Per un pozzo d'acqua in Africa                                                                                                                                 

 REPORTAGE
  Viaggi


ROBERTO PARODI

Roberto Parodi rievoca, in questo suo libro, la storia della piante solitaria di Manuel e Falco.

TITOLO
SCHEGGIA, UNA STORIA DI MOTO E DI AMICIZIA
ROMANZO
AUTORE
ROBERTO PARODI


Tre amici milanesi, Scheggia, Accio e Ragno, si ritrovano al funerale di un loro caro amico, Fedro, morto in uno strano incidente mentre si trovava in Africa, da solo, in moto. Già, la moto, e nello specifico la Harley Davidson, era ciò che aveva cementato l'amicizia del quartetto, in tanti anni di viaggi, prima che ognuno prendesse strade diverse- e meno spensierate. E lì, davanti a quella bara, scatta un'idea pazza: partire di nuovo, insieme e senza esitazioni, lasciandosi tutto per un po' alle spalle, per portare le ceneri dell'amico nel luogo che amava di più <in fondo > al Sahara Algerino. Ne nasce un viaggio eccezionale, fitto di ricordi, di storie, di incontri e scontri, di amori, di avventure e disavventure. Un viaggio che cambierà i tre amici e alla fine del quale la moto, l'Harley, così inadatta ad attraversare il deserto, diventa simbolo di una libertà riconquistata e del desiderio di sognare ancora, anche quando sembra irragionevole.

Roberto Parodi, dopo aver fatto l'ingegnere meccanico e il banker, ha capito che la sua vita era scrivere. Da qualche anno sta cercando di recuperare il tempo perduto. E' giornalista, suona la chitarra e le sue passioni sono Chuck Berry, la letteratura beat americana e la motocicletta. Nonostante ciò ha tre figli e (ancora) una moglie.
Il suo sito Internet è: www.threepercenters.it
La sua E-Mail è: roberto.parodi@sgcib.com

CHIEDI ALLA STRADA

“Quando la tua vita sembra bloccata. Quando gli errori del passato sembrano ormai insormontabili. Quando ti ritrovi da solo…”

Scheggia è in crisi. È dalla parte sbagliata dei quarant’anni, ha avuto qualche successo come scrittore, ha diversi progetti, tutti un po’ in aria, ma non è riuscito a recuperare il rapporto con la moglie, e suo figlio Roy ormai va per la sua strada. Si sente in un vicolo cieco, e ogni tanto anche il corpo gli lancia messaggi preoccupanti. Non ha mai fatto davvero i conti con se stesso e sente che il momento è arrivato. Il luogo dove farli, però, non può essere la sua città, ma dev’essere ancora una volta la strada, anzi le strade, quelle dell’Africa, in sella alla sua moto. Questa volta Scheggia è da solo, diretto nel Mali, con il vago obiettivo di presenziare al mitico evento musicale del Festival au désert. In realtà quello che sta cercando è una risposta alla sua inquietudine, alla sensazione di fallimento e al bisogno di sentirsi ancora vivo. Quello che gli capiterà durante il viaggio – tra incontri eccezionali, avventure e disavventure, incidenti e rapimenti, chilometri e chilometri – lo cambierà per sempre: la strada, a suo modo, gli risponderà, e Scheggia, forse per la prima volta, non scapperà più.  

 

CUORE A DUE CILINDRI

E’ possibile sentirsi un motociclista, anche se si lavora in banca e si hanno tre figli? Cosa significa essere un biker? E soprattutto, perchè proprio con una Harley-Davidson? Tormentato da questi dilemmi esistenziali ed esasperato dai luoghi comuni che ammorbano l’immagine della motocicletta più affascinante al mondo, l’autore ripercorre la sua vita attraverso un libro su tutto ciò che ruota attorno all’ambiente biker italiano. Dalle castagnate della domenica al raid Milano-Dakar, dagli Hells Angels ai cumenda con l’Electra-Glide, un lungo viaggio attraverso gli ambienti e i personaggi che animano questo variopinto ambiente e lo rendono unico. Ma ci vorranno molti anni e migliaia di chilometri con pochi amici per capire i profondi significati della fratellanza dei bikers. 

