Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                      

 MITI D'ACQUA

 

 

I MITI DELLE ACQUE CELESTI
DI LUIGI VIAZZO

Gruppo Astrofili Lariani di Como



"Il cielo è come il mare: le nuvole sono onde e la Luna una barca" (anonimo poeta giapponese).
Queste parole già chiariscono l'intimo rapporto esistente fra cielo e acque, un rapporto che si apprezza guardando la linea sottile dell'orizzonte che divide - o unisce - questi due elementi. E naturalmente numerosi sono i miti celesti legati all'acqua.
Primi fra tutti quelli legati a due costellazioni che riproducono in cielo la creatura marina per eccellenza: il pesce. Il mito della costellazione dei Pesci si riallaccia alla lotta di Giove contro il mostro Tifone, o Tefeo. La genesi di questa creatura fu molto particolare e seguì alla lotta degli dei dell'olimpo contro le terribili creature conosciute come Titani e Giganti. Quando furono sconfitti, la loro progenitrice la Dea-Terra Gea, scese nella zona più profonda ed oscura degli inferi, dove si unì a Tartaro e diede la vita a Tifone, un mostro dalla bruttezza e cattiveria inaudita. 
Il figlio di Gea, non appena arrivò alla luce del sole, iniziò immediatamente a terrorizzare gli abitanti del pianeta, seminando paura e distruzione ovunque passasse. E non poteva essere diversamente, visto che aveva cento teste di drago e duecento occhi dai quali eruttava fiamme. Dalle sue bocche inoltre facevano capolino lingue nero pece, mentre le sue corde vocali emettevano suoni mostruosi, che riecheggiavano il muggito dei buoi, il guaito dei cani, il ruggito dei leoni ed il sibilo delle vipere. Tifone, dopo aver vagato a lungo, giunse lungo le rive del fiume Eufrate e lì sorprese la Dea Venere (la greca Afrodite) ed il figlio Cupido (Eros). I due, per sfuggire alla creatura infernale, si trasformarono in un fascio di canne lungo le sponde del fiume. Un'improvvisa folata di vento fece però vibrare il canneto, spaventando la dea dell'amore che prese in grembo il figlio e quindi corse verso l'Eufrate, nelle cui acque si tuffò chiedendo aiuto alle ninfe delle acque dolci. Queste, impietosite dalla richiesta di aiuto della madre che voleva proteggere il figlio, li posero in salvo facendoli trasportare sul dorso da due pesci. La dea quindi li immortalò nella costellazione in segno di ringraziamento. Secondo un'altra versione del mito, Venere e Cupido stessi si trasformarono in una coppia di pesci e poi si attaccarono con una corda per non perdersi nella corrente del grande fiume, legati amorevolmente per l'eternità.
Un altro mito narra di un uovo che cadde nelle acque tumultuose del fiume che scorre oggi fra i confini dell'Iraq. In quell'uovo - che fu salvato dalle acque in piena e spinto a riva da un gruppo di pesci - si trovava Venere che fu poi allevata da un gruppo di colombe. La dea dell'amore, in segno di gratitudine, volle ricordare i pesci che l'avevano salvata, immortalandoli nel firmamento.
La seconda costellazione "ittica" è il Pesce Australe, conosciuto dagli antichi greci anche col nome di "pesce meridionale" per distinguerlo dai due "pesci settentrionali" dei quali, per alcuni mitografi, era il genitore.
Un altro mito lo ricollega alla dea siriana della fertilità Atargati (o Derceto), che stava per annegare in un lago presso la località di Bambyce - più tardi conosciuta dai greci come Hieropolis e oggi come Membij. La dea fu tratta in salvo da un grande pesce che in seguito, in segno di ringraziamento, pose in cielo nella costellazione del pesce australe. Fu per questo motivo che i templi dedicati ad Atargati contenevano delle vasche piene di pesci, che i suoi sacerdoti consumavano quotidianamente come rituale sacro. 
Una variante del mito citato narra che Derceto si gettò spontaneamente in un lago ad Ascalone in Palestina, nel tentativo di suicidarsi. Questo atto estremo era dovuto alla vergogna che provava per essere rimasta in cinta del suo spasimante, il giovane Caistro. Dopo aver ucciso l'amante si lanciò nell'acqua dove fu però tramutata in una sirena, creatura anfibia per metà donna e metà pesce. Dopo questa trasformazione, diede alla luce la figlia Seminaride, che abbandonò sulla riva del lago. La piccola fu poi allevata da un gruppo di colombe e più tardi divenne regina di Babilonia.
Tante sono le creature marine ed acquatiche che popolano il cielo, oltre alle due (o tre) già citate: ad esempio due cetacei, immortalati negli asterismi della Balena e del Delfino, mentre tra le costellazioni moderne (introdotte a partire dal XVII secolo), vanno citati il Dorado (o Pesce Dorato o Pesce Spada) e il Pesce Volante (o Pesce Vela). Sono però due gruppi di stelle visibili soltanto scendendo verso l'equatore terrestre.



La "Grande Nube di Magellano", galassia nella costellazione del Dorado.


Luigi Viazzo
Nato a Vercelli, risiede dal 1984 a Como. Appassionato di astronomia sin dal tempo delle scuole elementari è segretario del Gruppo Astrofili Lariani di Como.
Giornalista pubblicista, è laureato in Giurisprudenza (presso l'Università degli Studi di Milano). Attualmente collabora con una Casa Editrice del settore (Drioli Editore di Como) e la rivista di astronomia Coelum.
Ha partecipato alla stesura di nove libri (di cui due scritti in proprio) di astronomia e mitologia celeste per le Case Editrici De Vecchi, Giunti, Demetra, cinque dei quali sono stati tradotti in francese e spagnolo. Ha tradotto dall'inglese un libro di mitologia celeste e astronomia per la De Agostini.

Gruppo Astrofili Lariani (Gal)
Fondato nel 1974 il Gruppo Astrofili Lariani ha attualmente sede a Tavernerio (CO). Vari i campi di interesse del sodalizio: la divulgazione (attraverso conferenze e lezioni presso il planetario sociale e osservazioni pubbliche), la ricerca astronomica presso l'Osservatorio sociale posto sul Monte Galbiga (Comune di Lenno), la diffusione di un trimestrale di astronomia stampato in proprio (L'Astrofilo Lariano) e la stesura di libri di manuali di astronomia.


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