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VOLONTARIATO A FAVORE DEGLI EMARGINATI



Siamo a disposizione di tutti coloro che svolgono attività di volontariato a favore degli emarginati, con particolare riferimento ai detenuti reclusi nei carceri italiani, per promuovere iniziative atte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’emarginazione.
Mettiamo, inoltre, a disposizione gratuita, di tutti coloro che perseguono le nostre finalità sociali i lavori realizzati dal nostro "Piccolo Laboratorio" per incontri socio-culturali sul tema dell'emarginazione.
Questi lavori sono presentati nella pagina PICCOLO LABORATORIO:

Voci da un carcere

Mario Rumi
(Da: L’Eco del silenzio – piccole storie nate tra le mura di un carcere – a cura di Gabriele della Torre e Mario Rumi – Edizioni Gruppo Abele – Torino 1997)

“Sta per finire l’estate e non ancora visto
nel cielo un volo di rondini, né una farfalla
posarsi sul prato arso del lager.”
(dal diario di una bambina ebrea internata a Mathausen)

Una culla in carcere
Caro Emmanuele:
È vero! Il destino ti ha spalancato
Le porte della vita in carcere.
Per tre anni avrai solo l’amore e le cure
Di tua madre.
Questo non può togliertelo nessuno.
La tua culla, tra le sbarre di una cella:
senza cielo e senza stelle
senza sole e senza luna
senza mari e senza monti
senza laghi e senza fiumi
senza alberi e senza uccelli
senza prati e senza fiori.
I tuoi piedini calpesteranno solo
Un freddo pavimento.
Niente tocchi di campane
Niente frastuono di città
Niente grida di bambini.
Solo silenzio, rotto da rumori di chiavi,
che aprono la porta sul cortile d’aria,
una colata di cemento grigio
sulla quale non si posano le farfalle.
A modo mio credo nel Signore,
e pregherò per te.
Tra pochi giorni un Piccolo Bambino
ti terrà compagnia.
Ti porterà dei balocchi e da parte mia
un grosso bacio.

Jan
( Da: L’Eco del silenzio – piccole storie nate tra le mura di un carcere – a cura di Gabriele della Torre e Mario Rumi – Edizioni Gruppo Abele – Torino 1997)
Natale 92
Buio profondo
notte
preludio
ritorno magico
di millenni.
Scruto il cielo
tra le sbarre
nessuna cometa illumina la via
nessuno reca doni.
Un misero calorifero spento
sostituisce
il bue e l’asinello
non v’è ombra di mangiatoia.
eppure non v’è luogo
migliore per amarlo.

Queste Sbarre Cantano
Sartorelli ( Da: L’Eco del silenzio – piccole storie nate tra le mura di un carcere – a cura di Gabriele della Torre e Mario Rumi – Edizioni Gruppo Abele – Torino 1997) Queste sbarre cantano
Ho imparato ad ascoltarle
Cantano canzoni antiche
Pagane sacre barbare
Cantano la vita
Raccontano quella consumata
Profetano il domani
Decorano di saggezza il presente
Se si sanno ascoltare
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Io le odo anche parlare
Chiacchieriamo e parlano
Come parlano quando parlano
E sono serie
Ma sanno pure scherzare
Essere ironiche, far conferenze
Si fan largo con paradossi
Mi fanno pensare
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Sono rare, invisibili
Inudibili ai prigionieri
Le scoprono
Gli esseri liberi
Io, nato prigioniero,
Sarò libero
Forse già lo sono
Me l’han confidato
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Sono trampolino
Per gocce di pioggia
Si tuffano sul viso, vi nuotano
Sembrano lacrime. Lo sono?
Le sbarre cantano
A volte intonano si
Altre, parlano di gemme
Genitrici di fiori, da offrire
Alle sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Mi porgono il sole
Che asciuga i piatti
Che fa vivere i fiori
Belle
Le sbarre che cantano
Incorniciano le albe, i tramonti
Esaltano le stelle
Me le fanno sfiorare
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Generose, si regalano
Mi donano sempre
Qualcosa
Per ogni ora giornata notte
Settimana mese anno
Per anni
Tanti
Sono prodighe
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
le guardo, le ascolto
Io le imprigiono
Le inchiodo in quel varco
Nel muro
Da li non se ne vanno
Mi fanno anche pena
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Sono troppo cattivo?
Egoista o indifferente?
Non le lascio partire
Seguire una loro via
Però concedo di cantare
Per me, per chi vuole ascoltare
Le sbarre che cantano
Queste sbarre cantano
Le porterò con me
Con la nostra ruggine
Del tempo trascorso
Insieme
Le sbarre che cantano
Non finiranno
In fondo al pozzo,
Le fonderò col calore
Del cuore,
Ne farò medaglie
Per i bimbi,
Ci giocheranno
A testa o croce,
E vinceranno, sempre
Sono fatati quei balocchi,
Nati
Dalle sbarre che cantano
Fusi
Con l’amore.

LACRIMA DI CRISTALLO
Tommaso
(Da: L’Eco del silenzio – piccole storie nate tra le mura di un carcere
a cura di Gabriele della Torre e Mario Rumi – Edizioni Gruppo Abele – Torino 1997)
Non piangere per un amore perduto
e non disperarti pensando a lei
perché sarà più difficile dimenticarla
non sfogliare nel tuo cuore le pagine dei momenti felici,
ma strappa il diario dei tuoi ricordi
brucialo lasciando il fumo al vento,
perché lo porti via e lo disperda
chissà quanti altri come me
lasceranno sotto l’albero dei ricordi
una lacrima di cristallo.



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