Un libro che accompagna il lettore tra gli ostacoli e le tribolazioni per diventare un vero motociclista.

O almeno, per provarci.

"Ma il segreto della scintilla scoccata tra lui e quella Harley, stava altrove, annidato tra immagini di vecchi film, fotografie in bianco e nero, officine scure in fondo alle quali moto senza padrone cercavano disperatamente di resistere agli assalti del tempo e della ruggine.

Giubbotti di cuoio rovinati dall’uso, jeans sbiaditi e stivali impolverati, stazioni di servizio intraviste dai finestrini in mezzo alla pianura, lunghe file di motociclisti che sfilano nel buio in mezzo a paesi addormentati.

Tra l’eco di vecchie storie dove qualcuno ha bisogno di fuggire o di rincorrere qualcosa – forse la sua anima o il suo destino – e lo fa salendo su una moto e perdendosi disperatamente nella notte".

 

 

CONTROSOLE
Un padre che ha lasciato le certezze di un’esistenza sui binari, e anche gli affetti, per inseguire il sogno di una vita diversa. Un figlio adolescente chiuso nel suo mondo. Salgono insieme su una moto per affrontare un problema che si trova – forse – dall’altra parte del globo.  Lui, il ragazzo, vuole fare qualcosa di concreto, per la prima volta:  lui, il padre, vuole ricostruire il rapporto con quel figlio sfuggente.  Guidano per diecimila chilometri su una vecchia Harley che conosce le strade del mondo, attraversano un confine dopo l’altro, un paesaggio dopo l’altro, un popolo dopo l’altro – dall’Italia all’India, passando per la Turchia, l’Iran e il Pakistan.  E chilometro dopo chilometro si parlano, si incontrano, si avvicinano, imparano di nuovo a volersi bene.
Dopo Scheggia, accolto da un pieno successo di pubblico e di critica, Roberto Parodi torna “sulla strada”, con un nuovo romanzo che unisce il fascino del viaggio verso Oriente all’avventura dei sentimenti.

ALGERIA
Erg Orientale, D'Admer, Thiodaine, Tifernine

di Maddalena ( con il "contributo tecnico" di ugo r. )

Resoconto già pubblicato su www.sahara.it  e realizzato dall'associazione CAP 180°.


Ancora una volta studiamo la Michelin 741 per individuare il percorso che ci porterà a scoprire nuove mete nella zona orientale dell'Algeria. Alcune località previste non sono per noi nuove, avendole già raggiunte in precedenti viaggi, ma il tragitto è nell'insieme originale e stimolante. 
In poco più di due settimane esploreremo aree dai nomi mitici e che hanno fatto la storia dei viaggiatori sahariani.
Il nostro gruppo è costituito da una mezza dozzina di auto e tutti i partecipanti sono esperti conoscitori della guida su sabbia e dell'orientamento; questo faciliterà molto la nostra nuova avventura.
La partenza è da Genova il 16 ottobre ( 2010 ); la Splendid di GNV parte in perfetto orario e la traversata è tranquilla; il mare è calmo ed il clima particolarmente favorevole ci permette di trascorrere lunghe gradevoli ore sul ponte.
Arriviamo a Tunisi nel primo pomeriggio del giorno successivo ( anche l'arrivo, diversamente da molte altre volte, è all'orario previsto). L'uscita dalla dogana è veloce ed i controlli non presentano novità o particolari problemi. Veloce anche il trasferimento a Kairouan, dove pernotteremo all'hotel Kasbah; arriviamo in città con largo anticipo sulla tabella di marcia e quindi in tempo per fare un piccolo tour nel souk di questa bella ed antica città ( purtroppo la Grande Moschea apre solo la mattina e quindi non ci è possibile visitarla; non è peraltro molto grave in quanto abbiamo avuto modo di goderne la bellezza in altre precedenti occasioni ).
Il 18 ottobre è giorno di trasferimento verso l'Algeria. L'uscita dalla Tunisia è abbastanza semplice mentre l'ingresso in Algeria diventa sempre più impegnativo per l'intensificazione dei controlli in dogana; infatti, diversamente dai precedenti viaggi, i doganieri hanno perquisito con grande attenzione le vetture alla ricerca, oltre dei "soliti" cannocchiali, di radio, GPS, PC. Hanno persino verificato la corrispondenza del n. di telaio con quello dichiarato nei documenti di transito e verificati i soldi indicati nella dichiarazione di dogana. Superata la barriera si perde altro tempo alla gendarmeria, già in territorio algerino, per le necessarie pratiche burocratiche svolte dalla nostra Guida ( l'ottimo e tecnologico Moussah con il quale avevamo già in precedenza viaggiato ).

