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La Pianta Solitaria
Deserto del Tiffernine
(Sahara Algerino) Un
giorno, un seme, portato da lontano dal vento o nel becco di un
uccello, trovò rifugio nelle rughe di un arido suolo sahariano.
Affaticato dal viaggio, si abbandonò a un lungo sonno. Al suo
risveglio si trovò trasformato in una piccola pianta che spazia il
suo sguardo sulla vastità di un deserto senza confini.Solo la sua
piccola ombra le tiene compagnia. Attorno a lei il “nulla” e il
“silenzio assoluto”.
Anche un vecchio falco,
di tanto in tanto, scende dal cielo a
tenerle compagnia. Falco la tiene sempre aggiornata in merito al
viaggio che sta facendo con un giovane dai riccioli neri di nome
Manuel. “Sono il suo angelo custode. Lo sorveglio dall’alto e gli
faccio da guida. Il nostro viaggio è quasi al termine. Sono
troppo vecchio per volare. Tra poco, porterò Manuel nella mia casa
in Cielo e gli donerò le mie ali per farlo volare, libero,
nell’immensità dei cieli. Passeremo a salutarti prima di salire in
Cielo.” Falco e il suo giovane amico arrivarono alla
Pianta Solitaria. “Sono stanco”, disse Falco a Manuel. “Il nostro
viaggio è ormai alla fine. Fermiamoci un po’ a riposare all’ombra
di questa acacia. Non ce ne sono altre nel raggio di parecchi
chilometri”.
Dolores e Mario hanno girovagato a lungo nei deserti algerini e impegnato tre anni per trovarla. Poche ore dopo aver sostato all’ombra dei suoi rami hanno raggiunto la balise 67 della pista che attraversa le dune del Tiffernine in Algeria. Il posto, dove il loro Manuel ha lasciato la sua moto e il suo zainetto viola per salire nei Pascoli del Cielo.
“ho scoperto ciò che un bambino che sogna deve sapere…non esiste un orizzonte tanto lontano che non si possa raggiungere, o superare” Beryl Markham, West with the night. UN
SOGNO È DIVENTATO REALTÀ
Deserto del
Tiffernine (Sahara Algerino) I FRUTTI DELLA PIANTA SOLITARIA 186 pozzi d'acqua realizzati, senza aiuti finanziari statali o comunitari, dalla nostra piccola associazione alla data del 09.01.2012.
Pozzo Benin con maglie torneo Locandina Torneo 1989
Copertina Quaderno 10 anni
Logo SIM PATIA La Pianta solitaria: il simbolo della continuità della vita. Ho visto e toccato la Pianta di Manuel nei fondali del Mar Rosso La Pianta solitaria nella fantasia di un amico La Pianta solitaria realizzata con le sabbie raccolte dall'autore alla base del suo tronco. La Pianta solitaria con le radici dell'amicizia e i frutti dell'amore
Scultura da fissare al pozzo di Manuel La pianta solitaria tra le
"Croci di Agadez" appartenenti ai ventun Kel tuareg del Niger I quaderni dell'associazione Manuel Rumi Onlus
Roberto
Parodi rievoca, in questo suo libro, la storia della pianta
solitaria
Concorso Vasto
LA
PIANTA: LINFA DI VITA Durante la torrida
estate del 2003 abbiamo riscoperto tutti, anche quelli che credono
ciecamente nel raggiunto benessere della civiltà occidentale, il
valore, l'importanza dell'acqua. Con sorpresa, e inquietudine. Il
pericolo di un improvviso scadimento della qualità della vita
ritenevamo che fosse confinato nell'area della tecnologia avanzata,
nelle insidie degli apparecchi che ormai condizionano le nostre
abitudini quotidiane. Invece il prolungato periodo di siccità ha
provocato ogni sorta di guai: danni alle coltivazioni,
condizionamento idrico nelle case, ridotte erogazioni di energia
elettrica. Ci siamo trovati a consultare le previsioni del tempo con
la stessa ansia che faceva battere il cuore dei nostri antenati
contadini quando scrutavano il cielo implorando l'arrivo di nubi
cariche di umidità. Abbiamo invocato la pioggia che lava le impurità
e l'aria inquinata dai gas di scarico nelle città odierne proprio
come i veleni mortiferi che propagavano la peste nella Lombardia
manzoniana del Seicento.
