraversare il Sahara in moto, da Tunisi a
Lomé. Appena gli era possibile ne parlava con Falco, ma questi era
restio ad ascoltarlo.
“Sono troppo vecchio, non so se ce la farò. Vedremo, vedremo. Lo so
che da tanto tempo sogni questo viaggio. Un giorno lo faremo”.
°°°
All’alba di un mattino di luglio, con il cuore colmo d’entusiasmo,
Manuel salutò i genitori, la sorella e partì da casa con la sua moto
rossa.
Falco nel cielo lo aspettava.

A Genova s’imbarcò
sulla Habib e raggiunse Tunisi.
Dopo due giorni di viaggio, il più grande palcoscenico della Terra
si spalancava agli occhi di Manuel con il suo spettacolo: piccole
isole verdi circondate da un mare di dune dorate; piste che si
perdono in fondo al catino del cielo. Albe e tramonti irreali; come
d’irreale sanno tutte le cose del Sahara, avvolte nel silenzio
eterno.


Dopo alcuni giorni, Falco scrutò dall’alto una pianta solitaria,
scese e si posò su un ramo.
“Sono stanco”, disse a Manuel. “Il nostro viaggio è ormai alla fine.
Fermiamoci un po’ a riposare all’ombra di questa acacia. Non ce ne
sono altre nel raggio di parecchi chilometri”
Manuel fotografò la pianta solitaria e questa fu la sua ultima
fotografia.
“Che strano” disse a Falco.
“Come ha potuto nascere e crescere in questo suolo così arido?”.
“Non c’è nulla di strano”, gli rispose Falco.
“E’ un simbolo.
E’ il simbolo della continuità della vita che lascerai in ricordo ai
tuoi cari.”
Tra i due, per la prima volta, cadde il silenzio e rimasero a lungo
assorti nei loro pensieri. Innanzi a loro le lucenti dune del
Tiffernine.

Era un mattino d’agosto, quando Manuel seguì Falco in cima a una
grande duna, rigata da una pista rossa e da lì, aggrappato alle sue
ali, salì con lui nei Pascoli del Cielo.
Sulla cima della duna, accanto alla balise 67, rimasero la sua moto
e lo zainetto viola.
Falco salì con Manuel nella sua casa in Cielo.
“Ho finito di viaggiare!”, gli disse. L’ultimo viaggio l’ho fatto
con te!
Ora prendi le mie ali e va, libero, nei cieli!.
Scruta bene il deserto perché, più presto di quanto credi, i tuoi
genitori verranno nel Sahara.
Per primo, verrà tuo padre alla ricerca del tuo diario e della tua
macchina fotografica. Poi ritornerà con tua madre per prepararla ad
affrontare il viaggio che li porterà alla - pianta solitaria e alla
- balise 67 –. La loro meta agognata! Gli farà da guida Vittorio.
L’ho scelto io tra gli dei che abitano in cima al Garet de Djenun.
Nessuno, meglio di lui, conosce le piste del Sahara!”


“Non vorrei che soffrissero troppo” gli rispose Manuel
“Soffriranno si, perché vogliono fare esperienze, vogliono conoscere
profondamente i segreti del deserto, prima di raggiungere la loro
meta.
Ricorda Manuel un antico detto tuareg:
Dio ha creato paesi ricchi d’acqua perché gli uomini vi vivano, i
deserti perché vi trovino la propria anima -
Per primo venne suo padre accompagnato da Vittorio.
Manuel mise in pratica i consigli di Falco e seguì suo padre in ogni
suo spostamento nei deserti del Sahara.
Alla sera, quando ritornava in Cielo da Falco gli faceva un ampio
resoconto della giornata. Poi, gli leggeva gli stati d’animo e le
emozioni che il suo vecchio annotava, di volta in volta, nelle
pagine di un piccolo quaderno. Evasioni che dedicava di volta in
volta ai suoi familiari o agli amici più cari.
Caro Emi,
Laggiù nel Sahara, a fianco della pista
che si perde nell’infinito,
ci sono piccoli monumenti,
testimoniano il passaggio dell’uomo.
Sono piccole cose abbandonate:
un pezzo di lamiere contorta;
una scatola arrugginita, un bidone,
un copertone rotto di auto o di camion.
Qua e là affiorano dalla rosata sabbia
piccoli cespugli verdi e fanno loro corona.
Io vado ai Quattro Camini con Vittorio
per posare, all’inizio della pista
che porta ad Illizi, una piccola targa.
Viandante che un giorno passerai da quelle parti,
vedrai luccicare un pezzo d’acciaio
fra lamiere contorte, scatole arrugginite,
bidoni e pezzi di coperture d’auto.
Tu non ci farai caso, ma su quel rettangolo
d’acciaio c’è scritto il nome di un ragazzo,il mio,
che si è fermato lì per salire in cielo
ad ammirare il deserto che tanto amava.

L’anno seguente, i
genitori di Manuel vennero assieme nel Sahara e lui fu felice di
seguirli, passo dopo passo, volteggiando sopra di loro per fargli
compagnia nei loro sofferti viaggi.
Dopo tre anni di viaggi nel Sahara, un mattino di dicembre, i
genitori di Manuel, con Vittorio, arrivarono alla “pianta
solitaria”.
Manuel alla loro vista, prese un sobbalzo. Volteggiò più volte in
tondo sopra di loro per farsi riconoscere e poi, come un fulmine,
schizzò in Cielo da Falco.
“Li hai visti arrivare alla pianta solitaria?” Disse tutto trafelato
a Falco.
“Certo che li ho visti.
Li ho subito riconosciuti per i loro zaini: uno rosso, l’altro
viola.
Con loro, c’era anche Vittorio. Quel piccolo grande uomo, ha
mantenuto la promessa fatta ai tuoi cari.
Soprattutto, sono contento per te, mio caro Manuel. Anche tu è da
tanto tempo che li stai aspettando.
Ora, corri subito da loro. Fai in fretta. Non farli attendere.
Accompagnali in cima alla grande duna. E’ la loro agognata meta!
Va, figliolo caro, va subito da loro.
Manuel abbracciò forte, forte, Falco e gli disse:
“Non aspettarmi questa sera perché starò con i miei” e commosso se
ne andò.
Poche ore dopo aver lasciato la pianta solitaria, i genitori di
Manuel, con Vittorio, raggiunsero la cima della grande duna dove
c’era la balise 67.
Vittorio si appartò per lasciarli soli con il loro Manuel ad
ammirare il sole che tramontava dietro le lucenti dune del
Tiffernine.
Soli, con il loro Tuareg, accanto alla balise dove aveva lasciato la
sua moto rossa e lo zaino viola per salire con Falco nei Pascoli del
Cielo.



Vittorio ha mantenuto la promessa!
Ora posso aggiungere
nella mia lanterna magica
altre immagini per proiettare il ricordo
di me e della mamma:
Assieme,
sotto l’ombra dell’acacia solitaria,

Per mano,
lungo la pista rossa che sale alla cima della duna,
Abbracciati nella commozione,
accanto alla balise che indica la via
per il Tiffernine,
per i Pascoli del Cielo.


Nell’ora del
tramonto, mentre il cielo colora di rosso e viola
Laggiù
oltre la linea scura, dell’orizzonte,
che abbiamo raggiunto con la forza della nostra volontà,
che abbiamo superato con la forza del tuo amore.
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