Finalmente alle 17 circa si può riprendere il viaggio e dopo pochi km di asfalto (circa 30) 
entriamo direttamente nell'Erg Orientale. Facciamo campo tra dunette ricoperte di cespugli. 
E' il19 ottobre. Dobbiamo raggiungere la vecchia "pista dei fortini"e per farlo attraversiamo una vasta area caratterizzata da grandi cespugli che rendono fastidiosa la guida. La pista è in parte insabbiata e coperta da dune "barcanate" ed insidiose. Lungo il tragitto attraversiamo una zona ricca di rose del deserto di varie dimensioni, ben visibili perché affioranti tra la sabbia (WP N 32° 39,669' E 7° 38,408'). Le dune cominciano a farsi importanti e ad offrire divertenti scavalcamenti. Al centro di una vasta gassa raggiungiamo il fortino della legione straniera "Bordj Bir Djedid" che, sopra l'ingresso, porta ancora la scritta "39° COMP MEHARI"( N 32° 33,558' E 7° 40,383' ).

Poco distante, a terra, si legge l'indicazione "BIR DJEDID", composta da pietre, che segnalava agli aerei la presenza di una pista d'atterraggio. Altro bellissimo campo tra le dune.

L'Erg Orientale si fa sempre più interessante: cordoni di dune mosse, separati da ampie gasse, a loro volta costituite da cunette di sabbia; procedendo verso sud le dune diventano ancor più maestose.

Riprendiamo la pista e raggiungiamo il fortino "Bordj Bir Lahracke" ( N 31° 59,795' E 8° 11,827').

Lì vicino si trova un accampamento di nomadi; gli uomini li salutiamo qualche km prima con la loro mandria, nel villaggio incontriamo le sole donne con bambini molto piccoli. 
I nomadi utilizzano il cortile del fortino come ricovero per il bestiame poiché il pozzo adiacente è ricco di acqua di buona qualità.

Dopo il fortino la pista si fa ben visibile; a tratti è come asfalto sbriciolato, a tratti è insabbiata. L'attraversamento dell'Erg continua tra pista e scavalcamenti di dune. Ci accampiamo tra le dune.

Il piano di viaggio prevede ora l'avvicinamento ad Illizi. Lasciamo il campo tra le dune per ritrovare quella che dovrebbe esser una strada "asfaltata". Si tratta invece di una striscia, di vecchio asfalto, ricca di buche e molto insabbiata, attraversata da insidiose barcane che ci porterà verso Deb Deb. Questa località si trova sul punto di confine tra tre stati: Algeria, Tunisia e Libia. Purtroppo per noi stranieri è frontiera chiusa. A pochi km di distanza, in Libia, c'è la mitica, ma da qui per noi irraggiungibile, Ghadames. Arriviamo quindi sulla N 53: abbiamo attraversato per intero l'Erg Orientale, con direzione nord- sud.

Per raggiungere Illizi passiamo da In Amenas dove possiamo ammirare, anche se solo dalla strada, le belle dune rosse per le quali è famosa ( in un precedente viaggio le abbiamo attraversate, ma ora questo non è più possibile a causa di precise disposizioni di polizia ). Facciamo campo a nord di Illizi dopo aver fatto riparare un pneumatico che avevamo forato sulla pista ( nella foto il "team meccanico").

