Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                      

 UNA STORIA  D'ACQUA

 

 

 

LA PIANTA: LINFA DI VITA
di Alberto Longatti 

Durante la torrida estate del 2003 abbiamo riscoperto tutti, anche quelli che credono ciecamente nel raggiunto benessere della civiltà occidentale, il valore, l'importanza dell'acqua. Con sorpresa, e inquietudine. Il pericolo di un improvviso scadimento della qualità della vita ritenevamo che fosse confinato nell'area della tecnologia avanzata, nelle insidie degli apparecchi che ormai condizionano le nostre abitudini quotidiane. Invece il prolungato periodo di siccità ha provocato ogni sorta di guai: danni alle coltivazioni, condizionamento idrico nelle case, ridotte erogazioni di energia elettrica. Ci siamo trovati a consultare le previsioni del tempo con la stessa ansia che faceva battere il cuore dei nostri antenati contadini quando scrutavano il cielo implorando l'arrivo di nubi cariche di umidità. Abbiamo invocato la pioggia che lava le impurità e l'aria inquinata dai gas di scarico nelle città odierne proprio come i veleni mortiferi che propagavano la peste nella Lombardia manzoniana del Seicento.
L'acqua, bene prezioso di sempre. Sappiamo, lo sappiamo bene che il nostro corpo è in gran parte costituito da acqua e che di disidratazione si muore. Sappiamo che senz'acqua non si può vivere, che è lei, come cantava Garcia Lorca, che fa maturare i campi "come linfa profonda". Che da lei dobbiamo ancora dipendere persino per accendere la luce. Ma già, ci eravamo illusi di poterla sostituire con i prodotti di laboratorio, di rendere autonome le macchine, di forzare l'equilibrio della natura impregnata d'acqua. Il risveglio è stato brusco. E salutare.
Noi, gente del Duemila, che abbiamo il privilegio di vivere nei Paesi dove regna l'abbondanza, lontani dal Terzo Mondo ben più di quanto comporti la posizione geografica, abbiamo con l'acqua un rapporto elusivo. Sgorga dai rubinetti quando li apriamo, anche senza una vera necessità. L'abbondanza conduce allo spreco. E se per caso siamo condotti a riconsiderarne il valore, è l'estetica che predomina sull'utilità, la bellezza dei paesaggi lacustri, montani o marini che pone in second'ordine l'uso di questo elemento liquido così necessario per la nostra sopravvivenza.
Ma ci sono persone, interi popoli, che non possono esaltarsi per lo spettacolo di inesistenti fiumi o laghi, ma devono scavare nelle profondità di una terra arida per trovare qualche falda acquifera alla quale attingere per i bisogni della loro esistenza. E qualcuno li aiuta, trivellando la sabbia e la terra, frantumando la roccia, a forza di braccia. In Africa soprattutto, dove l'arido deserto, la sabbia, la ghiaia, i detriti di vulcani spenti si stendono a perdita d'occhio e l'acqua è celata nei recessi della terra o deve esser raccolta dopo la pioggia là dove una cavità la conserva per breve tempo. La ricerca dell'acqua è difficile, comporta lunghe, pazienti attese. Lo sanno i nomadi, che conoscono metodi particolari, tramandati da generazioni, per guadagnarsi quanto basta per placare la sete durante le loro peregrinazioni. Ma lo sanno anche le tribù che vivono nelle oasi e devono assicurarsi il liquido vitale per sé, per le mandrie e gli armenti, le coltivazioni, tutto ciò che serve loro per campare.
Questo libro è stato composto per documentare l'ammirevole lavoro che un gruppo di volontari ha compiuto e sta tuttora compiendo per dotare di pozzi gli abitanti di zone dove l'acqua scarseggia. Dalle buche profonde scaturisce il liquido di vita, "come linfa profonda". Anno dopo anno, la terra si apre, lascia scaturire dalle sue viscere il liquido che celava. E la vita riprende, magicamente, dove stava per spegnersi: favorita, alimentata a perenne memoria di un giovane che un giorno l'aveva sacrificata proprio laggiù inseguendo l'avventura. Una pianta ha segnato fra le dune tutte uguali il luogo dove se n'è andato per sempre: e le piante che crescono accanto ai pozzi scavati in nome di quel giovane generoso formano una strada verdeggiante come la speranza, fresca come lo spirito di solidarietà fra gli uomini. Sembra una favola ed è una realtà grande che da queste pagine, con parole e immagini, raccontano coloro che hanno trasformato un dramma, il dolore per una morte prematura, in un gesto d'amore.



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