Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                              

 LA STORIA DI   MANUEL
  Manuel e Falco
  La Pianta solitaria

La Pianta Solitaria 

Deserto del Tiffernine (Sahara Algerino)
COORDINATE GPS
"Balise 67" 27 36 828 - 006 42 073.
"Pianta solitaria" 27 44 661 - 006 23 218.
"Pozzo di Manuel" 27 43 570 - 006 21 937.

Un giorno, un seme, portato da lontano dal vento o nel becco di un uccello, trovò rifugio nelle rughe di un arido suolo sahariano. Affaticato dal viaggio, si abbandonò a un lungo sonno. Al suo risveglio si trovò trasformato in una piccola pianta che spazia il suo sguardo sulla vastità di un deserto senza confini.Solo la sua piccola ombra le tiene compagnia. Attorno a lei il “nulla” e il “silenzio assoluto”.
Col passare degli anni la pianticella si è fatta adulta. I suoi rami più alti, che per anni videro soltanto l’immutabile cammino del sole e della luna e le immobili stelle del firmamento, ora vedono in lontananza persino una dorata duna del Tiffernine.

Anche un vecchio falco,

di tanto in tanto, scende dal cielo a tenerle compagnia. Falco la tiene sempre aggiornata in merito al viaggio che sta facendo con un giovane dai riccioli neri di nome Manuel. “Sono il suo angelo custode. Lo sorveglio dall’alto e gli faccio da guida. Il nostro viaggio è quasi al termine. Sono troppo vecchio per volare. Tra poco, porterò Manuel nella mia casa in Cielo e gli donerò le mie ali per farlo volare, libero, nell’immensità dei cieli. Passeremo a salutarti prima di salire in Cielo.”
Un giorno,

Falco e il suo giovane amico arrivarono alla Pianta Solitaria. “Sono stanco”, disse Falco a Manuel. “Il nostro viaggio è ormai alla fine. Fermiamoci un po’ a riposare all’ombra di questa acacia. Non ce ne sono altre nel raggio di parecchi chilometri”.
Manuel fotografò la Pianta Solitaria e questa fu la sua ultima fotografia. Tra i due, per la prima volta, cadde il silenzio e rimasero a lungo assorti nei loro pensieri. Innanzi a loro la dorata duna del Tiffernine.
Era un mattino d’agosto, quando Manuel seguì Falco in cima a una grande duna, rigata da una pista rossa e da lì, aggrappato alle sue ali, salì con lui nei Pascoli del Cielo. Sulla cima della duna, accanto alla balise 67, rimasero la sua moto e lo zainetto viola.


(Stralci dalla sceneggiatura del documentario per le scuole "Manuel e Falco")
La storia di Manuel e della ricerca di questa solitaria pianta fatta dai suoi genitori è raccontata da suo padre Mario nel libro "Manuel il mio Tuareg"

Dolores e Mario hanno girovagato a lungo nei deserti algerini e impegnato tre anni per trovarla. Poche ore dopo aver sostato all’ombra dei suoi rami hanno raggiunto la balise 67 della pista che attraversa le dune del Tiffernine in Algeria. Il posto, dove il loro Manuel ha lasciato la sua moto e il suo zainetto viola per salire nei Pascoli del Cielo.

“ho scoperto ciò che un bambino che sogna deve sapere…non esiste un orizzonte tanto lontano che non si possa raggiungere, o superare” Beryl Markham, West with the night.

UN SOGNO È DIVENTATO REALTÀ
Per l'iniziativa promossa dall'associazione Latitudini di Gombito (Cremona), con la quale collaboriamo da anni, abbiamo realizzato un sogno che durava da quattordici anni: un pozzo d’acqua nel deserto del Tiffernine in Algeria, dove Manuel, nell’agosto del 1988, ha lasciato la sua moto per salire nei Pascoli del Cielo.

Deserto del Tiffernine (Sahara Algerino)
COORDINATE GPS
"Balise 67" 27 36 828 - 006 42 073.
"Pianta solitaria" 27 44 661 - 006 23 218.
"Pozzo di Manuel" 27 43 570 - 006 21 937

I FRUTTI DELLA PIANTA SOLITARIA

224 pozzi d'acqua realizzati, senza aiuti finanziari statali o comunitari, dalla nostra piccola associazione alla data del 19.03.2014. 