Iniziamo la nuova giornata avendo quale primo obiettivo quello di arrivare ad Illizi dove dobbiamo aspettare i permessi della gendarmeria per proseguire il viaggio e raggiungere Djanet. 
Anche il tragitto su asfalto è interessante perché nella prima parte si attraversa una "nera pietraia infernale", poi si sale, attraverso un ripido percorso, una falesia formata da roccia all'apparenza molto dura, fino a raggiungere m1339 slm. 

La strada poi prosegue verso Djanet ed è molto rovinata con profonde buche e tratti in terra battuta. A Bordj el Haoues (Fort Gardel) ci tocca un'altra sosta alla gendarmeria, poi finalmente ripartiamo in direzione del Tassili n'Ajjer.
Usciti dall'asfalto torniamo nella sabbia per raggiungere le incantevoli e multiformi rocce del Tassili; è per noi un gradito ritorno !. 
Il benvenuto nel territorio ci è dato dalla tomba pre-islamica di Tin-Amal, una struttura circolare in ciottoli posta sulla parete quasi verticale. Ci addentriamo poi nel gradevole labirinto, formato da rocce dalle forme più varie: archi, pinnacoli, gare solitarie. 

Ci sorprende il buio mentre ci troviamo ancora tra le rocce, quindi l'uscita si rivela apparentemente difficoltosa, ma aiutata dal GPS e dalle mappe satellitari. Stanotte dormiremo a Djanet all'hotel Zeriba e non dobbiamo quindi preoccuparci di trovare un posto per il campo. Nel cortile dell'hotel-camping vivono, in apparente libertà, due gazzelle catturate nel deserto circa un anno fa.

Eccoci al 23 ottobre. Oggi si parte con calma da Djanet così c'è tempo per gli approvvigionamenti alimentari e per risolvere alcuni fastidi meccanici ( noi abbiamo sostituito l'ammortizzatore anteriore, un amico con un Land Rover ha nel frattempo risolto alcune noie all'impianto elettrico, altri ancora hanno riparato un paio di pneumatici.... nulla di grave ! ). 
Dopo aver percorso circa 140 km di asfalto entriamo nel Tadrart. All'inizio si percorre uno wadi brullo e polveroso contornato da basse falesie, poi si entra nello oued In Djerane lungo le rive del quale ci siamo soffermati ad ammirare pitture rupestri e graffiti. Le pitture rappresentano bovidi e figure umane, mentre i graffiti raffigurano elefanti e giraffe; alcuni sono veramente ben conservati. Sopra un masso staccatosi dalla scarpata dell'oued, si vedono strani disegni che potrebbero sembrare vegetali fossili, ma che in realtà sono concrezioni di manganese ( N 24° 3,105' E 10' 47,19' ).

L'oued che stiamo percorrendo è umido e ricco di varie specie di piante sia erbacee che a cespuglio, ma anche alberi molto verdi e freschi; questo è un "miracolo" del deserto dovuto al fatto che sia piovuto da poco ed abbondantemente 
Tra i vari arbusti si trova un albero chiamato "calotropice", il quale presenta grandi foglie, fiori e frutti, ma è velenoso sia per l'uomo che per gli animali; bisogna fare attenzione a non strofinarsi gli occhi dopo averlo toccato, come ci ha raccomandato la nostra guida Moussah.

Proseguiamo l'itinerario ed entriamo in una zona di sabbia rossa, dalla quale affiorano rocce isolate dalle forme bizzarre ed un arco particolarmente elegante, anch'esso isolato dal resto delle montagne ( N 24° 9,595' E 10° 54,447' ).

Arriviamo infine ai piedi della grande duna rossa di Tin-Merzouga ( N24° 17,35' E 10' 55,359') dove faremo il campo (anche la "duna di Merzouga" deve il suo nome, da quanto ci ha raccontato Moussah, alla persona che si dice abbia vissuto per molti anni con il suo gregge in quel luogo). Ci troviamo molto vicini alla Libia e dalla cima della duna dicono si veda la grande distesa dunosa del Murzuq ( ci fidiamo: noi siamo troppo stanchi e poco fisicamente dotati per andare a verificarlo... ).

