Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                     

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 POESIE
D'ACQUA
G. Lorca - Mattino 
Federica Dato
Rosetta e Spiritello

 

 

TOBIA: SCOPRIRE COSE NUOVE

di Mario Rumi

LA STORIA DELL’ELEFANTE TOBIA

Tobia nasce nel 2008 a Milano, Alzaia Naviglio Grande n.4, nella bottega del pittore Gregorio Mancino, inventore della Movimentart, l’arte di dipingere in movimento e della Space Art, in movimento senza gravità.

Tobia, è un annaffiatoio capovolto tutto colorato ed è stato realizzato, in 50 copie numerate, da Gregorio Mancino, in collaborazione con gli allievi della scuola edile E.S.P.E. di Como, per raccogliere fondi a favore di AMREF per realizzare in Kenya un pozzo d’acqua.

ALTRI PERSONAGGI

Con il passare del tempo, la mole di Tobia crea disagio agli abitanti del Naviglio Grande e loro cercano di evitarlo il più possibile.

Tobia si sente emarginato da tutti.

Solo un merlo, di tanto in tanto, scende dal cielo a tenergli compagnia.

 

“Tu sei nato qui a Milano grazie a un’opera buona fatta da Gregorio.” disse Merlo a Tobia.”

“Non affliggerti, presto ti porterà con <l’aereo dei sogni> in Kenya dai tuoi fratelli ed io sarò con voi.”  

Dopo una settimana raggiunsero le vaste pianure del Kenya.  

“Ho paura, disse Tobia a Gregorio al momento del loro commiato, come farò a vivere in questi spazi sconfinati senza smarrirmi?”

“Semplice” gli rispose il pittore.

“Se stai nel branco con i tuoi fratelli, non ti perderai mai.”

 

ALCUNI ANNI DOPO IN KENYA

Kajiado Kimana, novembre 2008

Tobia, come il solito, è solo, triste e annoiato.

Trascorre sdraiato le sue giornate sotto l’ombra di una pianta, non sopporta più la monotonia del paesaggio che lo circonda, e sogna sempre di recarsi in altri luoghi a scoprire cose nuove.

 

All’improvviso entra in scena Merlo per rimproverare a Tobia di vivere in quello stato.  

“Se stai sdraiato tutto il giorno sotto quest’albero a sognare, non potrai mai scoprire cose nuove e ritornerai a Milano a fare bella mostra di te in un circo  

 

“Alzati pigrone e vieni con me, ti farò da guida.”

“Sbrigati, dobbiamo prendere subito <l’aereo dei sogni> per raggiungere Capo Nord.”

 

Visitato Capo Nord, Tobia e Merlo si recarono in Slovenia a visitare le Grotte di Postumia.

Entrato nelle grotte Tobia, rimase stupefatto alla vista di quel magico regno sotterraneo. Non aveva mai visto una cosa simile e ringraziò Merlo per averlo condotto in quel posto.  

Poi fu la volta dell’isola di Lanzarote, famosa per i suoi vulcani e per le sue grandi grotte, rifugio permanente di pericolosi pirati.

Sbarcati sull’isola, Tobia e Merlo per non farsi notare dai pirati, cercarono riparo per la notte nel ventre di un vulcano.  

 

 

Sul far dell’alba, uscirono dal vulcano con gli abiti e i volti sporchi di fuliggine. Fecero un giro esplorativo dell’isola, e per paura dei soliti pirati, decisero di abbandonarla per recarsi altrove a ripulirsi.  

Il primo tuffo lo fecero nelle acque dei laghi di Plitvice in Croazia.  

Il secondo, nella laguna di Ganviè nel Benin in Africa.  

Gli altri, nelle acque dei grandi mari che circondano la terra.

 

Finite le vacanze al mare andarono a scalare la più alta montagna africana: il Kilimangiaro.  

Tobia raggiunta la vetta, e viste dall’alto le grandi distese del Sahara, chiese a Merlo di poterlo visitare.  

Dopo sette giorni di viaggio, il più grande palcoscenico della terra si spalancava agli occhi di Tobia con il suo spettacolo: piccole isole verdi circondate da un mare di dune; piste che si perdono in fondo al catino del cielo. Albe e tramonti irreali; come d’irreale sanno tutte le cose del Sahara, avvolte nel silenzio eterno.

    

Tobia uscì dal Sahara tutto frastornato. Non si sentiva più lui. Non capisco cosa mi sia capitato chiese a Merlo.

“Ora che possiedi nuove energie, e uno spirito diverso, sei pronto per affrontare domani un viaggio difficile.” gli rispose Merlo.”

Quella notte, oltre la linea scura dell’orizzonte, sotto un cielo senza stelle, Tobia vide illuminarsi le sagome di alti grattacieli.

Certamente domani Merlo mi porterà laggiù, sospirò felice, e cullato dalla luna, si addormentò.

 

Tobia aveva indovinato tutto e all’alba del nuovo giorno partì con Merlo per visitare le grandi metropoli della terra e tutto ciò che le circondano.

Grattacieli che toccano il cielo e nascondono le misere catapecchie che stanno ai loro piedi.  

Grandi palazzi e misere bidonville, capanne e tende, che commentano da sole le differenze sociali esistenti ancora nell’anno 2011.