Pozzo Benin con maglie torneo

Locandina Torneo 1989
Da questa iniziativa è nata la nostra associazione

Copertina Quaderno 10 anni


Logo Associazione 
Realizzato da Guido Bruschi



Logo SIM PATIA 
realizzato da Pia Pulici

La Pianta solitaria: il simbolo della continuità della vita. 
Messaggio che ha voluto donarci Manuel. 
Marinel Stefanescu

Ho visto e toccato la Pianta di Manuel nei fondali del Mar Rosso 
Mario Moretti "Rioma"

La Pianta solitaria nella fantasia di un amico 
Gregorio Mancino

La Pianta solitaria realizzata con le sabbie raccolte dall'autore alla base del suo tronco. 
Angelo Caprotti "Austin"

La Pianta solitaria con le radici dell'amicizia e i frutti dell'amore
Gianni Barili "Giba"



L'ombra della Pianta solitaria avvolge con amore il pozzo d'acqua
Alcide Gallani

Scultura da fissare al pozzo di Manuel
Alcide Gallani

La pianta solitaria tra le "Croci di Agadez" appartenenti ai ventun Kel tuareg del Niger
Dono alla nostra associazione da parte di: O.N.G. P.D.R. - Abalak - Niger


I quaderni dell'associazione Manuel Rumi Onlus
Dalla pianta alla pianta

Roberto Parodi rievoca, in questo suo libro, la storia della pianta solitaria 
di "Manuel e Falco"
Vai al libro

Concorso Vasto
Vasto, marzo 2007, Concorso di disegni "Acqua la vita" organizzato dal ROTARY
INTERNATIONAL - Service above selfl- DISTRETTO 2090 -ROTARY CLUB VASTO, con la collaborazione
della nostra associazione.
"dalla Pianta solitaria al pozzo d'acqua" 



LA PIANTA: LINFA DI VITA
di Alberto Longatti

Durante la torrida estate del 2003 abbiamo riscoperto tutti, anche quelli che credono ciecamente nel raggiunto benessere della civiltà occidentale, il valore, l'importanza dell'acqua. Con sorpresa, e inquietudine. Il pericolo di un improvviso scadimento della qualità della vita ritenevamo che fosse confinato nell'area della tecnologia avanzata, nelle insidie degli apparecchi che ormai condizionano le nostre abitudini quotidiane. Invece il prolungato periodo di siccità ha provocato ogni sorta di guai: danni alle coltivazioni, condizionamento idrico nelle case, ridotte erogazioni di energia elettrica. Ci siamo trovati a consultare le previsioni del tempo con la stessa ansia che faceva battere il cuore dei nostri antenati contadini quando scrutavano il cielo implorando l'arrivo di nubi cariche di umidità. Abbiamo invocato la pioggia che lava le impurità e l'aria inquinata dai gas di scarico nelle città odierne proprio come i veleni mortiferi che propagavano la peste nella Lombardia manzoniana del Seicento.
L'acqua, bene prezioso di sempre. Sappiamo, lo sappiamo bene che il nostro corpo è in gran parte costituito da acqua e che di disidratazione si muore. Sappiamo che senz'acqua non si può vivere, che è lei, come cantava Garcia Lorca, che fa maturare i campi "come linfa profonda". Che da lei dobbiamo ancora dipendere persino per accendere la luce. Ma già, ci eravamo illusi di poterla sostituire con i prodotti di laboratorio, di rendere autonome le macchine, di forzare l'equilibrio della natura impregnata d'acqua. Il risveglio è stato brusco. E salutare.
Noi, gente del Duemila, che abbiamo il privilegio di vivere nei Paesi dove regna l'abbondanza, lontani dal Terzo Mondo ben più di quanto comporti la posizione geografica, abbiamo con l'acqua un rapporto elusivo. Sgorga dai rubinetti quando li apriamo, anche senza una vera necessità. L'abbondanza conduce allo spreco. E se per caso siamo condotti a riconsiderarne il valore, è l'estetica che predomina sull'utilità, la bellezza dei paesaggi lacustri, montani o marini che pone in second'ordine l'uso di questo elemento liquido così necessario per la nostra sopravvivenza.
Ma ci sono persone, interi popoli, che non possono esaltarsi per lo spettacolo di inesistenti fiumi o laghi, ma devono scavare nelle profondità di una terra arida per trovare qualche falda acquifera alla quale attingere per i bisogni della loro esistenza. E qualcuno li aiuta, trivellando la sabbia e la terra, frantumando la roccia, a forza di braccia. In Africa soprattutto, dove l'arido deserto, la sabbia, la ghiaia, i detriti di vulcani spenti si stendono a perdita d'occhio e l'acqua è celata nei recessi della terra o deve esser raccolta dopo la pioggia là dove una cavità la conserva per breve tempo. La ricerca dell'acqua è difficile, comporta lunghe, pazienti attese. Lo sanno i nomadi, che conoscono metodi particolari, tramandati da generazioni, per guadagnarsi quanto basta per placare la sete durante le loro peregrinazioni. Ma lo sanno anche le tribù che vivono nelle oasi e devono assicurarsi il liquido vitale per sé, per le mandrie e gli armenti, le coltivazioni, tutto ciò che serve loro per campare.
Questo libro è stato composto per documentare l'ammirevole lavoro che un gruppo di volontari ha compiuto e sta tuttora compiendo per dotare di pozzi gli abitanti di zone dove l'acqua scarseggia. Dalle buche profonde scaturisce il liquido di vita, "come linfa profonda". Anno dopo anno, la terra si apre, lascia scaturire dalle sue viscere il liquido che celava. E la vita riprende, magicamente, dove stava per spegnersi: favorita, alimentata a perenne memoria di un giovane che un giorno l'aveva sacrificata proprio laggiù inseguendo l'avventura. Una pianta ha segnato fra le dune tutte uguali il luogo dove se n'è andato per sempre: e le piante che crescono accanto ai pozzi scavati in nome di quel giovane generoso formano una strada verdeggiante come la speranza, fresca come lo spirito di solidarietà fra gli uomini. Sembra una favola ed è una realtà grande che da queste pagine, con parole e immagini, raccontano coloro che hanno trasformato un dramma, il dolore per una morte prematura, in un gesto d'amore.

