Acqua: necessità
vitale
"Educare
all'acqua: necessità vitale"
Articolo tratto dal quotidiano "La Provincia di
Como", 09/11/2003
Domenica mattina a Como, nell'Aula Magna dell'Università di
via Castelnuovo, il convegno internazionale "Educare
all'acqua, significati, valori, comportamenti" organizzato
dall'Associazione Manuel Rumi Onlus in collaborazione con il
Comune di Como e l'Ateneo dell'Insubria, con il patrocinio dell'Onu
e della Regione. Ecco un intervento dell'antropologo lariano
Francesco Paolo Campione.
L'acqua appartiene a quel ristrettissimo novero di cose che tutti
sanno definire ma che rivelano un'infinità di aspetti e, di
conseguenza, una infinità di problemi interpretativi. Nella sua
struttura elementare, è un semplice composto di idrogeno e
ossigeno, senza il quale non sarebbe possibile la vita sul
pianeta. La storia dell'uomo può essere letta come la storia
dello sfruttamento dell'acqua: attorno all'acqua dolce sono nati i
villaggi e le città e, in moltissimi casi, è stata la
condivisione collettiva delle risorse idriche a generare
l'organizzazione politica e gli Stati. Il controllo della
disponibilità d'acqua, che ha sempre coinciso con quello delle
risorse agricole, ha generato e alimentato l'ostilità e la
guerra, creando schieramenti e confini. E, forse, nulla più
dell'acqua è stato, al contempo, capace di unire e separare gli
uomini e le culture. L'acqua è l'oggetto di una tale molteplicità
di rappresentazioni pratiche e simboliche, di concetti,
astrazioni, suggestioni e sinapsi da costituire, nell'insieme dei
suoi significati, una fenomenologia inesauribile. Da un ulteriore
punto di vista, l'attuale congiuntura è caratterizzata da una
crescita continua della domanda di acqua dolce, che già è oggi
superiore alle disponibilità, mentre l'inquinamento ambientale
avvelena incessantemente ogni tipo di sorgente, al punto che un
trattino come ha autorevolmente affermato il segretario generale
delle Nazioni Unite Kofi Annan, in occasione della proclamazione
del 2003 ad <<Anno Internazionale dell'Acqua la mancanza di
accesso all'acqua infligge enormi sofferenze a più di un miliardo
di membri della famiglia umana>>.
Educare all'acqua si impone, dunque come compito di primaria
importanza, a tutti i livelli: dalla famiglia alla scuola, dai
luoghi di lavoro alla più generale sensibilizzazione civile. Tale
compito richiede un impegno deciso su due diversi versanti. Il
primo riguarda la complessità dei significati e dei valori in
gioco, che vuole, per essere quantomeno avvicinata, la
disponibilità di conoscenze scientifiche ed ecologiche, al
pari di conoscenze che riguardano la definizione de ruolo che
l'acqua ha storicamente svolto nel determinare le scelte del
quotidiano e le strutture dell'immaginario collettivo, nelle
diverse culture, permeando profondamente il mito, la religione, la
scienza e l'arte. Su tale versante, un ruolo di primo piano è
senz'altro svolto dagli educatori che dovranno giocoforza - sempre
più essere in grado di elaborare progetti formativi di carattere
interdisciplinare, fondati su l'interazione creativa di concetti
propri a scienze e metodologie tra loro assai diverse. Il secondo
versante riguarda la diffusa incapacità di far propria, sia a
livello individuale sia a livello degli aggregati sociali una
responsabilità diretta nei confronti dell'ambiente che, a fronte
dello sviluppo tecnologico raggiunto negli ultimi cinquanta anni,
può oggi essere modificato, anche in modo irreversibile. Ciò
significa che, mentre in passato, da sempre, l'ambiente ha
determinato le culture, imponendo loro limiti e condizioni che le
hanno caratterizzate ecologicamente, ci troviamo oggi nella
situazione, per molti versi paradossale, in cui un ambiente
artificiale, modificato dall'uomo, soprattutto sulla scorta di una
visione del mondo fondata sull'etica del profitto, determina le
culture che,a loro volta, creano ambienti sempre più
innaturali, in una spirale di cui possiamo solo fantasticare le
fasi a venire. Su questo secondo versante, il lavoro più
importante dovrà essere fatto a livello politico, elaborando una
riflessione seria e compiuta sui problemi dell'ambiente, una
riflessione che dovrà oltrepassare il tradizionale approccio
ecologico per approdare a una visione più generale dei problemi
di una modernità in cui tutto si tiene e in cui gli individui
tendono sempre più a conformarsi a un unico modello culturale che
non è detto sia il migliore e il più equo per tutti.
Francesco
Paolo Campione,
Docente di Antropologia culturale all'Università degli Studi
dell'Insubria
PROMOTORI:
COMUNE DI COMO - Assessorato all'Università

ASSOCIAZIONE MANUEL RUMI - onlus

in la collaborazione con
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELL'INSUBRIA - Facoltà di Scienze M.F.N.

Con il patrocinio di:
O.N.U. - Centro Informazioni Roma

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