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SORELLA ACQUA
"Sorella acqua", che S. Francesco affratellava all'intero Creato, è l'elemento primo del mondo e dell'uomo. Dove manca è tragedia, tant'è che, scomparendo, tutto si trasforma nel nulla. Ma anche il nulla affascina l'immaginazione umana, e il Sahara ne è la prova. Immenso, il Sahara ricopre di mistero una plaga vasta quanto l'Europa. Il suo sottosuolo pare che ne contenga tanta, di acqua. Ma, in superficie, esistono solo sabbia e pietraie. Uno spettacolo unico, dove il vuoto diviene infinito. E l'anima se ne imbeve perché finalmente trova gli spazi per i quali è stata creata. Ci si chiede spesso perché tanta gente si avventura in un deserto di nulla. E la risposta è tutta interiore. L'uomo è un essere assetato, ma non di sola acqua. L'uomo è assetato di trascendenza, e dove l'occhio si perde in un orizzonte evanescente trova quell'appagamento che non sa neppure definire. Manuel era giovane. E già era assetato di quest'acqua". L’ha ricercata nel Sahara, lungo una di quelle piste che si perdono nel vuoto, approdando ad un cippo che segnava il confine della sua nascita all'Eterno. Mentre egli volava oltre le sabbie che aveva finito di contemplare, nella sua casa lontana i genitori iniziavano il calvario dell'attesa senza speranza. Ma la Grazia ha voluto che questa attesa non si trasformasse in disperazione. Nasceva piuttosto dalla tragedia una speranza nuova, che si sarebbe trasmessa a tanti altri assetati, questa volta di semplice umile acqua. Inutile qui ricordare ciò che l'Associazione nata in ricordo di Manuel avrebbe realizzato: ne parlano visivamente queste stesse pagine. Importa piuttosto parlare di quanto, mancato alla corporeità di Manuel, era da lui cercato e trovato nello spirito. L'acqua, pallido miraggio intorno ad un povero cippo di pietra nell'immenso Sahara, oggi porge la vita a tanti disperati che non sapevano e non potevano procurarsela. E vita chiama vita. Noi non sappiamo quanto evolve un'opera di bene. Esso è come il seme che si sviluppa sotto la coltre di terra che lo rinserra. Ma prima o poi spunta, ed è già pianta. Ogni pozzo che disseta una plaga riarsa è come una pianta meravigliosa capace di frutti. Crescendo, protegge con l'ombra tutto ciò che ha intorno. E a sua volta germina semi nuovi, in un intreccio meraviglioso di bene che nessuno è in grado di misurare. Chi scava per fare emergere una fonte nuova può anche non farsi tante domande. Ma se ha avuto la fortuna di un'esperienza in missione, ha potuto vedere coi suoi occhi quanto valore rinserra una ciotola d'acqua. L'ha notato dal riguardo col quale l'indigeno la porge all'ospite della sua povera capanna, dalla parsimonia cui è abituato, dalla fatica di tante donne col catino sul capo ed il figlioletto sulla schiena che impiegano chilometri ed ore per rifornire il povero desco familiare. Stupisce tanta siccità in un mondo che risulta essere quasi totalmente sommerso, ma il Creato, come l'uomo, soffre di discordanze destinate a durare. Occorre sacrificio, occorre fatica. Occorre soprattutto il lavoro concorde, dove l'aiuto reciproco spiana gli ostacoli. Si chiama solidarietà, questo aiuto, e già da sola è parte del seme appena descritto. Così l'acqua diviene l'elemento prezioso per eccellenza, sia nella sua fisicità, quanto nell'armonia che esige il cercarla. Segna il confine impalpabile dell'acqua mancata al giovane Manuel e di quella da lui cercata e trovata. L'acqua che è vita diviene così anche "Acqua di vita". Il Cristiano la trova nel proprio Battesimo. Il non-cristiano la riconosce nella sua entità immateriale, trovandovi il simbolo di una purificazione comunque cercata. E' innata nell'uomo, quest'acqua. Si beve anche dove eccede. Si beve nelle traversie, come nella gioia. Alla fine se ne cerca la fonte, perché toccarla non basta. Acqua di pozzo o Acqua di spirito: l'uomo ne ha sete. Qui possiamo soltanto faticare a donarla. Ma così facendo, senza neppure accorgercene, ci avviciniamo alla roccia dalla quale scaturisce perenne, riempiendo in anticipo la brocca che il nostro destino desidera piena. Ugo
Paderi Apre
gli occhi al mondo in terra Comasca nel 1935, mentre gli Europei (e
non) si accingono a picchiarsi per la seconda volta di santa
ragione. L’età
immatura gli risparmia di intrufolarsi nel generale diverbio e,
soprattutto, di comprendere anzitempo la cattiveria umana. Bancario
fino ad età di ragione, con un provvidenziale foglio di dimissioni
apre le proprie esperienze al volontariato e all’Africa. Scopre
contemporaneamente la penna e la radio, mezzi ottimali per
infliggere al prossimo filippiche a gogò. Preparando
tuttavia le proprie estemporanee catechesi, edifica soprattutto sé
stesso e scopre la Fede. Borbottando
contro le diavolerie di una società nevrotica, trascina gli ultimi
anni nella consapevolezza del servizio che ciascuno è tenuto a
donare, sperando sempre per sé nella misericordia del Signore.
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