SORELLA ACQUA
di Ugo Paderi

"Sorella acqua", che S. Francesco affratellava all'intero Creato, è l'elemento primo del mondo e dell'uomo.

Dove manca è tragedia, tant'è che, scomparendo, tutto si trasforma nel nulla.

Ma anche il nulla affascina l'immaginazione umana, e il Sahara ne è la prova.

Immenso, il Sahara ricopre di mistero una plaga vasta quanto l'Europa.

Il suo sottosuolo pare che ne contenga tanta, di acqua. Ma, in superficie, esistono solo sabbia e pietraie.

Uno spettacolo unico, dove il vuoto diviene infinito. E l'anima se ne imbeve perché finalmente trova gli spazi per i quali è stata creata.

Ci si chiede spesso perché tanta gente si avventura in un deserto di nulla. E la risposta è tutta interiore.

L'uomo è un essere assetato, ma non di sola acqua.

L'uomo è assetato di trascendenza, e dove l'occhio si perde in un orizzonte evanescente trova quell'appagamento che non sa neppure definire.

Manuel era giovane. E già era assetato di quest'acqua".>

L’ha ricercata nel Sahara, lungo una di quelle piste che si perdono nel vuoto, approdando ad un cippo che segnava il confine della sua nascita all'Eterno.

Mentre egli volava oltre le sabbie che aveva finito di contemplare, nella sua casa lontana i genitori iniziavano il calvario dell'attesa senza speranza. Ma la Grazia ha voluto che questa attesa non si trasformasse in disperazione.

Nasceva piuttosto dalla tragedia una speranza nuova, che si sarebbe trasmessa a tanti altri assetati, questa volta di semplice umile acqua.

Inutile qui ricordare ciò che l'Associazione nata in ricordo di Manuel avrebbe realizzato: ne parlano visivamente queste stesse pagine.

Importa piuttosto parlare di quanto, mancato alla corporeità di Manuel, era da lui cercato e trovato nello spirito.

L'acqua, pallido miraggio intorno ad un povero cippo di pietra nell'immenso Sahara, oggi porge la vita a tanti disperati che non sapevano e non potevano procurarsela.

E vita chiama vita.

Noi non sappiamo quanto evolve un'opera di bene. Esso è come il seme che si sviluppa sotto la coltre di terra che lo rinserra. Ma prima o poi spunta, ed è già pianta.

Ogni pozzo che disseta una plaga riarsa è come una pianta meravigliosa capace di frutti. Crescendo, protegge con l'ombra tutto ciò che ha intorno. E a sua volta germina semi nuovi, in un intreccio meraviglioso di bene che nessuno è in grado di misurare.>

Chi scava per fare emergere una fonte nuova può anche non farsi tante domande. Ma se ha avuto la fortuna di un'esperienza in missione, ha potuto vedere coi suoi occhi quanto valore rinserra una ciotola d'acqua. L'ha notato dal riguardo col quale l'indigeno la porge all'ospite della sua povera capanna, dalla parsimonia cui è abituato, dalla fatica di tante donne col catino sul capo ed il figlioletto sulla schiena che impiegano chilometri ed ore per rifornire il povero desco familiare.

Stupisce tanta siccità in un mondo che risulta essere quasi totalmente sommerso, ma il Creato, come l'uomo, soffre di discordanze destinate a durare.