 

Tobia, avvilito per le cose viste, volse lo sguardo al cielo e disse tra se: forse lassù non faranno differenze.

“Che cosa stai guardando?” chiese Merlo a Tobia.

“Osservo com’è grande il cielo, e mi chiedo se è possibile visitarlo.”

“Io non ho il brevetto di astronauta, però conosco Pappagallo, grande esperto della VaLa, che può portarci lassù con il suo <treno speciale>.”  

Pappagallo accettò la proposta, ma pose una condizione: “Prima dobbiamo recarci nell’Uzbekistan a Samarcanda dal sommo Ulugbek per consultare con lui il suo saggio <tabelle di stelle>, che scrisse nel 1400, e che contiene le coordinate di 1018 stelle: la migliore carta stradale dell’universo esistente ai giorni nostri.”

Ovviamente, Tobia e Merlo, accettarono con entusiasmo la proposta di Pappagallo, e con lui partirono subito alla volta di Samarcanda.  

Assunte tutte le informazioni possibili da Ulugbek e acquistate le tute spaziali, i nostri tre baldi astronauti partirono alla volta del regno dei cieli.

IL GRANDE INCONTRO

Dopo tre anni di girovagare nello spazio i nostri astronauti, si fermarono su un piccolo pianeta senza nome a riposare.  

Per fatale coincidenza, poco dopo, passò da quelle parti un veicolo spaziale ZeroG proveniente da Cape Canaveral in Florida (U.S.A.) con a bordo Gregorio. Il pittore, riconosciuto il gruppo dei suoi amici, ordinò al pilota di posare il veicolo al suolo accanto al treno di Pappagallo.

 

Tobia, fu il primo a correre in contro a Gregorio per abbracciarlo forte forte.

e chiedergli il motivo della sua venuta nello spazio.

“Nulla di particolare, mi mantengo in esercizio a pitturare con l’assenza di gravità." rispose Gregorio.

“Babbo, come sei bravo!” gli disse Tobia.

“Facciamo una foto ricordo di noi quattro assieme?”.

“Ok” risposero all’unisono Gregorio, Merlo e Pappagallo.

Pappagallo prese la macchina fotografica e azionò l’autoscatto.

Trenta secondi dopo, i nostri amici, furono immortalati nella foto di gruppo che Gregorio conserva, gelosamente appesa, nella sua bottega sul Naviglio Grande, 4 a Milano.

Ritornati sulla terra, i nostri astronauti, sciolsero il gruppo dopo essersi scambiati calorosi abbracci.

Merlo e Tobia si recarono con <l’aereo dei sogni> in Kenya.

Arrivati in Kenya, Merlo fece atterrare l’aereo nelle vicinanze di un grande albero che aveva a lungo osservato dall’alto.

“Perché ci fermiamo in questo posto ?” chiese Tobia a Merlo.  

“Questa è la sede dell’Università della saggezza elefantina.” “mi piacerebbe farti assistere alle lezioni sull’eguaglianza e sulle guerre che tiene il magnifico rettore Ugo ogni giovedì del mese, così potrai arricchire il bagaglio delle tue esperienze fatte durante questi viaggi.” Gli rispose Merlo  

“Grazie Merlo, accetto volentieri questa tua proposta, e sono sicuro che farà felice anche il mio babbo Gregorio.”

CONFERENZA PRESSO L’AULA MAGMA DELL’UNIVERSITA’

DELLA SAGGEZZA ELEFANTINA SUL TEMA <UGUAGLIANZA>

Tobia, interviene citando come simboli i <girasole> e le <zucche>.

I girasoli, ho notato che il cerchio dei loro semi assomiglia alla Terra, e che la corona di petali gialli, nella loro eguaglianza, rappresentano gli abitanti della Terra.  

Le zucche, tutte diverse tra loro per forma, colore e dimensione, hanno però lo stesso cuore e lo stesso sangue, e ciò dimostra che talvolta gli aspetti non sono uguali alle realtà.

CONFERENZA PRESSO L’AULA MAGMA DELL’UNIVERSITA’

DELLA SAGGEZZA ELEFANTINA SUL TEMA DELLE GUERRE

Tobia, interviene citando le riflessioni fatte da Bob Marley e da Jim Morrison sul tema delle guerre:

Bob Marley - “Finchè il colore della pelle di ogni uomo varrà più del colore dei suoi occhi, sarà guerra.”  

 

Tobia, completate le lezioni all’università, ringraziò il magnifico rettore Ugo, e ritornò con Merlo al luogo da dove erano partiti anni prima.  

“Perché hai scelto di ritornare in questo posto così vasto e solitario, non ti piacevano i luoghi affollati e rumorosi?” chiese Merlo a Tobia  

“Perché è il posto più bello che ci sia sulla terra, e qui voglio vivere per sempre.”, gli rispose Tobia.

“Guarda lassù tra i rami della mia pianta, c’è un nido speciale che ho fatto costruire per te, chi trova un amico trova un tesoro, ed io non voglio mai più separarmi da te.”  

“Grazie.” Gli disse Merlo con un sorriso grande come la circonferenza della terra. ”Ora salgo nel mio nido a farmi una doccia, buona notte amico mio.”


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