Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                     

 FAVOLE E 
 POESIE
D'ACQUA
G. Lorca - Mattino 
Federica Dato
Rosetta e Spiritello

 

 

La fanciulla e la zia cattiva

Libero adattamento teatrale di Mario Rumi della fiaba tuareg
“La fanciulla e la matrigna cattiva”, tratta da:
Fiabe del popolo Tuareg e dei Berberi del Nord Africa,
Volume I°, Arnoldo Mondatori Editore, Milano, I° edizione Oscar narrativa, maggio 1994
Animazione e piccolo documentario di immagini sahariane per le scuole materne

La nostra storia è ambientata nel Sahara, la più grande estensione di deserti della Terra.
L’accampamento di Mohammed si trova nel deserto del Ténéré, un luogo arido e desolato. In questo territorio piove pochissimo e i cicli della vita dipendenti dall’acqua sono divisi in due stagioni:
la stagione secca (marzo-settembre) nella quale la vita degli uomini ruota attorno ai pozzi permanenti perché è l’unica possibilità che hanno per procurarsi l’acqua.



La stagione delle piogge (ottobre-febbraio) nella quale la vita degli uomini ruota nei pascoli lontani dai pozzi in quanto trovano direttamente l’acqua sulla superficie del terreno nelle cavità naturali.
L’acqua è la vita per tutte le creature della Terra. Lo sanno bene i nomadi che debbono procurare questo bene, in grandi quantità, anche per gli animali delle loro greggi ( capre, asini, mucche e cammelli).




C’era una volta… un uomo di nome Mohammed che aveva una figlia di nome Acqua. La madre della ragazza era morta, e il padre, quando si assentava dall’accampamento, l’affidava alle cure di sua sorella Acidia, anch’essa vedova e con una figlia piuttosto bruttina che si chiamava Bella.



Acqua aveva molto cura di se. Era allegra e sempre ordinata. Bella, invece, era pigra e disordinata. Le due ragazzine stavano spesso assieme e le donne dell’accampamento notavano la loro differenza di comportamento ed avevano tutte una preferenza per Acqua.
Acidia, la mamma di Bella, soffriva per questo fatto e detestava Acqua. Aspettava solo il momento che suo fratello Mohammed lasciasse l’accampamento per farle ogni sorta di dispetti.
Eravamo nella stagione secca e l’acqua nelle otri incominciava a scarseggiare. “Domani, disse Mohammed alla sorella Acidia, vado al pozzo per rifornire le nostre scorte d’acqua. Ti affido Acqua fino al mio ritorno. Mi raccomando, abbi cura di lei.”
Una volta partito l’uomo, la sorella Acidia ebbe il potere assoluto su Acqua. Era molto invidiosa di lei perché era molto bella, mentre sua figlia Bella era bruttina e sempre spettinata. Acidia non si dava pace per questo motivo.
Approfittando dell’assenza del fratello, Acidia non lavava e pettinava Acqua e la vestiva con abiti stracci. Tutte le sue cure le riservava per la figlia Bella. Così, pensava tra se, le donne dell’accampamento vedranno brutta Acqua e bella Bella. Le donne, invece, continuavano a vedere bella Acqua e brutta Bella.

Acidia decise allora di far sparire dall’accampamento Acqua e con una magia la trasformò in una gazzella, poi chiamò il suo cane Attila e gli ordinò di condurla nel branco delle gazzelle. Bella, che aveva assistito alla magia della madre, gli chiese “Cosa dirai a suo padre quando ritornerà.?” “Gli dirò che è passata da qui una carovana di nomadi e che hanno portato via Acqua. Lui crederà alle mie parole e noi ci saremo finalmente liberate della presenza di Acqua e tu sarai la più bella dell’accampamento.”


Il giorno dopo il branco delle gazzelle passò vicino all’accampamento e Attila corse veloce verso di loro per allontanare Acqua, ma questa si fermò e prese a cantare:
Và, và,và, Attila,
Non credermi una gazzella
E’ stata mia zia Acidia
Che mi ha ridotta così
Mentre il babbo é via per procurare l’acqua per noi.
L’indomani la cosa si ripeté. Quando passò il branco delle gazzelle, Acidia incitò il cane: “ Su, su, Attila, scaccia le gazzelle. Attila raggiunse la ragazza trasformata in gazzella e cercò di allontanarla, ma essa si fermò e tornò a cantare la solita canzone.
Finalmente il padre di Acqua ritornò all’accampamento e chiese ad Acidia:
“ Dov’é la ragazza ?”
“ Haimé, è passata da qui una carovana di nomadi e l’hanno portata via .”
L’uomo si sedette sconvolto e desolato accanto alla tenda e, a malapena, tratteneva le lacrime per il dolore di non poter rivedere mai più la sua figliola.
Poco dopo passarono di lì le gazzelle. Attila si mise a correre verso di loro per allontanarle, ma Acqua si fermò e cantò la sua canzone.
Il padre udì tutto. Si alzò, andò dalla sorella e gliele suonò di santa ragione. “Vattene con tua figlia, gli disse. Mi avete ingannato. Non vi voglio più con me”
Andò quindi verso il branco delle gazzelle, lo aggirò e lo sospinse verso la tenda. Quando Acqua passò vicino alla tenda la riconobbe subito e vi entrò. Così il padre riuscì ad afferrarla e con una magia la trasformò nuovamente in una bella ragazzina.
“Piccina mia. Chissà come hai sofferto! Ti ho affidato ad una donna che pensavo buona, invece, è stata una zia cattiva corrosa dall’invidia, il peggiore dei mali che affligge l’uomo.
“Vieni con me ora. Ti ho portato dell’acqua fresca. E’ il più bel dono che posso farti in questo momento di grande felicità per averti ritrovata.
Aman – Iman, l’acqua è la vita, recita un antico proverbio tuareg. Me lo insegnò mio padre la prima volta che mi portò con lui nel deserto. Chi sciupa l’acqua offende il Cielo. L’acqua è la cosa più preziosa che ci sia, per questo ti ho chiamata Acqua quando sei nata. Tu sei il mio tesoro.”


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