Occorre sacrificio, occorre fatica. Occorre soprattutto il lavoro concorde, dove l'aiuto reciproco spiana gli ostacoli.

Si chiama solidarietà, questo aiuto, e già da sola è parte del seme appena descritto.

Così l'acqua diviene l'elemento prezioso per eccellenza, sia nella sua fisicità, quanto nell'armonia che esige il cercarla. Segna il confine impalpabile dell'acqua mancata al giovane Manuel e di quella da lui cercata e trovata.

L'acqua che è vita diviene così anche "Acqua di vita".

Il Cristiano la trova nel proprio Battesimo. Il non-cristiano la riconosce nella sua entità immateriale, trovandovi il simbolo di una purificazione comunque cercata.

E' innata nell'uomo, quest'acqua. Si beve anche dove eccede. Si beve nelle traversie, come nella gioia. Alla fine se ne cerca la fonte, perché toccarla non basta.

Acqua di pozzo o Acqua di spirito: l'uomo ne ha sete.

Qui possiamo soltanto faticare a donarla. Ma così facendo, senza neppure accorgercene, ci avviciniamo alla roccia dalla quale scaturisce perenne, riempiendo in anticipo la brocca che il nostro destino desidera piena.

Ugo Paderi

Apre gli occhi al mondo in terra Comasca nel 1935, mentre gli Europei (e non) si accingono a picchiarsi per la seconda volta di santa ragione.
L’età immatura gli risparmia di intrufolarsi nel generale diverbio e, soprattutto, di comprendere anzitempo la cattiveria umana.
Bancario fino ad età di ragione, con un provvidenziale foglio di dimissioni apre le proprie esperienze al volontariato e all’Africa.
Scopre contemporaneamente la penna e la radio, mezzi ottimali per infliggere al prossimo filippiche a gogò.
Preparando tuttavia le proprie estemporanee catechesi, edifica soprattutto sé stesso e scopre la Fede. Borbottando contro le diavolerie di una società nevrotica, trascina gli ultimi anni nella consapevolezza del servizio che ciascuno è tenuto a donare, sperando sempre per sé nella misericordia del Signore.

SCUOLA DELL’INFANZIA SAN GIUSEPPE DI FENEGRO’
Tema dell’incontro con i bambini, illustrato con immagini dal vero:
"Lo utilizzo dell’acqua nelle terre africane colpite da annose siccità".
Ultimato l’incontro, i bambini festosi, mi attorniano per porgermi le ultime domande, i saluti e i loro ringraziamenti.
Inaspettatamente, mi si avvicina una bimba di cinque anni e mi regala, all’insaputa delle sue maestre, un foglio piegato in quattro. ”Aprilo, mi disse con un fil di voce, è per te”. All’interno c’era un suo disegno, fatto tempo addietro, sul tema "Le ruote dei mulini che portano acqua nelle case".



Grazie Irene. Porterò sempre con me il ricordo di quel tuo silenzioso gesto e di quel meraviglioso sorriso che mi hai fatto abbassando, per timidezza, i tuoi occhioni verso terra. Di colpo, mi hai fatto sparire tutti i miei acciacchi e le mie fatiche. Mi hai ridato forza e volontà a continuare nel mio intento di offrire acqua ai bambini africani, nati con la sabbia negli occhi e vestiti di sola polvere.
Un bacio. Nonno Mario



Fenegrò, 4 marzo 2011 

RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia Battista Saibene, Presidente della Scuola dell’Infanzia San Giuseppe di Fenegrò, le sue collaboratrici e i genitori dei bambini per aver donato ai bambini del Kajiado in Kenya un pozzo d’acqua.
La Vita!
IL PRESIDENTE
(Luigi Cairoli)

Grazie Anka Blazevic,
per aver pensato a chi ha bisogno d'acqua e amore.

Medjugorje, giugno 2011

Kiwanis  International
Distretto Italia-San Marino
Club di Como
Premio Kiwanis International
"Città di Como" 2012
Associazione Manuel Rumi onlus   per un pozzo d’acqua in Africa  
Como, ottobre 2012

Grazie per aver contribuito a far crescere la pianta solitaria.

Per merito della donazione di altri otto pozzi da parte della SNF FLOERGER –FRANCIA- abbiamo superato la quota duecento dei pozzi realizzati in Africa

I ragazzi africani, nati con la sabbia negli occhi e vestiti di sola polvere, vi ringraziano per le 300 gocce d'acqua che avete donato loro...
Nonno Mario


Associazione Manuel Rumi Onlus

Via Cadorna 24 22030 Lipomo (Como)
Tel e Fax 031555472
info@manuelrumi.org