SORELLA ACQUA
"Sorella acqua", che S. Francesco affratellava all'intero Creato, è l'elemento primo del mondo e dell'uomo. Dove manca è tragedia, tant'è che, scomparendo, tutto si trasforma nel nulla. Ma anche il nulla affascina l'immaginazione umana, e il Sahara ne è la prova. Immenso, il Sahara ricopre di mistero una plaga vasta quanto l'Europa. Il suo sottosuolo pare che ne contenga tanta, di acqua. Ma, in superficie, esistono solo sabbia e pietraie. Uno spettacolo unico, dove il vuoto diviene infinito. E l'anima se ne imbeve perché finalmente trova gli spazi per i quali è stata creata. Ci si chiede spesso perché tanta gente si avventura in un deserto di nulla. E la risposta è tutta interiore. L'uomo è un essere assetato, ma non di sola acqua. L'uomo è assetato di trascendenza, e dove l'occhio si perde in un orizzonte evanescente trova quell'appagamento che non sa neppure definire. Manuel era giovane. E già era assetato di quest'acqua". L’ha ricercata nel Sahara, lungo una di quelle piste che si perdono nel vuoto, approdando ad un cippo che segnava il confine della sua nascita all'Eterno. Mentre egli volava oltre le sabbie che aveva finito di contemplare, nella sua casa lontana i genitori iniziavano il calvario dell'attesa senza speranza. Ma la Grazia ha voluto che questa attesa non si trasformasse in disperazione. Nasceva piuttosto dalla tragedia una speranza nuova, che si sarebbe trasmessa a tanti altri assetati, questa volta di semplice umile acqua. Inutile qui ricordare ciò che l'Associazione nata in ricordo di Manuel avrebbe realizzato: ne parlano visivamente queste stesse pagine. Importa piuttosto parlare di quanto, mancato alla corporeità di Manuel, era da lui cercato e trovato nello spirito. L'acqua, pallido miraggio intorno ad un povero cippo di pietra nell'immenso Sahara, oggi porge la vita a tanti disperati che non sapevano e non potevano procurarsela. E vita chiama vita. Noi non sappiamo quanto evolve un'opera di bene. Esso è come il seme che si sviluppa sotto la coltre di terra che lo rinserra. Ma prima o poi spunta, ed è già pianta. Ogni pozzo che disseta una plaga riarsa è come una pianta meravigliosa capace di frutti. Crescendo, protegge con l'ombra tutto ciò che ha intorno. E a sua volta germina semi nuovi, in un intreccio meraviglioso di bene che nessuno è in grado di misurare. Chi scava per fare emergere una fonte nuova può anche non farsi tante domande. Ma se ha avuto la fortuna di un'esperienza in missione, ha potuto vedere coi suoi occhi quanto valore rinserra una ciotola d'acqua. L'ha notato dal riguardo col quale l'indigeno la porge all'ospite della sua povera capanna, dalla parsimonia cui è abituato, dalla fatica di tante donne col catino sul capo ed il figlioletto sulla schiena che impiegano chilometri ed ore per rifornire il povero desco familiare. Stupisce tanta siccità in un mondo che risulta essere quasi totalmente sommerso, ma il Creato, come l'uomo, soffre di discordanze destinate a durare. Occorre sacrificio, occorre fatica. Occorre soprattutto il lavoro concorde, dove l'aiuto reciproco spiana gli ostacoli. Si chiama solidarietà, questo aiuto, e già da sola è parte del seme appena descritto. Così l'acqua diviene l'elemento prezioso per eccellenza, sia nella sua fisicità, quanto nell'armonia che esige il cercarla. Segna il confine impalpabile dell'acqua mancata al giovane Manuel e di quella da lui cercata e trovata. L'acqua che è vita diviene così anche "Acqua di vita". Il Cristiano la trova nel proprio Battesimo. Il non-cristiano la riconosce nella sua entità immateriale, trovandovi il simbolo di una purificazione comunque cercata. E' innata nell'uomo, quest'acqua. Si beve anche dove eccede. Si beve nelle traversie, come nella gioia. Alla fine se ne cerca la fonte, perché toccarla non basta. Acqua di pozzo o Acqua di spirito: l'uomo ne ha sete. Qui possiamo soltanto faticare a donarla. Ma così facendo, senza neppure accorgercene, ci avviciniamo alla roccia dalla quale scaturisce perenne, riempiendo in anticipo la brocca che il nostro destino desidera piena. Ugo
Paderi Apre
gli occhi al mondo in terra Comasca nel 1935, mentre gli Europei (e
non) si accingono a picchiarsi per la seconda volta di santa
ragione. SCUOLA
DELL’INFANZIA SAN GIUSEPPE DI FENEGRO’
Grazie
Anka Blazevic, Medjugorje,
giugno 2011 |
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