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TESTIMONIANZE
RICORDO DI UNA
GIORNATA TRASCORSA A MILANO IL 16 GENNAIO 2000 PRESSO
IL PIO ALBERGO TRIVULZIO (LA BAGINA) LA
SOLITUDINE DI UN BERRETTO GRIGIO CON VISIERA NERA Davanti
a me, in prima fila, stava seduto un Vecchio
che portava un berretto grigio con
visiera nera da tranviere. Due occhi malinconici spuntavano dalle rughe
del suo viso. Frugavano ricordi di una vita trascorsa sempre in solitudine
con un una divisa grigia, un berretto
grigio con visiera nera sul capo e lo stridore delle ruote di un tram
nelle orecchie. All’improvviso, con un delicato gesto della mano, mi chiamò
accanto a se. “Vedo che sei molto interessato al mio berretto, siediti, ti
racconto la mia storia”
<La
prima volta che vidi il Duomo di Milano avevo sei anni, indossavo una divisa
grigia, e portavo uno strano berretto
grigio con visiera nera . Stavo
nella prima fila dopo le autorità, quella riservata ai più piccoli dei
Martinit, obbligati
a seguire silenziosi il carro funebre diretto appunto verso il Duomo. Quattro
cavalli con tanto di pennacchio rosso trainavano il carro nero luccicante nel
sole del mattino. Il cocchiere, anch’egli vestito di nero, guardava tutti
dall’alto al basso del carro con aria di sussiego come se fosse lui il
protagonista della cerimonia funebre. Seguivano
uomini, anch’essi vestiti di nero, con la tuba nera sul capo. Taluni
portavano corone di fiori e gagliardetti. Dietro
di noi, altri uomini tutti vestiti di nero, poi la banda musicale che
suonava un
repertorio di musiche sacre. Mario Rumi L’ULTIMO
TE’ Arrivai
a Bilma il primo giorno dell’Egira 2001 (il capodanno islamico). La grande
spianata era stracolma di fedeli e circondata da una serie infinita di
obsoleti automezzi tra i quali vidi le due “carrette della sabbia” che
fotografai tre giorni prima
lungo una pista del Ténéré proiettata nel nulla. Il
carico di disperati era sceso a terra. Alcuni di loro m’invitarono a
prendere i tre tradizionali bicchieri di tè. Accettai l’invito e mi
fermai a parlare dei nostri progetti: il mio, la realizzazione di un pozzo
d’acqua in quelle lande desolate; il loro, raggiungere una nuova terra per
trovare un lavoro. Nel
momento del congedo, con un velo di lacrime negli occhi, vidi la sagoma di
un uomo negli spazi vuoti del deserto dirigersi verso la linea
dell’orizzonte, dove alla notte il sole si ferma a dormire Il
presagio, purtroppo, si avverò e al mio rientro in Italia appresi da un
articolo del Corriere della Sera, che vicino al confine Niger–Libia,
avevano trovato una sessantina di cadaveri attorno a un camion in panne! Colmo
d’angoscia, tra le nebbie dei ricordi, vidi gli amici di Bilma bere
“l’ultimo tè” e salire, con la sacca dei loro sogni, nei Pascoli del
Cielo. |
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