Il giorno successivo torniamo per un tratto di strada sulle tracce del giorno precedente, lungo l'oued In Djerane, e quindi prendiamo per Moul Naga. 
Ci infiliamo in un grande canalone pochissimo frequentato ( N 24° 2,201' E 10° 54,283' ) che ci offre lo spettacolo di una serie di archi ed aperture nelle rocce circostanti. Arrivati al sito ci troviamo di fronte una grande duna da scavalcare. Dall'altra parte ci attende un paesaggio che ci pare racchiuda in sé altri deserti già visitati in Libia, in Egitto e nella stessa Algeria; un "riassunto" delle meraviglie ! Ci sono pinnacoli, gare, falesie, canyon e passaggi stretti che sboccano su ampie vallate. Negli wadi sono presenti solitarie acacie, cespugli verdi ed erba fresca.

Continuiamo verso sud e il paesaggio cambia, le montagne si trasformano in cumuli di pietre nere per finire poi in una pianura di ciottoli desolata, spazzata da un forte vento. Mentre ci portiamo verso Ali Dema il paesaggio cambia di nuovo e diventa composto da dune, gare rocciose ed ampie vallate che risultano essere paleosuoli. La guida ci accompagna in una di queste e ce la indica come area sacra; importante la presenza di ossa animali, punte di quarzo e di alcuni misteriosi percorsi paralleli orientati verso la cima ( N 23° 20,885' E 10° 38,519') forse legati ad antichi camminamenti. 

Arriviamo infine ai pinnacoli ed archi di Ali Dema dove facciamo campo.
Il 25 ottobre usciamo dal sito in direzione Erg d'Admer e il paesaggio si trasforma nuovamente in serir. Prendiamo per la balise "Berliet 22" (N 23° 59,281' E 9° 42,819') e la raggiungiamo dopo essere passati alla sinistra del jebel Tiska. 

Dopo circa 160 km raggiungiamo l'Erg, riusciamo a fotografare un fennec, ma preferiamo non entrare in pieno erg perché la sabbia sollevata dal vento forte impedisce la visuale rendendo inutilmente pericoloso il percorso. 
Puntiamo quindi direttamente al grande graffito della "mucca piangente" e poi per Djanet. Ci troviamo cosi ad avere parte del pomeriggio libero e ne approfittiamo per comprare piccoli regali nell'unico negozio Tuareg; avendo tempo a disposizione anche la trattativa sui prezzi è stata lunga, estenuante e.... divertente ! Dormiremo nuovamente all'hotel Zeriba.

Il giorno successivo comincia la salita verso nord. Dopo circa 100 km di asfalto, un po' nuovo e un po' rovinato da buche profonde, si devia su pista nel serir piatto con qualche gara qua e là. Dopo circa km 250 dalla partenza, appena fuori dalla pista, troviamo una serie di pietre disposte in perfette forme circolari con il relativo percorso di accesso; probabilmente una tomba preislamica, forse non molto conosciuta ( N 24° 38,29' E 7° 35,108' ). 

Proseguiamo verso nord per giungere all'Erg Thiodaine. All'inizio le dune sono basse e i loro catini ricchi di cespugli, poi più ci si addentra più diventano alte, fino ad arrivare ai piedi della montagna nera che sta al centro dell'erg; il monte Tiouririne alto m 1608. Intorno ad esso le dune sembrano quasi quelle del Murzuq. Facciamo campo sotto una grande duna ( N 25° 26,956' E 7° 4,222' ) ; nella sabbia notiamo una gran quantità d'impronte di gazzella.

27 ottobre. Seguiamo la direzione nord-est per uscire dall'erg. Prima attraversiamo un'ampia vallata (paleolago), poi affrontiamo una serie di dune difficili. Usciamo infine dall'erg per una lunga discesa con un dislivello di circa 200 metri ( N 25° 24,113' E 7° 6,964') e ci troviamo di fronte al jebel Tin Haberti. Lo costeggiamo tenendolo a destra ed avendo la catena di dune a sinistra, fino all'ingresso dell'oued Tin Aher che ci porterà fuori dal complesso roccioso. 
Cerchiamo l'ingresso dello wadi individuato a tavolino sulle carte satellitari ( Enrico lo aveva percorso in un viaggio precedente ) che non è conosciuto neppure da Moussah e che risulta essere nascosto da alte dune; confortati dal GPS aggiriamo una serie di improbabili percorsi e, finalmente lo individuiamo alla nostra destra ( N 25° 34,591' E 7° 0,927' ).
Ci infiliamo in quello che sembra l'estuario di questo antico fiume, proseguiamo nel canyon sassoso e particolarmente spettacolare per arrivare al pozzo Ahelledjem ( N 25° 34,615' E 7° 1,418' ); lì vicino c'è un rifugio per animali in pietra e, cosa straordinaria, un piccolo laghetto dalle acque rosse.

Dopo le foto di rito ( oltre alla solita sigaretta di... qualcuno ) andiamo avanti fino a raggiungere una grande duna che sbarra la gola chiudendoci la strada ( N 25° 38,132' E 7° 1,906' ); non possiamo fare altro che affrontare questo "muro di sabbia" .

Superato anche questo ostacolo continuiamo la marcia non senza il fastidio creatoci da innumerevoli cespugli che ci ostacolano la guida; superiamo agilmente anche i grossi massi che complicano il passaggio in fondo al oued. 
Finalmente arriviamo in un'ampia vallata dove troviamo un piccolo cimitero islamico, forse di nomadi, dove una delle pietre che costituiscono il perimetro tombale è in realtà una bellissima macina ( N 25° 42,448' E 7° 2,458' ) .

Dopo un passaggio stretto tra le rocce, si deve salire un passo, il cui fondo è costituito da grandi pietre, che costeggia il jebel Amezrok per arrivare in una pietraia sconfinata; per fortuna la pista da seguire è ben tracciata e possiamo quindi rilassarci. Per il campo troviamo un piccolo oued con sufficiente sabbia.( N 26° 2,763' E 6° 33,446' )

La mattina successiva usciamo finalmente dalla pietraia ed imbocchiamo un'altra serie di wadi sabbiosi abitati da un gran numero di asini, dove si trovano cespugli e alberi d'acacia verdi e rigogliosi. Contro i tronchi, fino ad oltre un metro da terra, ci sono agglomerati di rami secchi e detriti come dopo una grande alluvione ( nelle scorse settimane deve essere piovuto parecchio ! ). 

Proseguiamo in direzione nord sino a scorgere, in lontananza, l'Erg Tifernine. L'ingresso all'erg è in corrispondenza di un passo caratterizzato da dune abbastanza impegnative e rocce. Ci troviamo quindi in una grande valle con a destra una catena montuosa ( il Djebel Essaoui Mellene ) e a sinistra le grandi dune dell'erg, che costeggiamo in direzione nord. Ai piedi delle dune, come se ci trovassimo lungo le rive di un lago, vediamo numerosi manufatti: macine, pestelli e cocci di antiche terrecotte. Lungo il tragitto incontriamo anche una carovana di nomadi con una grande mandria di cammelli ( ad un cammelliere regaliamo, su sua esplicita richiesta, un paio di ciabatte ed una felpa....ben poca cosa ma molto apprezzata ). 

Facciamo campo nel centro della valle ( N 26° 59,295' E 6° 48,522' ).

Il 29 ottobre proseguiamo costeggiando l'erg fino a raggiungere il passo tra le dune che ci porta alla montagna nera di Khannfoussa ( N 27° 32,892' E 6° 46,994' ). Si vede ancora in parte la vecchia pista asfaltata e cerchiamo in tutti i modo di individuare e seguire le balise in quanto abbiamo un preciso obiettivo; dopo qualche zig-zag e senza avere con noi il punto preciso arriviamo finalmente alla balise con la targa ricordo posta dalla sua famiglia in memoria di Manuel Rumi ( N 27° 36,824' E 6° 42,088' ). In quel luogo Manuel fu ritrovato, ormai privo di vita, accanto alla sua moto. Si tratta di una triste storia di cui tutti i viaggiatori sahariani conoscono il doloroso epilogo. (www.manuelrumi.org/falco
Facciamo una sosta e ci soffermiamo a riflettere ......



Usciti dall'erg continuiamo in direzione nord verso la pista d'Anguid e quindi verso Bordj Omar Driss. Prima della città decidiamo di aggirarla tenendoci a ovest in modo da scoprire la importante falesia che la sovrasta. Cerchiamo un passaggio accessibile e saliamo pensando poi di uscire sull'asfalto qualche km più a nord della città. Ci riusciremo dopo un lungo, tortuoso, ma interessante nuovo tragitto e dopo aver modificato il percorso studiato sulla satellitare a causa di un campo minato che ci sbarra la strada lungo lo ouadi Anakani ( N 28° 18,728 E 6° 43,469 ' ). 
Stasera ultimo campo tra le dune, da domani solo asfalto.

Il 30 ottobre è solo di trasferimento: il passaggio in dogana è abbastanza lungo in entrambe le frontiere, per fortuna si dorme a Nefta in albergo.
Il giorno dopo la solita lunga corsa verso La Goulette e l'ormai tradizionale orata alla griglia. Purtroppo la partenza della nave è ritardata di 6 ore; la nostra nave GNV deve lasciare posto per l'arrivo in porto della Carthage.......

1 novembre. Sono le 8 di sera e arriviamo a Genova ancora un po' di pazienza e saremo a casa. Peccato però che sia già finita ! 
Alla prossima, se Dio vorrà....

Totale km. percorsi 5900 di cui oltre 2.500 in fuoristrada tra sabbie, gassi, roccia, serir e piste .
Le tracce di questo percorso sono inutili in quanto questo viaggio è stato in gran parte "inventato" giorno per giorno in base alle esigenze del gruppo, alle condizioni del tempo, alla voglia di scoprire nuove opportunità e grazie alla disponibilità in tal senso di Enrico e di Moussah.

TUNISIA
Quel fanciullo che viaggiava con noi tra la polvere dei deserti

Carissimi,
E’ da tanti anni che vi seguo poiché  nell’88 c’ero anche io tra i tanti appassionati motociclisti  che con pochi mezzi ed una smisurata passione passavano le notti a sognare l’ Africa e a preparare le moto per l’ Avventura...
Avevo anche io una moto Yamaha come quella di Manuel e provavo e provo le stesse Sue sensazioni…. 
Ho letto talmente tante volte il suo libro che ormai e tutto annotato e vissuto…

Sono passati tanti anni ma il ricordo e l’emozione sono sempre le stesse, nonostante 55 primavere e tre figli .
Ho viaggiato per molti posti nel mondo ma non riesco a provare le stesse emozioni se non dall’alto delle dune algerine o di Merzouga o nel silenzio dei deserti.

Ed a distanza di anni quel fanciullo che viaggiava con noi tra la polvere dei deserti, delle gole e dei luoghi ignoti e remoti è ancora vivo e ribelle.

Scusatemi l’introduzione “ poco convenzionale “ ma volevo solo farvi capire che vorrei poter dare qualcosa ad un Progetto che ritengo magnifico e che ci da’ modo di ricambiare in piccola parte la magia e le meraviglie dei posti che hanno spinto Manuel e tanti come lui a perseguire e coronare il suo sogno…

L’articolo sul Corriere di ieri mi ha fatto riemergere vecchi ricordi ed … eccomi qui… 

Quindi…  a parte la donazione che vorrei fare volevo capire se c’era anche un altro modo di poter vivere in modo più’ profondo questo grande progetto di speranza , che come una goccia nel mare del bisogno ha fatto germogliare mille “ Piante solitarie”.

Mi piacerebbe incontrarvi ed approfondire la cosa, se mi dite quando vi riunite e dove vi vengo a trovare…se posso essere utile vedremo…

E intanto un grandissimo Grazie per avere saputo tramutare i nostri sogni in una vera prospettiva per tanti che soffrono.

Franco Veroni

Tunisia
Manuel con gli amici varesini


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